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Le cellule staminali scheletriche in grado di ricostruire le ossa

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Un gruppo di ricercatori dell'Università di Stanford ha individuato le cellule staminali scheletriche, in grado di ricostruire le ossa dopo una frattura e non solo.

Scienziati al lavoro sulle staminali scheletriche Getty Images

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I ricercatori dell’Università di Stanford hanno identificato cellule staminali dello scheletro umano capaci di rigenerare ossa e cartilagine. Queste staminali possono essere isolate nelle ossa e potrebbero essere utilizzate nelle cure delle fratture o di malattie come l’artrite o l’artrosi.

Se si arriverà a impiegarle in medicina, si farà davvero un importante passo avanti per rendere meno traumatiche le fratture e per ridurre i dolorosi effetti collaterali delle malattie delle ossa.

Frattura manoPixabay

La rigenerazione scheletrica è fondamentale per esseri umani e animali. Purtroppo, però, questa capacità rigenerativa diminuisce con l’età. A un certo punto cioè il corpo umano non è più in grado di rigenerare la cartilagine consumata dagli anni e dall’uso. Gli uomini e i topi non sono così fortunati come alcuni anfibi, i tritoni, che conservano questa capacità rigenerativa dell’apparato scheletrico per tutta la loro esistenza.

Gli scienziati di Stanford sono riusciti a isolare le cellule staminali scheletriche dopo una lunga ricerca, basata sulla comparazione con quelle dei topi. Hanno così stabilito che si tratta di una cellula auto-rinnovante che è capace di produrre i progenitori di osso, cartilagine e stroma (tessuto connettivale).

Studiare le differenze e le somiglianze tra le cellule staminali scheletriche dell’uomo e quelle del topo consentirà agli scienziati di capire anche come mai le ossa umane siano più dense e più grandi. Non è questo, però, lo scopo principale dei ricercatori. Il loro obiettivo è utilizzare le staminali scheletriche in medicina. Uno dei ricercatori ha chiarito, per esempio, che potrebbero essere impiegate durante un esame come l’artroscopia. Di cosa si tratta? Di un esame che utilizza uno strumento detto artroscopio, che viene inserito nella cavità dell’articolazione tramite una piccola incisione. L’atroscopio illumina cioè l’articolazione e consente di analizzare la cartilagine danneggiata. Ebbene, durante l’esame si potrebbero prevedere delle iniezioni di cellule staminali scheletriche per trattare proprio la cartilagine danneggiata.

Al momento questo impiego delle staminali scheletriche è la speranza che i ricercatori si augurano di poter concretizzare. Saranno necessari, però, ancora degli anni perché l’importante scoperta possa essere utilizzata in campo medico.

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