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Amici come prima, quello di De Sica e Boldi non è (solo) un cinepanettone

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Un film sulla disperazione e sulla solidarietà maschile in cui si ride a tratti di gusto: la recensione dell'anticinepanettone con Christian de Sica e Massimo Boldi.

De Sica e Boldi in una scena del film Loris T. Zambelli/Medusa

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Il cinepanettone è un lontano ricordo, sepolto dal peso di film di bassa lega tutti uguali tra loro, figli del medesimo canovaccio. Amici come prima rischia di pagare caro la sua stessa campagna promozionale, mirata a proporlo al pubblico come uno dei tanti - troppi - film comici di Natale che riesuma stilemi e cliché del genere. Niente di più sbagliato, perché il film che vede Christian De Sica e Massimo Boldi dividere nuovamente la scena sullo schermo a 13 anni di distanza dal record di incassi Natale a Miami è un film a metà tra una farsa a tratti spassosa e una commedia agrodolce che riflette sul passare del tempo, sulle aspettative che famiglia e società solitamente ripongono in noi e sul dramma di chi perde il lavoro quando è in là con gli anni.

Certo, il film diretto da De Sica stesso e da suo figlio Brando (il cui dinamismo in cabina di regia è davvero apprezzabile) non dimentica i trascorsi dei protagonisti, mutuando sketch e gag slapstick dalla comicità triviale del passato, più per comodità che per convinzione. Ma Amici come prima ha un qualcosa che risultava completamente assente nei cinepanettoni degli anni '90 e dei primi Duemila (fatta eccezione solo per Colpi di fulmine, peraltro girato da De Sica senza Boldi): l'aprire al sentimento, mostrando senza timore un'anima malinconica, e nonostante ciò non perdere il gusto per la risata, anche se a tratti sboccata.

In tutto questo il film targato Medusa è lungi dall'essere perfetto nel sincronizzare aspirazioni e messinscena, ma meriterebbe più considerazione da una parte di pubblico assai prevenuta.

Due amici fra "Miseria e nobiltà"

Il team di creativi che sta dietro ad Amici come prima (abbiamo incontrato i protagonisti, ecco il video) era consapevole dell'impossibilità di replicare la formula classica del cinepanettone, quella di coppie e famiglie in vacanza in giro per il mondo con tradimenti, peti e penetrazioni involontarie al seguito. Erano film, quelli, che presentavano - nell'Italia che si stava affacciando ad una crisi economica che non avrebbe conosciuto fine - uno scollamento dalla realtà, con quel tourbillon di imprenditori, palazzinari, liberi professionisti - tutti indistintamente cinici e fedifraghi  - preoccupati solo di eludere la sorveglianza di mogli e fidanzate nelle località più chic del pianeta.

Sono cambiati i tempi così come ha perso consistenza il vigore scenico di De Sica e Boldi (il primo spegnerà 68 candeline il prossimo 5 gennaio, l'altro ha superato da un po' i settanta), per i quali era impensabile un ritorno ai ruoli del passato (quelli del seduttore o dell'industrialotto coinvolto in mille avventure). Ecco che il team di sceneggiatori - Bardani, De Sica, Falcone e Martani, a cui va aggiunto il contributo al soggetto di Fausto Brizzi - hanno dirottato il racconto verso una commedia che parla di un uomo costretto a travestirsi per necessità, facendo comunque affidamento sulle battute estemporanee di un formidabile one-liner qual è De Sica (non ha perso lo smalto dei bei tempi, ve lo assicuriamo) e sul consueto repertorio di smorfie del "cipollino" del cinema, Boldi.

Licenziato dopo anni di onorato servizio, il direttore di un hotel di lusso (il Cesare Proietti di De Sica) scopre pure di essere sul lastrico. Per non deludere la moglie sanguisuga (Lunetta Savino), l'uomo, dopo aver tentato invano di ottenere un nuovo incarico, ingolosito dai 5mila euro di stipendio, si camufferà da donna  - sarà l'amico e collega Marco (Maurizio Casagrande) ad aiutarlo - per fare la badante ad un ricco e svitato anziano imprenditore (Boldi), direttore proprio del suo ex albergo (ignaro però dei movimenti societari orchestrati ormai dalla figlia, Regina Orioli, intenzionata a farlo interdire). Il facoltoso tycoon si invaghirà perdutamente della nuova badante, costringendo di conseguenza Cesare a fare l'equilibrista per non svelare la sua doppia identità.

Amici come prima offre diversi spunti: è, innanzitutto, un film sulla disperazione (chi senza lavoro, chi alle prese con una figlia avida, chi timoroso di rivelare la propria inclinazione sessuale) in cui si ride, certo, ma il vincolo col cinema del passato è più volte tradito e ripreso. Di conseguenza, i toni oscillano tra la commedia demenziale che fa il verso a Quasi amici e Mrs. Doubtfire (la scena della parrucca è un omaggio fin troppo esplicito) e il racconto sentimentale, con un interessante sottotesto queer che sfocia in una dimensione metacinematografica per nulla banale (una volta scoperti i giochi, tra i due protagonisti sembra comunque rimanere una sorta di legame affettivo, e il tutto rimanda al rapporto professionale e personale di De Sica e Boldi). Una pellicola, quindi, che di natalizio ha ben poco (forse solo un poster di dubbio gusto che tende a portare fuori strada lo spettatore).

Nel suo essere un inno alla solidarietà maschile, Amici come prima rischia di essere tacciato di misoginia. Se è vero che i personaggi femminili sono oltremodo negativi (eppure esistono anche nella vita reale, inutile fare i moralisti), è altrettanto indiscutibile che il personaggio "rosa" più genuino del film sia proprio Lisa, ovvero la nuova identità assunta dal disoccupato Cesare. E De Sica, corpo strapazzato tra protesi, tacchi e ciglia finte, è il grimaldello con cui il film scardina i confini della sessualità, del genere, riuscendo a sorridere assieme ai suoi personaggi là dove il cinepanettone non avrebbe mai potuto. 

A distanza di oltre 30 anni da Bellifreschi (senza contare l'episodio carnevalesco di Anni '90) De Sica si rivela ancora una volta abile trasformista e performer di razza, spalleggiato da un Boldi ritrovato e poco supportato invece da alcuni comprimari (Bruni e la Orioli), in un film che avrebbe potuto osare ancora di più ma che indiscutibilmente rappresenta una svolta per il celebre duo della risata all'italiana, tra gustose citazioni (il figlio "moderno", Titanic) e immancabili inside joke.

Voto6,5/10

Tra battute estemporanee ed equivoci più o meno esilaranti, De Sica e Boldi danno vita ad una commedia piena di sentimenti, che riflette sul tempo, sull'amicizia e sulla crisi.

Emanuele Zambon

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