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Unbroken, la storia vera di Louis Zamperini che ha ispirato Angelina Jolie

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Louis Zamperini era destinato a una carriera da campione di atletica, ma la guerra ha cambiato la sua vita e lo ha reso una leggenda ancora più grande.

Louis Zamperini in una delle ultime apparizioni pubbliche Getty Images

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Ha corso alle Olimpiadi di Berlino del 1936, ha incontrato Adolf Hitler, è stato sottotenente dell'aviazione USA, è sopravvissuto allo schianto del suo bombardiere nell'Oceano Pacifico, non si è fatto spezzare dalla ferocia dell'ufficiale al comando del campo di prigionia giapponese dove è stato rinchiuso per due anni e ha perdonato i suoi aguzzini. Louis Zamperini è stato una vera e propria leggenda e nel 2014 Angelina Jolie ha voluto rendergli omaggio con il film Unbroken.

Se volete sapere di più sulla incredibile vita di un uomo eccezionale, qui trovate la storia vera dietro al film, basata sul libro biografico Sono ancora un uomo. Una storia epica di resistenza e coraggio, scritto nel 2010 da Laura Hillenbrand e riedito con il titolo Unbroken.

La gioventù e la scoperta dello sport

Louis Zamperini è nato nel 1917 a Olean, nello Stato di New York, da una coppia di italiani emigrati da Verona. Due anni più tardi, con i genitori, il fratello maggiore Pete e le sorelle minori Virginia e Sylvia si è trasferito a Torrance, in California. 

La sua giovinezza non è stata facile. All'inizio, né lui, né i suoi familiari parlavano inglese e Louis è finito rapidamente nel bersaglio dei bulli, diventando per reazione un piccolo teppista. Dopo che la polizia lo ha fermato per avere rubato delle birre, il fratello ha deciso di aiutarlo, coinvolgendolo nei suoi allenamenti di atletica.

Pete era una stella della corsa e ha trasmesso la sua passione a Louis, che ben presto ha dimostrato di avere non solo lo stesso talento, ma addirittura superiore.

Dopo una serie impressionante di vittorie, il giovane ha iniziato a battere i record del fratello e a stabilirne di nuovi, guadagnandosi una borsa di studio per la University of Southern California.

Il poster di UnbrokenHDUniversal Pictures
Il poster di Unbroken, il film sull'eccezinale storia di Louis Zamperini

Consapevole delle proprie doti atletiche, Louis ha deciso di tentare le qualificazioni per le Olimpiadi di Berlino del 1936. A quei tempi, le trasferte erano a carico degli atleti, ma il giovane ha aggirato l'ostacolo grazie all'aiuto della famiglia e dell'intera comunità di Torrance. Il padre, che lavorava per le ferrovie, ha ottenuto i biglietti del treno gratis e i concittadini del giovane hanno fatto una colletta per pagare il resto delle spese.

Ma il lieto fine era tutto meno che a portata di mano. Louis eccelleva nei 1.500 m, che però erano praticamente "prenotati" dai 3 campioni Glenn Cunningham, Archie San Romani e Gene Venzke. Così, ha deciso di correre i 5mila m. Nonostante non fosse la sua specialità e nonostante il caldo torrido (che ha falcidiato molti degli atleti in gara), il giovane ha concluso in parità con il detentore del record USA, Don Lash, e ha staccato il pass per l'Europa.

Le Olimpiadi di Berlino del 1936

Louis si è presentato alle Olimpiadi di Berlino con un record, quello del più giovane atleta americano a essersi qualificato nei 5mila m (all'epoca, aveva 19 anni e 178 giorni). Tuttavia, era consapevole di avere ben poche chance di battere i finlandesi Lauri Lehtinen (detentore del record mondiale di specialità) e Gunnar Höckert (che si è laureato nuovo recordman proprio nel 1936).

Il giovane ha comunque corso una gara più che dignitosa, classificandosi ottavo e realizzando un ultimo giro velocissimo. Il suo sprint finale ha impressionato addirittura Adolf Hitler, che ha voluto incontrarlo personalmente.

Nel suo libro, Luis ha raccontato che il Führer gli ha stretto la mano e gli ha detto:

Ah, tu sei il ragazzo con il finale veloce.

La guerra e la prigionia

Dopo le Olimpiadi, Louis è tornato alla University of Southern California e ha continuato a correre, guadagnandosi il soprannome di "Torrance Tornado". Tuttavia, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ha abbandonato la carriera di atleta e si è arruolato nell'aviazione USA con il grado di sottotenente.

