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Jennifer Kent, unica regista donna a Venezia 75, insultata dopo la proiezione del suo film

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Oltre che per gli sfavillanti red carpet e i film in concorso, Venezia è sulle prime pagine dei giornali anche per un vergognoso episodio accaduto in Sala Darsena: insulti sessisti a una regista.

Jennifer Kent a Venezia Getty Images

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Jennifer Kent  è l’unica regista donna in concorso alla 75esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Quello che è accaduto al termine della proiezione del suo film è davvero vergognoso e increscioso e getta una luce sinistra sugli “accreditati” italiani che assistono alla rassegna.

Jennifer Kent è autrice del dramma-thriller-horror The Nightingale, che racconta la vendetta sanguinosa di una donna contro chi le ha fatto del male, violentandola e uccidendo la sua famiglia.

Il rape-revenge movie è ambientato nella Tasmania del 1875 e la protagonista, l’irlandese Clare, che da detenuta ha dovuto subire orrendi soprusi dai soldati, è decisa a ristabilire una forma violenta di giustizia. Nel cast troviamo Aisling Franciosi e Sam Claflin.

Il film della Kent, già regista di Babadook, è stato proiettato in Sala Darsena ma, al termine, quando è apparso il nome della cineasta sui titoli di coda, in sala si è levato un urlo sessista con voce maschile: “Vergogna, p***, fai schifo”.

Per quanto il film possa essere più o meno apprezzabile, in senso ovviamente critico, l’insulto non fa che pensare all’amaro paradosso, visto che un film di vendetta di una donna maltrattata non ottiene altro che l’urlo che inneggia al massacro verbale, figurato, ma pur sempre un massacro).

Una scena di The NightingaleAlco Film Corporation
La protagonista di The Nightingale

L’increscioso episodio è stato riportato da diverse testate, da Variety a Il Fatto Quotidiano.

Il responsabile è un giovane regista torinese, regista classe 1998.

È stato proprio lui, Sharif Meghdoud, a rivendicare il gesto su Facebook (in un post già rimosso)

Ci metto la faccia […] sono stato io a gridare il deplorevole insulto ieri sera. […] Il mio gesto di ieri è da condannare per la sua natura estremamente esplicita e offensiva.

Ma Shiva Produzioni, a cui si appoggiava, ha fatto sapere di avergli revocato la collaborazione.

Ieri è accaduto un fatto terribilmente increscioso. Alla Mostra del cinema di Venezia, una volta conclusasi la proiezione di The Nightingale di Jennifer Kent, dalla platea qualcuno ha gridato gravi insulti indirizzati alla persona della cineasta. Insulti particolarmente squallidi e odiosi, in quanto caratterizzabili come sessisti. Il responsabile di tale gesto, per sua stessa ammissione, è risultato essere il signor Sharif Meghdoud, presente per l’occasione come accredito stampa di Shiva Produzioni. Shiva Produzioni è costernata per l’accaduto: un fatto vergognoso che non la rappresenta minimamente, e che ha gettato nello sconforto e nella vergogna tutta la redazione. Producendo quale primo effetto l’immediato allontanamento del signor Meghdoud dalla testata, congiuntamente alla cancellazione di TUTTI i suoi contributi, a partire da quelli relativi alla 75esima edizione della Biennale del cinema di Venezia.

E, dal proprio profilo Twitter, la Biennale ha fatto sapere di avergli revocato l’accredito.

Ieri sera in Sala Darsena è avvenuto un fatto deplorevole per il quale La Biennale di Venezia ha provveduto all'immediato ritiro dell'accredito stampa del responsabile.

Anche Jennifer Kent è stata interpellata riguardo il vergognoso insulto e ha risposto pacatamente.

Credo che di fronte a queste proteste violente bisogna reagire con compassione e amore, unica formula, secondo me, verso l'ignoranza. E oggi amore e compassione sembrano difetti. Vorrei avere altre mie colleghe con me ora. Finché non ci sarà una parità di genere e un vero equilibrio le cose non andranno bene. Ma va detto che ci sono anche altre discriminazioni nel cinema: ad esempio verso i cineasti aborigeni, i neri e chi non ha un ben definito genere sessuale. Insomma la strada da percorrere è lunga.

Inutile pensare ai movimenti #MeToo nel frangente di una cosa così grave, che mostra che la strada percorsa non è stata così determinante, che il retroterra culturale è ancora (troppo) forte e influente e che, forse, gli accrediti del settore andrebbero consegnati in modo più controllato.

Che ne pensate?

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