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Baarìa: trama e spiegazione del finale del film di Tornatore

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Baarìa è un affresco storico-sociale di 50 anni di Novecento in Sicilia, la terra di una famiglia ripartita in tre generazioni. Ecco la trama del film.

Una scena di Baaria Medusa Film

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Baarìa non è un film dalla storia classica e dalla trama unitaria. Con un approccio “verista”, la pellicola racconta la storia di un uomo e della sua famiglia attraverso tre diverse generazioni, la guerra, le spaccature politiche, le conquiste culturali e le rivoluzioni sociali sullo sfondo di una Bagheria in trasformazione.

Il grande protagonista della storia è Peppino Torrenuova, che da contadino quasi nullatenente riesce a costruire una piccola fortuna e sposare la donna della sua vita, prima di avvicinarsi all’ideologia del Partito Comunista ed educare i suoi figli secondo questi principi.

Diretto da Giuseppe Tornatore, il film vuole ricostruire tramite il potente mezzo della Settima Arte una storia italiana ricca di chiaroscuri, un (mezzo) secolo di scossoni, un percorso umano e sociale.

Nei ruoli di Peppino e Mannina, la coppia protagonista, troviamo Francesco Scianna e Margareth Madè. Al loro fianco, il cast corale comprende una serie di personaggi noti e attori che appaiono anche per piccole parti, da Lina Sastri ad Angela Molina, da Raoul Bova a Ficarra e Picone, Aldo Baglio, Giorgio Faletti, Leo Gullotta, Laura Chiatti e tanti altri.

La trama

Una scena di BaariaHDMedusa Film
Il percorso di Peppino in Baarìa

Lineare e cronologica, la storia racconta una famiglia di Bagheria attraverso tre generazioni, dagli anni ’30 fascisti ai primi ’80.

Il film si apre con un bambino che corre attraverso le viette del paese e la narrazione parte da Cicco, il padre di Peppino, un pastore con la passione per i poemi cavallereschi.

Nato e cresciuto poverissimo a Bagheria, sotto il regime fascista, Peppino Torrenuova sviluppa ben presto la consapevolezza di avere una natura ribelle, fin dai banchi di scuola. Ventenne, s’innamora follemente della bellissima Mannina, che la sua famiglia non vuole concedergli in moglie perché quasi indigente e sempre più vicino alle idee comuniste.

Ma i due giovani riescono a coronare il loro amore con una "fuitina" in mezzo alla campagna siciliana, che li porta a sposarsi e a costruire una famiglia. Intanto Peppino, approfittando degli sconvolgimenti della Seconda Guerra Mondiale, è riuscito a introdursi furtivamente in una banca, impossessarsi dei soldi e acquistare del bestiame per sollevare le sorti della moglie e dei figli.

Dopo la guerra, Peppino sviluppa una coscienza politica e si avvicina sempre di più alle idee del Partito Comunista (causandosi parecchie antipatia) fino a diventare un attivista ed “etichettare” la sua famiglia come indissolubilmente legata alle sue scelte politiche. Il film attraversa un’epoca attraverso lo sviluppo di una famiglia e alcuni fatti, situazioni e persone, come la strage di Portella della Ginestra nel 1947, la riforma agraria del 1950, l’arrivo della televisione, l’ambientazione di due film di Lattuada e Sydney Lumet in Sicilia, il PCI contro la Democrazia Cristiana e la figura di Renato Guttuso, che si occupò di affrescare l'abside della parrocchia di Aspra.

Il dispiegarsi del “Secolo Breve” porterà tante consapevolezze amare, tante ideologie disilluse, tanti sogni infranti e un’unica certezza: quella dell’immenso tesoro della memoria storica, che rappresenta i retaggi di un’epoca di cambiamenti, sconfitte e inevitabili progressioni. 

Il finale

Una scena di BaarìaHDMedusa Film
L'evoluzione di Peppino

In una delle scene finali, Peppino accompagna alla stazione il figlio, pronto a partire per la leva. I due si salutano davanti al predellino.

- Papà, perché dicono tutti che abbiamo un brutto carattere?
- Forse perché è vero.
- Oppure?
- Oppure perché crediamo di poter abbracciare il mondo, ma abbiamo le braccia troppo corte.

Mentre il treno si allontana, Peppino si accende un sigaro e, in dissolvenza, lo ritroviamo bambino, al centro dell’aula nell’epoca fascista. Sgridato, Peppino corre fuori dall’istituto, si ritrova in una Bagheria anni ’80 e incrocia idealmente un altro bimbo a cui passa una sorta di testimone. Il secondo bambino corre attraverso la città, si ferma con un gruppo di coetanei, guarda per terra e sorride osservando un insetto che esce da un buco.

La spiegazione

Una scena di BaarìaHDMedusa Film
Mezzo secolo raccontato in un film

Come molti altri film, il finale di Baarìa va letto sul piano simbolico.

Peppino saluta suo figlio, ritorna bambino e incrocia un altro bambino, pronto a scoprire il mondo. Il senso è una sorta di staffetta ideologica: ogni uomo è un bambino nella propria epoca, è “vergine” nei confronti del mondo, dei progetti, delle possibilità e del suo senso di “giusto” e “vero”. Poi scoprirà che le cose stanno diversamente, che le aspettative saranno disilluse, che nell’epoca successiva a quella si approccerà alla vita con un altro modus operandi. Eppure la storia non è fatta altro che di “bambini” che leggono il mondo in modo puro e sono indotti a credere negli ideali.

Il passato è il presente di ieri, il futuro è il passato di oggi. Proprio di questo, e non di altro, è fatto il progresso. Di azioni e di visioni è costituita la linea del tempo, che porta se stessa a evolversi continuamente, rendendo gli esseri umani attori e allo stesso tempo stupiti spettatori, pronti a credere all’incredibile (proprio come accade davanti al grande schermo che proietta un film), pronti all’emozione di una piccola mosca che esce dal posto più impensabile.

Che ne pensate? Vi è piaciuto questo film intenso ed emozionante?

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