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Shadow of the Tomb Raider, la recensione: l'epica conclusione di un rilancio azzeccato

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La rinascita videoludica di Lara Croft trova il suo epilogo nel violento e oscuro Shadow of the Tomb Raider, disponibile per console e PC. La nostra recensione.

Shadow of the Tomb Raider Square Enix

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Era il 2013 quando Square Enix incaricò i ragazzi di Crystal Dynamics di rilanciare il personaggio di Lara Croft, forse l'eroina più famosa del mondo dei videogiochi, capace con le sue avventure per la prima PlayStation - ora di ritorno in versione mini - di conquistare un'intera generazione di videogiocatori.

Al contrario dello storico Tomb Raider del 1996, che aveva per protagonista una Lara già adulta e addestrata all'azione, per questo reboot si è scelto invece di concentrarsi sulle origini del personaggio, mostrando il percorso che ha portato una giovane e inesperta archeologa a diventare una donna pronta a tutto pur di saziare la sua sete di conoscenza, inclusa quella sul proprio passato.

Dei tre capitoli su cui si dipana questo viaggio iniziatico, Shadow of the Tomb Raider è sicuramente il più oscuro e violento, una discesa verso gli inferi che conclude coerentemente il percorso evolutivo del personaggio e porta l'intera saga a un livello superiore. Anche se non tutto può dirsi completamente riuscito.

Grazie a una copia stampa per PlayStation 4 concessaci dalla divisione italiana di Square Enix abbiamo avuto modo di testare in lungo e in largo il gioco, completando la trama principale e molte delle missioni facoltative. Eccovi dunque la nostra recensione.

Un epilogo oscuro e catastrofico

Lara affronta uno tsunami in Shadow of the Tomb RaiderHDSquare Enix

Partiamo da un assunto: i videogiochi dedicati a Lara Croft non hanno mai brillato a livello narrativo. Ciò non è obbligatoriamente un demerito, soprattutto se gameplay e comparto tecnico sono invece degni di nota.

Non c'è dunque da stupirsi se anche Shadow of the Tomb Raider, pur riuscendo a coinvolgere il giocatore al punto giusto, non si dimostri nulla di eccezionale sotto questo aspetto, limitandosi a inscenare una vicenda da film d'azione anni '80 che di originale ha ben poco.

Cercando di scovare i vertici dell'ordine noto come la Trinità e vendicare così la morte del padre, nelle prime ore di gioco Lara scatena per sbaglio un'antichissima maledizione Maya, una profezia che promette di portare sulla Terra cataclismi di ogni tipo. L'unico modo per scongiurare la fine del mondo è recarsi in Perù, scovare la città segreta di Paititi e mettere le mani su di un mistico manufatto.

Prende così il via l'ennesima caccia al tesoro che vede la nostra protagonista scalare dirupi, esplorare giungle e templi perduti, risolvere enigmi e massacrare un numero altissimo di nemici. Tutto si fa cupo, drammatico, si tinge di violenza ma anche di già visto. Ed è un vero peccato.

Visivamente maestoso

Lara nel tempio Maya in una scena del giocoHDSquare Enix

Dispiace che per quest'ultimo capitolo non si sia voluto osare di più in termini di soggetto e sceneggiatura, affidandosi a un canovaccio classico che, benché funzioni, stona non poco con la grande cura riposta nella realizzazione tecnica ed estetica del titolo. Come i suoi due predecessori, Shadow of the Tomb Raider si conferma infatti visivamente maestoso, probabilmente uno dei prodotti migliori di questa generazione.

Ogni ambiente, sia esso uno dei villaggi che ci troveremo a visitare, una grotta sotterranea o la vasta giungla peruviana che fa da cornice alle vicende, appare ispirato e progettato per far restare a bocca aperta il giocatore. Il livello di dettaglio, soprattutto quello dei paesaggi, è impressionante e i giochi di luce e ombra che accompagnano tutta l'avventura rispecchiano perfettamente l'animo tormentato della protagonista.

Anche il comparto sonoro non delude le aspettative, con un accompagnamento musicale efficace e puntuale nel seguire i diversi cambi di ritmo della storia e un doppiaggio italiano discretamente curato.

Chiamatela Rambo

Il team di Eidos Montréal, subentrato ai ragazzi di Crystal Dynamic nello sviluppo di Shadow of the Tomb Raider, ha scelto di mantenere praticamente intatto il già solido gameplay dei due precedenti capitoli della saga, limitandosi a inserire piccole ma significative aggiunte atte a migliorare l'esperienza di gioco.

A venire privilegiate sono le componenti stealth e survival, con una Lara simil Rambo capace di mimetizzarsi con la vegetazione ricoprendosi di fango in modo da poter cogliere di sorpresa i nemici, magari impiccandoli all'albero più alto o colpendoli silenziosamente con frecce avvelenate. Nonostante ci venga data la possibilità di utilizzare anche pistole e fucili, l'arco continua a essere la principale arma di questa incarnazione del personaggio, tanto che la giovane archeologa ha qui a disposizione una vasta gamma di dardi diversi con cui difendersi dalle minacce - umane e animali - che incontrerà lungo la sua missione.

L'esplorazione resta ovviamente la parte centrale dell'esperienza di gioco, così come lo è la risoluzione degli enigmi legati alle nove tombe disponibili nel pacchetto base del titolo, a cui se ne aggiungeranno altre con i DLC rilasciati nei prossimi mesi. Insomma, anche se Lara si è trasformata in una macchina omicida, l'anima della saga non è stata tradita.

Il verdetto di MondoFox

Lara Croft in Shadow of the Tomb RaiderHDSquare Enix

Shadow of the Tomb Raider porta egregiamente a compimento l'operazione di rilancio del personaggio di Lara Croft, offrendo alle nuove generazioni un'eroina umana e fallibile, letale e benevola, moderna ma anche molto classica.

Se dal lato della trama era lecito aspettarsi qualcosa di più, dal punto di vista tecnico e del gameplay il gioco è la perfetta summa dei due capitoli precedenti, capace di lasciare senza fiato per la bellezza delle ambientazioni e di coinvolgere con le sue variegate attività.

Packshot di Shadow of the Tomb Raider per PS4, XBOX e PCSquare Enix

Non ci è dato sapere cosa il futuro riserverà al personaggio, se un nuovo reboot o una continuazione di questa saga - il finale di questo capitolo è molto vago al riguardo. Quel che è certo è che il lavoro svolto dai ragazzi di Eidos Montréal e Crystal Dynamics è un ottimo esempio di come infondere nuova vita a una figura iconica, per certi versi intoccabile, senza tradire la sua vera natura.

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