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Outlander 4: recensione di Non nuocere, il secondo episodio

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Dopo essere stati depredati da Stephen Bonnet, Claire e Jamie arrivano al cospetto di zia Jocasta e la tanto agognata River Run.

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Li avevamo lasciati sul battello, in balia della sciagura: Claire in lacrime per la perdita subita (la fede di Jamie), Jamie con qualche costola ammaccata dal pestaggio e Rollo disperso in acqua a lottare contro un malfidato.

Il secondo episodio di Outlander ci porta a River Run, al cospetto della tanto menzionata zia Jocasta, l’unica ancora di salvezza per i nostri Fraser, costretti a sopravvivere in un mondo sconosciuto senza alcuna garanzia.

Benvenuti a River Run

River Run sembra il classico mondo americano: una grande casa a più piani, appollaiata sulla riva del fiume, circondata da una staccionata bianca e pronta a offrire ospitalità ai poveri Fraser, devastati dallo scontro con quell’infido Stephen Bonnet.

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Appreso che zia Jocasta, oltre all’accento scozzese, non ha più il dono della vista, Claire e Jamie accettano il suo aiuto, ma molto presto la patina dorata viene grattata via dalla cruda verità: ci sono 152 schiavi a River Run, un numero così elevato (eppure così infimo se si pensa all’America dell’epoca) che Claire non può certo stare a guardare. Tanto che, alla prima occasione, il suo animo vivace prende il sopravvento e sputa fuori ciò che pensa: trattare le persone come proprietà è vergognoso. Purtroppo per Claire, all’epoca era un pensiero poco diffuso e, finché l’avesse coltivato soltanto per sé, niente avrebbe fatto la differenza.

Finché zia Jocasta non cambia le carte in tavola.

Durante la festa in suo onore, Jamie Fraser viene nominato erede e padrone della tenuta. Una scelta programmata, degna di un MacKenzie, che manda nel panico sia Claire che Jamie. Eppure, anche questa volta i coniugi sembrano essere dalla stessa parte: nessuno dei due è intenzionato a possedere schiavi, dunque dovranno trovare un modo innovativo per renderli liberi. Ma come?

La libertà ha un costo, fin troppo elevato, ancor di più se pensiamo di essere in una terra pre-rivoluzione. A complicare gli eventi è lo spargimento di sangue che richiede la presenza immediata di Jamie: Rufus, uno degli schiavi, ha aggredito uno degli uomini addetti alla sorveglianza, quale Byrner, staccandogli un orecchio. Punizione di un gesto simile è la morte ma, per fortuna, Claire e Jamie arrivano giusto in tempo per fermare la brutale esecuzione. E, nonostante Claire riesca a salvargli la vita, lo ha davvero aiutato? A detta della zia Jocasta, e del fedele Ulisse, sembrerebbe di no.

La legge è la legge e Rufus dovrà pagare. La storia di Rufus è soltanto una delle tante tragiche vicende di un’epoca buia, in cui le persone divenivano proprietà di altre persone soltanto perché la pelle non era dello stesso colore. Una grande ignoranza e crudeltà che gli autori di Outlander hanno fatto fondamenta di questa stagione, ponendo il grande cuore di Claire e Jamie sulla stessa bilancia di chi, in quella crudeltà, ci vede soltanto ordinaria amministrazione.

Claire non può salvargli la vita, ma può concedergli una morte veloce e indolore proprio come fece con Colum. Così, allo scoccare della mezzanotte, mentre un mucchio di uomini dall’animo selvaggio scalpita per impiccare un giovane schiavo, Claire rimane ferma mentre il mondo continua a girare e nei suoi occhi c’è un mix di disprezzo e rabbia che fa eco a quello di Jamie.

Non c’è nessuna carrozza ad aspettare Cenerentola in questa storia. A mezzanotte, Claire e Jamie hanno probabilmente avuto la risposta che stavano cercando: River Run, così come l’America dipinta in quel modo, non può essere la loro casa.

Un secondo episodio in balia delle barbarie settecentesche, in cui abbiamo visto Claire operare nuovamente in condizioni estreme e in un ambiente ostile che non bada a nulla se non alla legge. Ma qual è la vera giustizia?

Dopo una season premiere piuttosto riflessiva, ecco che anche il secondo episodio ci ha dato poca azione e tanti spunti per interrogarci su quale sia la forma più pura di giustizia. Che ripercussione avrà su Claire l’atto caritatevole (seppur terribile) compiuto verso Rufus? La richiesta di Jamie incrinerà il loro rapporto?

E cosa ne sarà di River Run, ora che è ben chiaro a tutti la divergenza tra quel mondo e lo spirito dei Fraser?

E, siccome sono stati menzionati più volti in quest’episodio, quand’è che compariranno anche i nativi americani?

Outlander vi aspetta il 23 novembre con La ricerca della felicità, il terzo episodio della quarta stagione, solo su FoxLife alle 21:00.

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