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I migliori giochi horror per PS4

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Le zuccherose atmosfere natalizie vi hanno già stancato? Allora mettete sotto l'albero 20 tra i videogiochi horror più spaventosi disponibili per PlayStation 4!

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PlayStation 4 ha da poco spento le sue prime cinque candeline. Ed è stata capace, al netto della concorrenza di Xbox One e Nintendo Switch, di ritagliarsi un posto assai speciale nel cuore degli appassionati, così come a ergersi a vera e propria regina del mercato.

Merito di una campagna marketing efficace e aggressiva, ma anche e soprattutto di una line-up di titoli convincente, in cui splendono alcuni indiscutibili capolavori, per un po' tutti i generi esistenti. 

Anche gli horror game hanno avuto diversi momenti di gloria sulla console di ultima generazione a marchio Sony - e ne avranno di altri con il lancio a gennaio di Resident Evil 2 Remake -, e qui su MondoFox abbiamo deciso di raccogliere in un unico speciale quelli che sono riusciti, più di tutti, a spaventarci o a lasciarci una sensazione di ansia e angoscia difficile da mandare via anche dopo aver posato il controller. 

Includendo anche remaster e riedizioni, seguiteci allora in un terrificante viaggio poligonale, in cui sopravviverà solo il nerd dai nervi più saldi. E dallo stomaco maggiormente ''foderato''!

Until Dawn

Avete presente quei film horror dalle venature teen in cui un gruppo di adolescenti si ritrova in pericolo durante una banale vacanza e in cui il ragazzo di colore o la biondina di turno sono inevitabilmente i primi a morire?

Until Dawn di Supermassive Games prende spunto proprio dalle pellicole orrorifiche più scanzonate per dare vita ad un survival horror dalla forte impronta narrativa, in cui volti realistici e attori di primo livello - tra tutti Hayden Panettiere, la Claire Bennet della serie TV Heroes - cercano di sopravvivere a un serial killer prima e a una misteriosa e antica minaccia dopo. Il tutto è gestito come nelle migliori produzioni di David Cage, con le nostre scelte ad influenzare il destino degli otto protagonisti giocabili. Comprese le loro possibilità di rimanere in vita fino ai titoli di coda!

Remothered: Tormented Fathers

Orgoglio tutto italiano, Remothered: Tormented Fathers nasce dalla fruttuosa collaborazione tra Darril Arts e Stormind Games, proponendosi fin da subito come un titolo liberamente ispirato alle atmosfere della saga horror Clock Tower e ai cult nipponici Haunting Ground e Rule of Rose.

Scritto e diretto dall'artista cananese Chris Darril, Remothered è un classico ''hide & seek'' in cui dovremo sfuggire, nascondendoci o utilizzando oggetti di fortuna per guadagnare tempo, dalle grinfie di un pericoloso serial killer. La protagonista è la dottoressa Rosemary Reed, una donna di 35 anni, che si reca presso la fatiscente dimora dell'anziano notaio in pensione Richard Felton. La Reed si presenta come medico di un istituto dove Felton, affetto da una misteriosa malattia e con una psiche altamente instabile, è stato ricoverato in passato.

Nel corso dell'accesa discussione che intraprende con l'uomo subentra però Gloria, l'infermiera personale di Felton, che la smaschera: la Reed non è chi dice di essere, men che meno una dottoressa, è bensì venuta lì per investigare in proprio sull'oscura sparizione di Celeste, figlia del dr. Felton. Gloria la caccia di casa, ma la Reed non demorde e, col favore della notte, si introduce nuovamente in casa Felton. È a questo punto che il terrore e il gioco vero e proprio hanno inizio.

Detention

Due ragazzi taiwanesi, Kay e Wei, si trovano intrappolati nella loro scuola superiore durante quello che sembrava un normale giorno di lezione. Il ponte che collega l'istituto alla città è crollato a causa della piena del fiume.

Piove a dirotto e fa freddo. I due sono completamente soli. Siamo nel 1960 e la Repubblica di Cina è sotto a un regime autoritario che, paventando l'avvento del comunismo, ha istituito la legge marziale, con cui mira a reprimere ogni forma di dissenso. Nel Paese vige la censura di libri contrari al regime, o più semplicemente di tutti quelli che possano contribuire a creare forme di pensiero alternative, mentre gli avversari politici vengono brutalmente imprigionati ed eliminati.

