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Romolo + Giuly, questa Italia che brucia: il senso profondo del finale

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Quando le basi di sceneggiatura sono solide, ci si può costruire sopra molto. Succede in Romolo + Giuly, come dimostra il simbolico finale di stagione...

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La guerra civile romana scoppia, come prevedibile, al matrimonio (mandato a monte) di Giuly. La colpa, noi lo sappiamo ma i personaggi no, è tutta della Centrale del Male di Milano, che ha architettato l'omicidio di Arfio Montacchi facendo passare Massimo Copulati per il mandante. Ed è proprio la colpa, il punto centrale di questo primo finale di stagione di Romolo + Giuly: la guerra mondiale italiana.

Le colpe di un'intera nazione che, con tutte le sue peculiarità regionali, le sue eccellenze e la sua simpatia, lascia che accadano cose terribili. Per un solo motivo: perché qualcuno ci si possa arricchire.

Non è lo scontro fra Roma Nord e Roma Sud, come ci racconta anche il narratore, la vera catastrofe. Non sono le armate del Nord, con i trattori, o quelle del Sud, con i motorini. Il narratore la definisce natura, ma noi spettatori - e italiani - sappiamo bene qual è la vera causa del disastro.

Tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente, stipati nel Vesuvio... Che un bel giorno decide di risvegliarsi e rispedirli al mittente, tutti quei rifiuti. Su tutto il territorio nazionale.

Milano e Roma, geograficamente parlando, sarebbero fuori dalla portata del vulcano. Ma non è questo che importa. Il senso profondo del finale di stagione sono le nostre colpe, che ci ricadono addosso. Con gli interessi.

La Terra dei Fuochi non è solo una. In tutta la nazione sono stati sepolti, riversati nei corsi d'acqua o bruciati illegalmente rifiuti tossici, pericolosi, capaci di uccidere. La pioggia infuocata che piomba sul Belpaese è il simbolo di quell'illegalità, di quella corruzione, di quell'arricchimento illecito e di quella totale mancanza di rispetto (delle regole, della legge, dell'ambiente, della salute altrui...) che ha trasformato il nostro Paese nella terra di nessuno.

Da capire, guardando Romolo + Giuly, c'è soltanto questo: gli autori hanno costruito un racconto comico, volutamente demenziale (in omaggio alla comicità tipica del nostro cinema e della nostra TV negli anni '80), su una sceneggiatura con solide basi.

In questa prima stagione c'è già tutto: i pregiudizi su Nord e Sud, i luoghi comuni sugli italiani, sulla famiglia. La denuncia del malcostume, della corruzione, della capacità di aggirare le leggi che viene considerata un'arte, una furbizia, anziché un atto di delinquenza.

Romolo e Giuly, con le loro famiglie e i loro nemici, ci sbattono in faccia tutto ciò che di sbagliato c'è in questo Paese. La discriminazione, l'omofobia, l'ipocrisia di chi ruba, manipola e manovra e poi va in chiesa a recitare le preghiere.

Grazie a un grande cast - sono davvero rare le produzioni italiane in cui tutti gli interpreti risultino così naturali e credibili, senza sembrare sul set de Gli occhi del cuore - e a due protagonisti eccezionali, Romolo e la sua Giuly ci raccontano una storia. Non la storia d'amore che hanno "rubato" a Shakespeare e a Luhrmann, bensì la nostra storia.

La storia di oggi, di come siamo arrivati a questo punto.

A forza di nascondere, rubare e coprire. A forza di scambi di favori e sfruttamento dei più deboli.

A forza di bugie, scandali e privilegi per pochi, sulle spalle di tutti.

Non c'è bisogno di saper leggere i fondi dell'amatriciana per capirlo: a forza di stipare schifezze dentro un contenitore inadatto, prima o poi quel contenitore esplode...

Ed è tutto qui, il senso di questa prima stagione.

Trasparente, evidente. Davanti ai nostri occhi. Basta sapere dove guardare.

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