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Fist of the North Star - Lost Paradise, la recensione: reimmaginare il mito

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Le vicende e i personaggi di Ken il Guerriero rivivono in Fist of the North Star - Lost Paradise, nuova reinterpretazione della saga targata SEGA. La nostra recensione.

Kenshiro in Fist of the North Star - Lost Paradise SEGA

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"Mai, mai, scorderai". Impossibile non canticchiare la sigla italiana dell'anime ogniqualvolta si parla di Kenshiro, il leggendario guerriero creato 35 anni fa da Tetsuo Hara e Buronson. Per festeggiare questo importante anniversario, il 2018 ha visto - e continua a vedere - una serie di iniziative atte a omaggiare il personaggio, come intere metropolitane dedicate ai protagonisti della saga o il ritorno nei cinema del primo dei cinque film animati che riassumono le vicende del manga.

In campo videoludico, questa ricorrenza è stata celebrata con l'uscita di Fist of the North Star - Lost Paradise, nuovo titolo per PlasyStation 4 targato SEGA che reinterpreta ed espande la storia di Kenshiro utilizzando il tipico gameplay della serie Yakuza. Disponibile in Italia dal 2 ottobre, grazie a una copia stampa del gioco fornitaci da Koch Media abbiamo potuto provare in prima persona le brezza di "essere Ken il Guerriero". Eccovi dunque la nostra recensione.

Una nuova versione della storia

Kenshiro nella città di EdenHDSEGA

Ambientato sul finire del ventesimo secolo in un mondo post-atomico, Fist of the North Star - Lost Paradise reinterpreta gli eventi delle prime saghe del manga di Ken il Guerriero, integrandoli con una vicenda totalmente inedita.

Sconfitto il rivale Shin e partito alla ricerca di Julia, l'unica donna che abbia mai amato, in questa versione della storia Kenshiro si imbatte nella paradisiaca Eden, la principale location del gioco, una città nel deserto in cui il disastro nucleare non sembra aver cambiato troppo gli usi e i costumi dei suoi abitanti. Tra bazar, botteghe e casinò, l'uomo dalle sette stelle verrà coinvolto in una serie di missioni che lo porteranno a incrociare la strada con i suoi più famosi avversari, da Toki a Sauzer fino a Raul, regalando ai fan la possibilità di rivivere gli scontri più emozionanti della serie.

Come nei vari capitoli di Yakuza, anche qui sono molte sono le attività secondarie con cui è possibile inframmezzare lo svolgimento della trama principale, della durata di circa 18 ore. Purtroppo, queste sono forse la parte meno riuscita di Fist of the North Star - Lost Paradise, in quanto la maggior parte di esse, puntando su minigiochi parodistici e di rottura che vedono Kenshiro trasformarsi in un croupier o in un ricercatore di cabinati arcade, finisce col tradire lo spirito originale del personaggio.

Sei già morto

L'esperienza ludica di Fist of the North Star - Lost Paradise è principalmente composta da due componenti ben distinte: una parte narrativa, ricca di sequenze dialogate e intermezzi filmici realizzati con lo stesso motore grafico del gioco; e una più prettamente action, dove si è chiamati a menare le mani come non ci fosse un domani. Delle due, a spiccare è sicuramente la seconda, coinvolgente nella sua immediatezza e in grado restituire davvero la sensazione di "essere Kenshiro".

Se inizialmente sarete in grado di dare solo qualche calcio e pugno in rapida successione, avanzando di livello sbloccherete nuove combo con cui mandare k.o. le orde di nemici che vi troverete ad affrontare, a meno che non decidiate di farli esplodere utilizzando qualche tecnica della Divina Scuola di Hokuto. Una volta storditi gli avversari è infatti possibile attivare dei quick time event che, se premerete il tasto giusto al momento giusto, vi permetteranno mettere in scena uno dei famosi colpi mortali di Kenshiro. Sì, proprio quelli che nell'anime erano accompagnati dall'iconico "Atatatatatatatata".

Come è logico aspettarsi da un titolo dedicato al personaggio, superate le prime - dialogatissime - ore i combattimenti si faranno sempre più frequenti, dando vita a situazioni che potrebbero apparire ripetitive. Un buon modo per smorzare questa condizione può essere quello di testare i diversi gradi di difficoltà del gioco, selezionabili dal menù in qualsiasi momento e tutti ottimamente calibrati.

Un cartoon dal look migliorabile

Kenshiro durante un combattimentoSEGA

Il motore grafico impiegato dal team di SEGA per realizzare Fist of the North Star - Lost Paradise non è il Dragon Engine degli ultimi capitoli di Yakuza ma la versione precedente, leggermente datata per un gioco pensato per girare su PlayStation 4. Nonostante il cel-shading doni al titolo un look cartoonesco che ben si addice a un videogame tratto da un manga, il distacco tra gli ottimi modelli poligonali dei protagonisti e la piattezza dei personaggi secondari e delle ambientazioni resta piuttosto evidente.

Per quanto riguarda il comparto audio, il gioco presenta una colonna sonora dai timbri rock convincente al punto giusto, soprattutto se accompagnata dai dialoghi originali in giapponese. Ovviamente è disponibile anche la lingua inglese, sia per quanto riguarda il doppiaggio che i sottotitoli, mentre purtroppo non è presente nessuna traccia in italiano.

Kenshiro si diletta nella sacra arte del baseballHDSEGA

Il verdetto di MondoFox

Chiuso un occhio su alcune attività secondarie che tradiscono lo spirito originale del protagonista, Fist of the North Star - Lost Paradise riesce discretamente nell'impresa di trasporre su console le avventure post-atomiche di Kenshiro, reimmaginandole secondo lo stile e il gameplay della serie Yakuza.

Nonostante alcune ingenuità di scrittura e un aspetto grafico non propriamente al passo con i tempi, il videogioco firmato SEGA può dirsi a tutti gli effetti la miglior trasposizione videoludica del personaggio, un vero e proprio must have per i fan del discendente della Divina Scuola di Hokuto e un buon titolo per gli amanti degli action-adventure giapponesi.

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