Kay e Wei non sanno cosa fare, a parte aspettare che cessi la pioggia. Rintanati in una classe, Wei decide di andare a cercare cibo e coperte per la notte, e di passare nell'ufficio del direttore per telefonare ai soccorsi. I due si dividono e a quel punto scoppia l'inferno. Kay si trova da sola e in un luogo diverso da quello dove ricordava di essere. L'atmosfera è cambiata, ci sono candele ovunque e davanti ai suoi occhi si palesano scene inquietanti. Cos'è successo? Dov'è finito Wei? Perché l'intero inferno sembra essersi riversato nella scuola? 

Da qui in poi la storia di Detention si trasforma in una favola horror, dove realtà storica, leggende popolari e incubi s'intrecciano e niente è ciò che sembra.

DOOM

Prima di trascinarci in un Inferno poligonale feroce e frenetico, DOOM è prima di tutto uno sparatutto in prima persona - remake del leggendario primo capitolo della saga - che non ha mai paura di osare.

Violentissimo e carico di emoglobina, lo shooter di id Software e Bethesda mette sul piatto con disinvoltura squartamenti e torture, sequenze prive di censura e demoni pronti a tutto pur di assaggiare la carne - e annusarne la sofferenza - dell'anonimo marine che da sempre anima la narrazione del mitico franchise sparacchino. Ambientato su Marte, DOOM si è poi esibito in una riedizione per la realtà virtuale, ancora più coinvolgente che in passato, ed è pronto a conferire il titolo di suo degno erede al sequel in lavorazione per PlayStation 4, Xbox One e PC: DOOM Eternal.

Layers of Fear

I polacchi di Bloober Team tentano finalmente il salto di qualità, con un horror piuttosto coinvolgente e a tratti terrificante, che strizza l'occhio ai classici di Edgar Allan Poe. Layers of Fear esagera a più riprese con i jumpscare, inciampa una volta di troppo in errori da principiante e si lascia sfuggire anche qualche incertezza tecnica, ma riesce a mantenere un livello qualitativo piuttosto alto, grazie ad alcune ottime trovate nel level design e a un'imponente colonna sonora.

Nel curioso horror in prima persona vestiamo i panni di un pittore piuttosto quotato, in preda a un brutto delirio decadente, ormai solo in una lugubre magione, ossessionato da un brutto incidente che ha a che fare con un incendio e da un'infestazione di ratti che esiste solo nella sua mente. Queste le esigue informazioni che si apprendono nei primi minuti di gioco, rovistando fra vecchie ricevute, ritagli di giornale e inquietanti appunti su fogli ingialliti.

Resident Evil 7: Biohazard

La saga di Resident Evil, conosciuta come Biohazard nella Terra del Sol Levante, non ha certo bisogno di presentazioni per quanti apprezzano i videogame horror. 

Il brand creato da Capcom è sbarcato anche al cinema ed è riuscito più volte a cambiare. Prima con Resident Evil 4, che ha introdotto maggior dinamismo e un approccio più action, poi con il settimo capitolo, che ha invece riportato sui nostri schermi le atmosfere dei primi episodi, in cui l'incedere lento delle mutazioni genetiche sa creare attimi di puro terrore. 

Resident Evil 7: Biohazard è così, un omaggio alla cultura orrorifica del cinema d'autore, così come un'appassionata lettera d'amore indirizzata ai fan vecchi e nuovi dell'intera serie. Dimenticate Villa Spencer, nella settima incursione di Resident Evil siete chiamati a visitare - e sopravvivere di conseguenza a - Villa Baker, putrida magione della Louisiana in cui il protagonista Ethan Winters è attirato dalla moglie Mia, creduta morta qualche anno prima. 

Utilizzando per la prima volta una visuale in soggettiva, il colosso di Osaka ci ha regalato uno dei migliori surivival horror della generazione - se non di sempre -, almeno in attesa del remake di Resident Evil 2, in uscita il 25 gennaio su PC, PlayStation 4 e Xbox One. 

Alien: Isolation

Alien: Isolation è l'esempio migliore di come le atmosfere della saga cinematografica di Ridley Scott possano essere adattate alla perfezione per creare un gioco di sopravvivenza spaventoso e intelligente. 