Il giovane è stato dislocato sull'isola di Funafuti, nell'Oceano Pacifico, dove ha combattuto a bordo del bombardiere Super Man. Ma dopo che il velivolo è stato gravemente danneggiato durante una missione, è stato trasferito alle Hawaii, dove gli sono stati affidati la ricerca e il recupero di un aereo scomparso.

Louis è stato incaricato della missione con parte dell'equipaggio del suo vecchio bombardiere e si è imbarcato su un altro B-24, il Green Hornet, che godeva di pessima fama tra i piloti perché "difettoso". E infatti, il 27 maggio 1943, a causa di problemi meccanici, l'aereo è precipitato nell'Oceano Pacifico.

Nello schianto sono morti 8 degli 11 uomini dell'equipaggio, mentre Louis è scampato al disastro con i compagni Russell Allen Phillips e Francis McNamara, trovando precario rifugio su due piccole scialuppe gonfiabili.

I 3 hanno iniziato una estenuante lotta per la sopravvivenza, cibandosi di pesci e uccelli crudi, bevendo acqua piovana e lottando continuamente contro gli squali. Un aereo di soccorso li ha sorvolati senza vederli, mentre un caccia giapponese ha aperto più volte il fuoco contro di loro, bucando le scialuppe, ma fortunatamente senza colpire nessuno degli occupanti.

Dopo 33 giorni, Louis e Russell hanno dovuto dire addio a Francis, che hanno onorato organizzando una sorta di funerale in mare. I due hanno continuato ad andare alla deriva e dopo 47 giorni hanno toccato terra e sono arrivati alle Isole Marshall.

Louis e Russell sono stati subito catturati dai giapponesi e portati sull'atollo Kwajalein. Dopo 42 giorni, sono stati condotti nel campo di detenzione di Ōfuna, dove venivano rinchiusi coloro che non erano registrati come "prigionieri di guerra".

In seguito, i due uomini sono stati divisi e Louis è stato deportato al campo per prigionieri di guerra Ōmori, a Tokyo, e poi a quello di Naoetsu, nel nord del Giappone, dove è rimasto fino alla fine della guerra. In entrambi i campi di detenzione, il giovane è stato torturato psicologicamente e fisicamente dall'ufficiale Mutsuhiro "The Bird" Watanabe.

L'uomo ha sottoposto Louis a ogni tipo di violenza e umiliazione (forse per una sorta di rivalsa nei confronti del giovane, che a Berlino aveva sconfitto il campione giapponese Kohei Murakoso), ma il sottotenente non si è mai piegato alle vessazioni di Watanabe. All'opposto, la terribile prigionia ha reso ancora più profonda e salda la fede che Louis aveva iniziato a maturare durante la lunga deriva nell'Oceano Pacifico.

Il ritorno a casa e la conversione

Con la fine della guerra e la chiusura dei campi di prigionia, Louis ha finalmente potuto fare ritorno a casa. Dopo essere stato dichiarato "disperso in missione" e "ucciso in azione", il giovane è stato celebrato come un eroe.

Nel 1946 si è sposato con la fidanzata Cynthia Applewhite, con la quale ha avuto due figli ed è rimasto fino alla morte di lei (avvenuta nel 2001). Tuttavia, i primi tempi non sono stati facili.

Louis ha raccontato di avere avuto a lungo incubi in cui strangolava i suoi aguzzini e di avere iniziato a bere pesantemente. La svolta è arrivata nel 1949, quando la moglie lo ha fatto avvicinare alla Chiesa Cristiana Evangelica. L'uomo ha ritrovato la fede nata durante la deriva nell'oceano e la prigionia e si è liberato dall'ossessione del passato.

Da qual momento, ha consacrato la propria vita al perdono dei suoi carcerieri e dei criminali di guerra giapponesi.

Nel 1950 ha fatto visita ad alcuni di loro nella prigione di Sugamo, a Tokyo, e nel 1998 ha cercato di incontrare Mutsuhiro Watanabe, che è riuscito a evitare il tribunale militare. Louis era in Giappone per partecipare alla staffetta della torcia olimpica dei Giochi Invernali di Nagano e ha proposto al suo vecchio aguzzino di vedersi.

Watanabe ha rifiutato, ma Louis non ha desistito. A quanto pare, gli ha inviato una lettera, in cui diceva che lo perdonava. Tuttavia, non è noto se l'ufficiale giapponese l'abbia ricevuta e se abbia risposto.

Nel 2005, Louis è tornato all'Olympic Stadium di Berlino, per la prima volta da quando vi aveva gareggiato nel 1936, e negli anni successivi ha continuato a seguire con passione lo sport, in particolare il football.

La sua avventurosa vita si è conclusa il 2 luglio 2014.

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