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I momenti epici di The Walking Dead N.31: la piccola Zombie

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Rick Grimes si è risvegliato in ospedale, da solo. Il mondo che conosceva non esiste più. E deve capire in fretta che chiunque lo circondi, perfino una bambina, rappresenta un grave pericolo.

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Ciabattine a forma di coniglio, orsacchiotto bianco di peluche, vestaglia e pigiama rosa: la prima bambina zombie che incontriamo in The Walking Dead è pensata per lasciare il segno. In questa sequenza tratta dall’episodio pilota, Rick s’illude di aver trovato qualcuno in vita. Mentre osserva la piccola, nascosto dietro un’auto, crede - ma soprattutto spera - di essere vicino a una ragazzina qualunque.

Una ragazzina come le compagne di scuola di suo figlio Carl. Quel figlio che gli manca disperatamente e di cui non sa nulla.

Rick è un padre, ma anche un uomo di legge. Vuole aiutare quella ragazzina, tenerla al sicuro. Per questo la chiama, rassicurandola: lui è un poliziotto, un brav’uomo. La aiuterà. Ma non sa ancora in che modo dovrà aiutarla…

Questo incontro memorabile avviene principalmente per due ragioni.

Innanzitutto perché il protagonista deve affrontare fin dal subito un momento emotivamente difficile: sparare in testa a una bambina, se ti sei appena risvegliato dal coma scoprendo che il mondo è dominato dagli zombie, richiede un grande carattere.

Rick Grimes ci è stato presentato da poco e abbiamo bisogno di capire che su di lui possiamo contare. Che farà tutto ciò che sarà necessario, per quanto possa risultare difficile. Che sarà la nostra guida e il nostro punto di riferimento morale - in costante evoluzione - in questo mondo spaventoso.

E poi c’è l’omaggio: siamo a una stazione di servizio, proprio come succedeva in Zombi di Romero ai sopravvissuti in cerca di carburante. Anche lì, nei pressi della stazione, i protagonisti si erano trovati di fronte a degli zombie bambini e avevano dovuto fare i conti con lo stupore, l’orrore e il senso di colpa nell’eliminarli.

La morte di un bambino, in TV come al cinema, rappresenta un tabù.

Mostrarla quando quel bambino è diventato un mostro assetato di carne umana serve, in parte, a superare quel tabù, ma principalmente a evidenziare la determinazione di chi, quella morte, la rende reale. Tangibile. Giusta.

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