Mettendo da parte furiose sparatorie e azione dura e cruda, il videogame di The Creative Assembly propone con coraggio un'indagine mortale e una fuga disperata, in cui giocare per quasi tutto il tempo al ''gatto col topo'', naturalmente braccati dallo Xenomorfo. Anni dopo gli avvenimenti di Alien, Amanda Ripley, figlia di Ellen Ripley, viene informata da Christopher Samuels, un androide della Weyland-Yutani, che la scatola nera della Nostromo è stata rintracciata e recuperata da una nave chiamata Anesidora, e che è stata trasferita sulla stazione spaziale Sevastopol, proprietà della Seegson in orbita attorno al gigante gassoso KG348.

Samuels offre ad Amanda un posto nella squadra della Weyland-Yutani, inviata per prelevare la scatola nera, affinché lei possa avere tutte le risposte riguardo alla morte della madre. Ed è qui che inizierà il suo incubo più grande.

Dying Light

Dying Light è l'imponente realizzazione di un'idea che con Dead Island era rimasta appena sottotraccia.

Gli sviluppatori polacchi di Techland hanno costruito, in open world, un contesto affascinante e credibile, lontano dai toni apocalittici di tanti altri congeneri e al contempo attento a recuperare una dimensione prettamente urbana dell'invasione zombie, vista in Io Sono Leggenda e in poche altre produzioni. Quello che più conta, comunque, è il fatto che Dying Light recuperi e valorizzi l'utilizzo esemplare che Mirror's Edge aveva fatto della prima persona, costringendo il giocatore a confrontarsi costantemente con l'ambiente di gioco, a curiosarci dentro, esplorarlo, "leggerlo" e sfruttarlo a proprio vantaggio.

Si tratta insomma di un titolo che resta, anche coi suoi spigoli, uno dei migliori zombie game degli ultimi anni.

Prey

Smisurata prova di talento di Arkane Studios e definitiva consacrazione del team di sviluppo, Prey è un'avventura fantascientifica in prima persona, lontanissima dai ritmi e delle caratteristiche di uno sparatutto. Il titolo si rifà anzi al canone di Bioshock, e prima ancora a quello di System Shock e Half-Life.

Prey è allora un gioco basato sull'esplorazione, sull'interazione con gli ambienti, sull'utilizzo ragionato e curioso delle risorse che questi mettono a disposizione. Così come i suoi padri spirituali, è un prodotto in cui coesistono elementi da gioco di ruolo, fasi stealth, tasselli da survival e pure sequenze d'azione furiose e movimentate. Il tutto arricchito da una trama di primissimo livello, pizzicata costantemente a prendersi gioco delle nostre emozioni e delle nostre paure più profonde.

Hellblade: Senua's Sacrifice

L'ultimo gioco auto prodotto da Ninja Theory - ora sotto l'ala protettiva di Microsoft - è per certi versi sorprendente, per altri spiazzante. I combattimenti e la progressione sono al servizio di una narrativa forte, sceneggiata magistralmente, in grado di toccare tematiche raramente trattate altrove, figurarsi in un videogioco action adventure.

Hellblade: Senua's Sacrifice mette sul piatto un viaggio intimo e agghiacciante, quasi grottesco, efficace nel far vivere non passivamente i disturbi psicotici della protagonista, la sua lotta con l'oscurità, il mondo che si è creata dopo aver vissuto una serie di traumi. D'altronde spesso è vero: le battaglie più difficili si affrontano con la mente, non con la spada.

Outlast

Outlast è una nota più che positiva nel panorama videoludico attuale e una perla se restringiamo il campo al genere horror nudo e crudo.

Le atmosfere ricordano pellicole come Rec e ricalcano il filone degli horror moderni girati con le videocamere in prima persona. La trasposizione del genere dal cinema al gaming ha avuto successo e pone le basi per titoli successivi basati sullo stesso schema di gioco. Peccato per la ridotta longevità e alcune sufficienze tecniche, difetti su cui però difficilmente un amante dell'horror punterà il dito.

Le fasi più importanti si svolgeranno nella semioscurità, se non nel buio più totale, con la nostra videocamera accesa in modalità notturna. Gireremo per tutto il tempo alla ricerca della chiave che apre quella porta e a raccogliere documenti che ci permettano di capire quello che è successo e cosa ancora sta succedendo attorno a noi. E sì, avrete quasi sempre paura!

The Evil Within 2

Chi ama Resident Evil, conosce sicuramente Shinji Mikami e la sua maestria nel confezionare incredibili avventure horror. 

