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Commando, la recensione del cult con Arnold Schwarzenegger del 1985

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Un ex colonnello, ricattato, tornerà in azione per salvare sua figlia. Commando è un classico dell'azione anni '80, un film su misura per Arnold Schwarzenegger.

Arnold Schwarzenegger nella scena cult di Commando 20th Century Fox

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Quando Arnold Schwarzenegger fa suo lo spirito barzellettistico del cavaliere nero si ottiene un film come Commando, action movie dallo smaccato stampo reazionario datato 1985, oggi considerato un classico del genere muscolare tanto in voga in quegli anni.

Coloro che hanno osato disturbare l'ex colonnello dei marines John Matrix dal suo eremo dislocato tra le montagne, portandogli pure via la figlia a scopo di ricatto, non hanno la più pallida idea di aver appena firmato la propria condanna a morte. Perché, in fondo, questo era lo spirito "rambesco" del cinema d'azione hollywoodiano di quegli anni, in linea col pensiero sordiano di Un americano a Roma: "Tu (cattivo del film) m'hai provocato? E io te distruggo adesso. Me te magno".

E in effetti il testosteronico militare in pensione di Schwarzy è proprio uno di quelli che "i berretti verdi - corrotti - se li mangia a colazione".

Commando o del replicare la "formula Rambo"

Commando è un film dall'azione ipertrofica - e dal ritmo altrettanto pompato - costruito interamente sulla monoespressività e sui muscoli voluminosi del divo austriaco naturalizzato statunitense, che da parte sua si carica l'intera pellicola sulle spalle (tanto, kg più kg meno) tirando fuori il meglio del suo repertorio: ecco allora il ritmato gonfiarsi dei pettorali ad ogni colpo sparato, cabine telefoniche sradicate e leggendaria preparazione alla guerriglia che involontariamente fa il verso ad un altro personaggio pugnace di quegli anni: il Rambo di Sylvester Stallone.

E nel'andare incontro al nemico, superiore per numero, viene replicata proprio la filosofia eroistico-rambesca anni '80 (uno solo contro tutti, indovinate chi la spunta?), bypassando ogni pretesa di aderenza alla realtà e, anzi, ampliando i confini dell'esagerazione. Tutto è sproporzionato in Commando: dal fisico da Mr. Olympia del protagonista ai cadaveri che si ammucchiano come in un videogame sparatutto (il climax risolutivo, poi, verrebbe ribattezzato dal cinema comico nostrano come 'na spremuta de sangue).

Se la regia di Mark L. Lester asseconda i movimenti di Schwarzy dimostrando grande dimestichezza con l'azione e le sequenze esplosive, la sceneggiatura, come in molti film di quell'epoca, è un mero pretesto all'esibizione di machismo sfrenato del protagonista, impegnato a stanare un piccolo esercito di mercenari al soldo di un dittatore che intende rovesciare lo Stato immaginario di Val Verde servendosi proprio dell'ex colonnello, chiamato ad un assassinio politico in cambio della vita della figlia rapita di 9 anni (la interpreta una giovanissima Alyssa Milano).

Alla scrittura troviamo Steven E. de Souza, conosciuto per essere lo sceneggiatore di alcuni dei cult anni '80, da 48 ore a Trappola di cristallo. Uno specialista del genere, quindi, che qui però si limita a riproporre un canovaccio già visto e ai limiti del credibile (perché un commando di mercenari corrotti dovrebbe ricattare un ex soldato quando ognuno del team sarebbe in grado di compiere l'omicidio politico?).

Chiaro, allora, che la trama serve solo a giustificare pallottole e uccisioni, visti pure i dialoghi tagliati con l'accetta o le assurde battute ("aveva la pressione alta") che se, ascoltate oggi, non possono che strappare un sorriso.

Arnold Schwarzenegger con una giovanissima Alyssa Milano in una scena del filmHD20th Century Fox

Cos'è allora che rende un film come Commando un autentico cult movie? L'ironia del suo protagonista, che finisce per dare alla pellicola una veste da involontaria parodia del genere. Così, quando Matrix elimina uno dei cattivi - il fastidioso Sully di David Patrick Kelly, indimenticabile il suo "Guerrieri... giochiamo a fare la guerra" nel mitico I guerrieri della notte - gettandolo da una rupe, la tensione e la drammaticità della scena vengono immediatamente smorzate dal seguente scambio di battute fra Matrix e la hostess Cindy: "Che ne ha fatto di quello?; "L'ho lasciato andare".

Con la sua vena spaccona, la rinuncia ala verosimiglianza e un pirotecnico esercizio dell'azione, Commando giustifica il suo status di cult costruito su misura per uno dei last action heroes qual è Arnold Schwarzenegger. Una barzelletta di 90 minuti senza tregua che chiarisce, pure al cinema, perché il cavaliere nero non va mai disturbato.

Voto6,5/10

Azione senza tregua, ritmo vorticoso e una vena ironica fanno di Commando un autentico cult movie. Puro entertainment senza pretese costruito sui muscoli di Arnold Schwarzenegger.

Emanuele Zambon

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