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L'ultimo negozio Blockbuster: un brindisi al rituale della videoteca

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L'ultimo negozio aperto si trova in Oregon. E un produttore di birra ha pensato di celebrarlo, insieme al passato che rappresenta con la Blockbuster Beer. Ecco l'omaggio a un simbolo del passato per gli amanti del cinema.

Blockbuster: ecco la birra che omaggia l'ultimo negozio USA 10 Barrel Brewing Co.

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Ne resterà solo uno... E così è stato.

L'ultimo negozio della catena Blockbuster rimasto aperto in tutti gli Stati Uniti (nella cittadina di Bend, in Oregon, per la precisione) si è guadagnato un'edizione limitata della birra 10 Barrel Brewing.

L'annuncio è arrivato dallo stesso produttore, che ha postato una foto della birra con etichetta rigorosamente blu e gialla - i colori ufficiali di Blockbuster - e ha annunciato un party presso la videoteca sopravvissuta all'ecatombe che ha fatto fallire tutti gli altri negozi negli USA e nel mondo.

Alla tua salute!

La birra Blockbuster è un modo per brindare alla sopravvivenza del negozio di Bend, ma soprattutto l'occasione per dire addio, brindando, a un rituale.

Prima della TV on demand, prima della pay per view e dei canali satellitari, c'era la videoteca.

Il venerdì o il sabato si andava da Blockbuster - o in uno dei molti altri negozi simili sparsi in tutte le città del mondo - per scegliere "i film per il weekend".

In principio erano le VHS. Io avevo un Beta con il caricamento superiore, ed ero fra i pochi del quartiere. Iniziai a collezionare film registrati dalla TV, rigorosamente "in diretta" togliendo le pause pubblicitarie, ma il piatto forte erano gli inediti.

Quelli che in TV non arrivavano perché erano troppo scandalosi (parliamo degli anni '80...), o perché ci volevano molti mesi - se non anni - prima che un titolo uscito in VHS venisse trasmesso dalla TV generalista. L'unica che esisteva all'epoca.

Il pellegrinaggio del sabato in videoteca era il nostro modo di stare al passo con il cinema.

La determinazione a passare il fine settimana incollati al televisore.

La croce e delizia di correre fra gli scaffali per accaparrarsi l'ultima novità. Quella tanto attesa. Appena arrivata... E prontamente già esaurita.

Un altro mondo

Il concetto di videoteca, oggi, è diventato obsoleto. Tempi e spazi della fruizione cinematografica e televisiva si sono rivoluzionati, il crollo di Blockbuster e di tutti i suoi cugini è stato inevitabile.

Ma Blockbuster, a differenza della videoteca anonima che aveva aperto anni prima, aveva qualcosa in più.

Moltissime copie delle novità più attese, cosa rarissima nelle altre videoteche. 

Un fiorente mercato dell'usato, con vendita di titoli nuovi ma soprattutto di ex noleggio, in VHS e in DVD, che ai più attenti consentiva di portare a casa titoloni a poco prezzo.

E, naturalmente, tutto il corollario: il popcorn al caramello, introvabile in qualsiasi altro posto, le bibite già fredde, le pizze surgelate, le confezioni giganti di noccioline e cioccolatini.

E poi le action figures, i gadget, i pupazzi.

Entravi in un negozio Blockbuster - affollatissimo per tutto il weekend - fiondandoti verso lo scaffale delle novità.

Se non era rimasta nemmeno una copia da noleggiare, speravi nei titoli restituiti presso la "buca", che si usava per riconsegnare durante gli orari di chiusura. E chiedevi al paziente commesso di controllarli per te.

Dopodiché, giravi fra gli scaffali con i generi, alla ricerca di chicche inedite. Mezz'ora dopo, ti mettevi in fila in cassa, armato di film, popcorn, bibite e piatti pronti surgelati.

Il microonde, il lettore DVD e il calore della tua casa, nelle fredde e piovose serate invernali, ti aspettavano.

Un negozio BlockbusterHDCreative Commons / Wikimedia
Un negozio della catena Blockbuster

Rituali

Settimana dopo settimana, per te e la maggior parte dei tuoi amici, il rituale era sempre lo stesso.

L'appuntamento in videoteca era lungo, meditato, spremuto fino all'ultima goccia: era il paradiso degli amanti del cinema. L'unico esistente, all'epoca, oltre alle sale cinematografiche.

All'inizio c'era un limite di noleggio: tre titoli. E vi assicuro che non era facile scegliere quali, fra i molti altri film che avresti voluto vedere (e non avevi altro modo per farlo) avresti dovuto posare e tenere da parte per la volta successiva.

Poi, proprio grazie a Blockbuster, l'attesa liberalizzazione: potevi portarti a casa anche 10 film per due giorni. 

Seguivano: corse a perdifiato per la restituzione entro il giorno stabilito, pena il pagamento della tariffa extra ma soprattutto il disonore.

Riportare in ritardo i film equivaleva a non sapersi organizzare per il rituale della visione domestica, ed era grave.

Non saprei dirvi quante volte ho preso la macchina a mezzanotte meno un quarto per arrivare in tempo a riconsegnare il film, imbucandolo (si diceva così) all'ultimo minuto.

Blockbuster era, in un mondo in cui i supermercati e tutti gli altri negozi erano chiusi la domenica e durante i giorni festivi, l'unica oasi.

Era sempre aperto. E, anche se non volevi un film, era l'unico modo per procurarti una deliziosa vaschetta di gelato.

Blockbuster era il simbolo - capitalista, certo, e criticabile per molte delle sue politiche aziendali, ma pur sempre un simbolo - per gli amanti del cinema.

Che si incontravano, si scambiavano consigli e informazioni, stringevano amicizia fra gli scaffali.

Amicizie che durano anche oggi. Quando Blockbuster, e tutto ciò che rappresentava, appartiene a un mondo che non esiste più.

Almeno un brindisi con la birra a tema, quel mondo e tutti i suoi ricordi, se lo meritano...

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