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Dragon Quest XI - Echi di un'Era Perduta, la recensione: un fantasy classico per un JRPG imperdibile

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Longevo e accattivante, Dragon Quest XI - Echi di un'Era Perduta fa della classicità il suo punto di forza, imponendosi come il miglior titolo della serie. La nostra recensione.

I protagonisti di Dragon Quest XI Square Enix

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Se siete amanti degli JRPG, i videogiochi di ruolo giapponesi, nella vostra vita da gamer vi sarete più volte imbattuti nelle due serie più famose di questo genere: da una parte Final Fantasy, diventata nel corso dei decenni sempre più adulta e matura, sia nei toni che nella caratterizzazione dei protagonisti; dall'altra Dragon Quest, con il design dei personaggi curato al papà di Dragon Ball Akira Toriyama e un approccio a metà tra un anime fantasy e una fiaba. Proprio di quest'ultima è da poco disponibile nei negozi l'undicesimo capitolo, Dragon Quest XI - Echi di un'Era Perduta, arrivato da noi circa un anno dopo lo straordinario successo riscosso in Giappone.

Per scoprire se è valsa o meno la pena aspettare tutto questo tempo per giocare il titolo, non vi resta che leggere la nostra recensione, resa possibile grazie a una copia stampa del gioco per PlayStation 4 inviataci dalla divisione italiana di Square Enix.

Un fantasy di stampo classico

Tenendo fede a quello che è sempre stato l'animo delle serie, l'undicesimo capitolo di Dragon Quest ci presenta un'avventura fantasy di stampo classico, con un canovaccio narrativo non particolarmente originale - almeno inizialmente - ma ricco di umanità e pathos.

Raggiunta la maggior età, un orfano cresciuto in un piccolo villaggio rurale decide di intraprendere un viaggio alla scoperta della verità sul suo passato, in qualche modo legato a un'antica leggenda che lo vorrebbe come la reincarnazione del Lucente, un eroe destinato a combattere il male. Durante il cammino a lui si uniranno un nutrito quanto bizzarro gruppo di personaggi, ognuno dei quali dotato di una personalità ben delineata che si rifletterà anche nel loro stile di combattimento.

È quasi un peccato dover constatare come l'anello debole di questa allegra brigata, di cui i membri più riusciti sono la giovane maga Veronica e l'eccentrico giullare Sylvian, sia proprio il suo leader, il protagonista del gioco, monoespressivo e alquanto standard nella sua caratterizzazione.

Nonostante ciò la sua storia, una parabola che dopo un inizio personale e chiuso acquista un sapore sempre più universale, riesce a incollare allo schermo per tutta la durata della campagna principale - parliamo di circa 80 ore, un'eternità - e oltre, grazie anche a numerosi intermezzi filmati e a un buon adattamento dei dialoghi in italiano affiancato al doppiaggio in lingua inglese.

Un gameplay nel rispetto della tradizione

I protagonisti durante lo scontro con un mostroHDSquare Enix

Se l'incipit della trama è quanto di più classico si potesse pensare, anche a livello di gameplay l'undicesimo capitolo della saga di Dragon Quest si muove nel solco della tradizione, lasciando invariate le meccaniche principali ed apportando soltanto alcuni piccoli accorgimenti per rendere l'esperienza di gioco più fresca e adatta ai nuovi giocatori. La maggior parte di essi riguardano il sistema di combattimento, tornato a essere a turni dopo la variante musou degli spin-off Heroes.

Innanzitutto potrete stabilire se comandare in prima persona la vostra squadra o delegare la gestione dei componenti di supporto all'intelligenza artificiale, che deciderà al posto vostro quali attacchi o magie fargli eseguire. Pur non influendo minimamente sul risultato finale, durante gli scontri avrete inoltre la possibilità di far spostare sul campo di battaglia i vari personaggi, infondendo maggior dinamismo alla contesa e donandogli un aspetto più naturale.

Da sottolineare, poi, come tutti e otto i membri del vostro team guadagneranno punti esperienza alla fine di ogni combattimento, indipendentemente da quali tra essi deciderete di schierare. Questo vi garantirà di avere un party sempre ben equilibrato senza dover per forza lasciare indietro qualcuno.

Vera e propria novità di Dragon Quest XI è invece lo status Pimpante, una condizione temporanea che si attiva in maniera del tutto casuale, aumentando le caratteristiche di un personaggio e consentendogli di sferrare colpi speciali.

Come ogni gioco di ruolo che si rispetti, ogni personaggio può infine contare su talenti unici collegati al proprio background, sbloccabili utilizzando i punti abilità in una sorta di scacchiera ad albero. Per quanto riguarda invece armi, tenute e oggetti magici, essi possono essere trovati nel corso dell'avventura, acquistati nei negozi o creati grazie ad apposite ricette nella Forgia. Ma attenzione: a secondo del tipo di battitura scelto, le loro statistiche cambieranno drasticamente.

Un mondo vivo, gigantesco e bello da vedere

Il protagonista di Dragon Quest XI a cavalloHDSquare Enix

Data la longevità del titolo, era scontato che la mappa di Dragon Quest XI sarebbe stata estremamente vasta. In pochi si sarebbero però aspettati che il mondo di gioco fosse anche vivo, pulsante e, soprattutto, visivamente maestoso. Ogni cittadina che ci troveremo a visitare ha infatti una propria e distinta personalità, con elementi unici e tanti personaggi con qualcosa da raccontare.

La grandezza della mappa ha portato gli sviluppatori ad introdurre nel gioco lo spostamento per mezzo di animali e creature, la possibilità di saltare e arrampicarsi su tetti e il sistema degli accampamenti, luoghi di ristoro in cui potremo riposare e salvare la partita.

Sul fronte tecnico, l'undicesimo capitolo della saga è un degno rappresentante dei videogame legati all'ultima generazione di console: sfoggia colori brillanti, un'ottima modellazione 3D di personaggi e ambienti e animazioni dei combattimenti fluide e belle da vedere. Il tutto condito con l'iconico stile grafico di Akira Toriyama, una garanzia per storie di stampo fantasy che alternano frequentemente momenti comici ad altri estremamente drammatici.

Il verdetto di MondoFox

Dragon Quest XI - Echi di un'Era Perduta porta uno dei più famosi franchise JRPG nel 21° secolo, e lo fa con un gioco capace di appassionare i nuovi fan e coccolare gli estimatori di vecchia data, facendoli sentire a casa.

Una casa che, grazie a una trama lunga e avvincente e a un comparto tecnico in linea con i tempi, può dirsi il punto più alto raggiunto dall'intera serie. Un mix perfetto tra innovazione e tradizione che sarà molto difficile da superare.

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