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Oltre i limiti del corpo e del sesso: la recensione di Girl, l'esordio rivelazione di Cannes 2018

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Approda finalmente anche in Italia uno dei film più amati e premiati a Cannes 2018: Girl è stato salutato come l'erede di Billy Elliot ma segna quanta strada si è fatta nel cinema europeo in territorio queer.

Victor Polster in Girl Teodora Film

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Se a trionfare nel 2018 al Festival di Cannes è stato il bellissimo Un affare di famiglia del regista giapponese Hirokazu Kore-eda, il film rivelazione dell’annata è stato Girl, almeno per quanto concerne gli esordi assoluti. Nella sezione Un Certain Regard è stato premiato il suo giovanissimo protagonista, mentre il film ha vinto la Queer Palm, la prestigiosa Caméra d’or assegnata alla miglior opera prima dell’intero Festival francese e il premio Fipresci. Non ha stupito dunque l’annuncio della selezione di Girl come rappresentante del Belgio ai premi Oscar 2019 nella categoria Oscar al miglior film in lingua straniera.

Non male davvero per quello che di fatto è un doppio esordio, con un film certo non semplice da presentare e realizzare, nemmeno nel liberalissimo e progressista Belgio. Il suo regista e sceneggiatore Lukas Dhont ha infatti alle spalle giusto il minimo sindacale in materia di cortometraggi, mentre Victor Polster è un ballerino che si è presentato al complicato casting del film per un ruolo marginale ed è poi stato incoraggiato a tentare di aggiudicarsi la parte principale.

Victor Polster in GirlHDTeodora
Victor Polster è in perfetto equilibrio sulla sottile ambiguità contro cui lotta Lara

In questa scelta (vincente) si nasconde forse l’unica controversia possibile su questo film belga: infatti Polster è un giovane danzatore cisgender che interpreta un adolescente transgender. Una decisione che non può essere neutra, non in un’epoca in cui la comunità LGBTA+ lotta affinché i film che mettono sotto i riflettori i suoi membri non releghino nell’ombra gli interpreti che potrebbero incarnarli fedelmente. Girl in questo senso ha tutte le attenuanti del caso, data la difficoltà di trovare un nome che soddisfacesse le tante condizioni di partenza. Per interpretare Lara si cercava una persona così giovane da passare per adolescente di sesso maschile ma dai tratti femminei, con un’ottima fisicità, una preparazione solida nel territorio della danza classica e nessun problema con la nudità in scena.

I limiti del corpo, nella danza e nell’adolescenza

La comparazione di Girl con Billy Elliot forse è inevitabile per quanto quel film sia ancor oggi una pietra angolare per il cinema queer nell'immaginario collettivo. Fortunatamente bastano un paio di scene per constatare quanta acqua sia passata sotto i ponti e quanto si sia evoluto il discorso cinematografico sull’identità di genere e la sessualità. O forse è ancora una volta la cara e vecchia Europa a segnare con il suo cinema d’autore una distanza abissale con film queer degli studios, setacciati e distorti nel filtro della consuetudine hollywoodiana (vedi alla voce Dallas Buyers Club).

La storia di Girl è rarefatta, sfumata in un ripetersi di azioni quotidiane che sfiorano il neorealismo. Seguiamo la giovane 16enne Lara nella sua routine giornaliera: alzarsi, vestirsi, fare colazione con il papà tassista e il fratellino di 6 anni da portare all’asilo. Segue una lunga mattinata di lezioni di danza in una delle scuole più prestigiose del paese e un pomeriggio di ripetizioni solitarie per tentare di stare al passo con le compagne di corso, per abituare il corpo e i piedi agli atroci dolori della danza sulle punte.

Victor Polster in GirlHDTeodora
Dopo Chiamami col tuo nome e Girl, i padri esemplari del cinema queer sembrano essere una (felice) costante

La sfida che Lara impone al suo corpo è duplice e martoriante: da una parte come ballerina tende alla perfezione in maniera ossessiva, alla ricerca dell’impossibile ideale di tecnica e bellezza. Dall’altra però Lara è impegnata a plasmare il suo corpo al netto dei suoi attributi maschili: seguita da un equipe di medici, osserva un regime farmacologico che ne impedisce lo sviluppo della pubertà. All'inizio di Girl Lara è impaziente di iniziare la terapia ormonale per plasmare irreversibilmente il suo corpo, affinché sia pienamente femminile.

I demoni interiori in un mondo perfetto

Il tratto più dissacrante di Girl è l’armonia assoluta in cui si consuma il dramma personale di Lara. Siamo stati così abituati (dentro il cinema e nella cronaca italiana) a una società che fa frizione contro chiunque tenti di abbandonare lo stretto dualismo uomo / donna che a colpire lo spettatore è innanzitutto l’altissimo grado di accettazione in cui si muove la protagonista. La sua è davvero una situazione idilliaca: il padre la supporta in ogni modo e si preoccupa enormemente del suo benessere, all’Accademia non c’è mai una lamentela o una frecciata sulla sua condizione, viene spesso scambiata per una ragazza dagli estranei.

Eppure Lara si sottopone a deprivazioni e dolori crescenti, mettendo in forse quell’intervento chirurgico che è smaniosa di sostenere. Il suo membro maschile è il ricordo quotidiano di ciò che tutti le dicono di vedere in lei ma che Lara proprio non riesce a scorgere. Così lo comprime col nastro adesivo affinché sia invisibile sotto il body, lo nasconde nelle docce lavandosi in un angolo. Si guarda spasmodicamente allo specchio, alla ricerca di una crescita del seno, di una rotondità che lo controbilanci.

Victor Polster è il protagonista di GirlHDTeodora
Victor Polster è stato l'attore rivelazione di Cannes 2018

La sottrazione su cui agisce il film (meno trama “narrativa”, meno attriti sociali) e quella a cui si sottopone Lara (che rinuncia alla vita affettiva e sessuale per non dover relazionarsi alle sue parti intime) divengono via via più letterali. In un film tanto dedicato all'interiorità come Girl il finale scelto è memorabile, ma soprattutto per quanto sia inserito bruscamente nel fluire della pellicola. Il peso di questo errore di calcolo è minimo di fronte a un film che, pur con le sue pecche da esordiente, riesce come forse mai prima a liberare il racconto di un’adolescenza transessuale da ogni orpello, restituendolo nella sua essenza tormentata, ricca di demoni interiori.

Dhont cattura fugace non solo il volto ma anche i muscoli, le spalle, le ossa sospese tra maschile e femminile di Lara, ma l’operazione è tanto incisiva grazie all’interpretazione straordinaria di Victor Polster.Girl ha indovinato il volto e il corpo giusti per raccontare i tormenti di un’anima che vi è intrappolata.

Girl sarà nelle sale italiane a partire dal 27 settembre 2018.

Voto7,5/10

Lukas Dhont e Victor Polster, regista e protagonista di Girl, sono i due debuttanti che hanno conquistato meritatamente Cannes 71 con un film che racconta tutta l'interiorità di un adolescente trans.

Elisa Giudici

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