Avventure come The Evil Within 2, secondo capitolo di una saga nata dopo l'addio a Capcom e l'arrivo del game designer giapponese tra le fila di Bethesda. Il gioco, in particolare, ci mette ancora nei panni del detective Sebastian Castelanos, tornato nel mondo oscuro dello STEM per salvare la figlia Lily, da lui creduta morta tempo addietro. La speranza è il tema portante del titolo: Sebastian cercherà di affrontare i suoi demoni interiori, i mostri e l'orrore pur di riportare a casa la bambina sana e salva.

Le meccaniche di gioco sono le stesse del primo The Evil Within, vale a dire un misto tra stealth e action, e in ogni situazione possiamo scegliere personalmente come agire contro i nemici.

Death Road to Canada

Death Road to Canada è survival bidimensionale in stile 16-bit sviluppato da Rocketcat Games. Il concept del gioco è meravigliosamente sintetizzato ed espresso nel titolo. Un po' come in World War Z: La guerra mondiale degli zombi, il libro scritto nel 2006 da Max Brooks, l'unico modo per salvarsi dall'apocalisse a base di non-morti è scappare verso nord, attraversando tutti gli Stati Uniti, in macchina o a piedi, stando ben attenti a recuperare le risorse necessarie e, soprattutto, a non morire durante il viaggio.

A ogni run si vestono i panni di un personaggio generato casualmente o opportunamente creato tramite il rudimentale editor messo a disposizione dagli sviluppatori. Non si tratta solo di inventarsi un nome e vestirlo con l'outfit più incline al proprio gusto estetico, a fare la differenza una volta in strada saranno i perk, le abilità, le statistiche di ciascun eroe.

Graficamente delizioso, a patto di amare la pixel art, impreziosito da una colonna sonora spesso antitetica, Death Road to Canada è semplicemente imprescindibile per gli amanti dei roguelike e delle apocalissi a tema zombie.

SOMA

Frictional Games ha un po' accantonato quello che è il cuore pulsante dell'horror tanto caro a Penumbra e Amnesia, ma non ha di certo dimenticato le proprie radici nello sviluppo di SOMA. Il team di sviluppo allenta la presa sull'horror puro e sale sull'ottovolante della fantascienza con sensibilità e maturità, mescolando la narrativa classica a quella ambientale in un impasto che rimane coerente dallo spiazzante inizio fino al triste e struggente epilogo, in cui non mancano sorprese.

Nonostante qualche sbavatura, SOMA rimane un'opera di altissimo valore. Decide di anestetizzare il giocatore col suo incedere controllato e le sue tematiche forti e inconsuete, a cavallo tra fantascienza d'anticipazione e le avanguardie dalle neuroscienze computazionali. A differenza delle opere di Tom Jubert (The Swapper, The Talos Principle) con cui SOMA condivide alcune tematiche, la storia viene raccontata senza ricorrere ad ardimentosi e contorti discorsi metafisici; al contrario, al linguaggio fantascientifico che permea l'intera opera si accavalla la voce di un uomo comune, spiazzato dalla realtà in cui si trova e costretto a imboccare una strettoia che gli impone di ribaltare i propri valori e rivalutare ciò che resta della sua moralità.

Inside

Inside, ambientato in una città dal clima instabile in un futuro distopico in cui esistono tecnologie meccaniche e chimiche molto avanzate ma in cui i mezzi di raccolta e trasmissione di informazioni sono i nastri magnetici e grossi computer, pone il giocatore nei panni di un bambino in un bosco che sta scappando da qualcosa.

Seguito spirituale del già intricato Limbo, il titolo realizzato dai ragazzacci di Playdead si propone come un platform/puzzle dalla tinte cupe, impeccabile nella sua fusione coerente di narrazione, gameplay e direzione artistica. Inside riesce a evocare un contesto e un universo narrativo senza utilizzare parola alcuna, affidandosi interamente allo spazio e alla relazione tra giocatore e scenario, dipingendo un mondo credibile.

Potreste cercare di interpretarlo, ma sarebbe vano, o meglio, non necessario: il fascino di Inside sta in quel che suggerisce, nelle modalità con cui lo suggerisce.

The Last of Us Remastered

Dopo le scanzonate atmosfere di Crash Bandicoot e quelle esotiche di Uncharted, Naughty Dog ha deciso, nel 2013, di regalare a tutti i possessori di PlayStation 3 un orrorifico canto del cigno. 

Lo fece con The Last of Us, un'avventura post-apocalittica tra le più belle mai giocate dalla community di appassionati, che metteva in scena un intreccio narrativo epocale ''colpevole'' di averci fatto innamorare di Ellie e Joel e del loro particolare legame.

The Last of Us è poi tornato rimasterizzato su PlayStation 4, in una versione definitiva ancora più bella del titolo originale. E farà il bis - forse - il prossimo anno con The Last of Us Part II, in cui la giovane antieroina del capitolo d'esordio è ormai più matura e protagonista principale, mentre il destino del suo storico compagno rimane ancora avvolto nel più fitto dei misteri.

Bloodborne

Yharnam non è più una città, ma un incubo urbano malato e contorto: un'enorme piaga che sanguina incessantemente, un corpo morto, una carcassa su cui banchettano bestie senza speranza. Yharnam è un'immensa fogna in cui si raccolgono i relitti di una catastrofe antica: cani annegati, ratti purulenti, corvi zoppi. Ma soprattutto è lo scenario scelto da From Software per farci vivere le bellezze gotiche di Bloodborne.

Molti simile alla saga di Dark Souls - ne condivide il creatore, Hidetaka Miyazaki -, questo gioco di ruolo d'azione tormenta i giocatori, li contamina e li imprigiona in un mondo annientato dal dolore, ergendosi come quel capolavoro di cattiveria che il team di sviluppo aveva promesso a PlayStation 4 in esclusiva. E se è vero che i rumor su un possibile secondo capitolo continuano ad affollarsi sul web, il primo Bloodborne continua a catturare un po' tutti nella sua sua spirale di violenza e sacrificio, così come nella sua affascinante inconografia.

Telltale's The Walking Dead

Telltale Games ha purtroppo di recente chiuso i battenti, ma la sua eredità rimane viva nelle menti e nei cuori di milioni di videogiocatori.

Eredità che fa rima con decine di avventure grafiche più o meno imperdibili, e tra cui figura la prima stagione di The Walking Dead. Diviso in cinque episodi rilasciati a cadenza regolare, il gioco si ispira ai fumetti di Robert Kikrman - assai meno allo show televisivo di AMC, ora alla nona stagione su FOX -, presentandoci una storia del tutto originale e personaggi realmente indimenticabili.

La ''prima volta'' della piccola Clementine, affiancata dal fedele Lee, è stata tanto coraggiosa da saper smuovere emozioni rarissime per una produzione videoludica, lasciando il segno con un epilogo difficile da digerire per potenza emotiva e maestria narrativa.

La stessa Clem è tornata, ormai adulta, per The Walking Dead: The Final Season, i cui lavori continuano grazie all'impegno di Skybound Games, che ha raccolto proprio quella eredità di Telltale di cui parlavamo poco prima.

Everybody's Gone to the Rapture

Gli sviluppatori di Dear Esther si sono lanciati in un nuovo progetto ancora più peculiare. Parliamo di Everybody's Gone to the Rapture, che ci porta nella contea inglese dello Shropshire. Il titolo racconta l'ultima ora del mondo mettendoci nella prospettiva di chi si trova a vivere la fine di tutto dai verdi prati di uno sperduto paesino di campagna. 

Everybody's Gone to the Rapture è un racconto interattivo, più che un'avventura. Un prodotto realizzato in modo sapiente: eccellente dal punto di vista della narrazione, dotato di una colonna sonora straordinaria ed emozionante, di un ottimo doppiaggio in italiano e di una grafica in grado di proporre numerose variazioni sul tema giocando con le luci, le fasi della giornata e gli agenti atmosferici. Un titolo che non dura moltissimo, ma che rimane impresso e lascia il segno.

Resident Evil Rebirth

Il videogioco che ha (ri)definito il genere dei survival horror nel lontano 1996 è tornato nel 2002 riveduto e corretto su Nintendo Gamecube, la console a 128-bit del colosso di Kyoto. 

Resident Evil Rebirth, vero e proprio remake del primo episodio della saga, è poi sbarcato anche su Wii, PS3, PC e Xbox 360, per poi farsi strada nell'attuale generazione di console con una riedizione in alta definizione davvero imperdibile per i fan di Chris Redfield e Jill Valentine. La storia rimane la stessa di più di 20 anni fa - arricchita comunque da alcune sessioni mai viste, come quella dedicata alla sfortunata Lisa Trevor -, mentre comparto grafico e location infondono nuova vita alla massima espressione del gaming ''non-morto''.

Se non lo avete mai giocato, è insomma tempo di rimediare: volete forse farvi trovare impreparati all'uscita del già citato Resident Evil 2 Remake?

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