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Un piccolo favore, la recensione: la chiave del successo è l'eccesso

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Blake Lively e Anna Kendrick sono le protagoniste di un thriller che abbraccia il suo scarso realismo virandolo in chiave glamour ed eccessiva, fino a conquistare lo spettatore. La recensione di Un piccolo favore.

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Cosa distingue un film brutto da uno scult, ovvero un film pessimo ma in qualche modo capace di conquistare l'affetto degli spettatori, fino a divenire un loro feticcio? Non di rado l'errata convinzione che per girare un film sopra le righe, eccessivo, trash, over the top che dir si voglia sia richiesto il minimo necessario dell'impegno. Invece per trasformare qualcosa di brutto in un brutto esemplare di successo serve tanto se non più impegno di quello necessario per realizzare una pellicola bella, carina, tutto sommato accettabile. 

Così come per il bello, anche il brutto è regolato da sue logiche interne e delicati equilibri. Non basta esagerare insomma, bisogna farlo bene, nei giusti modi e tempi. Proprio per questo motivo film molto curati e realizzati con le migliori intenzioni spesso - come si dice sul web - "fanno il giro" e divengono scult involontari. Chi ha capito alla perfezione questo assunto è Paul Feig, il regista di Un piccolo favore. Dopo Bride Maids e SPY si può anzi dire che stia affinando le sue capacità in questa direzione: quella del trash per scelta e iper consapevole. 

Anna Kendrick in Un piccolo favoreHD01 Distribution
Anna Kendrick è la Blake Lively del comparto nerd e un po' nevrotico

Paul Feig deve avere l'occhio da analista o l'animo da mercenario. Si è ritrovato davanti - chissà quanto per scelta - un intreccio thriller dai ribaltoni e colpi di scena degni del peggior romanzone thriller da aeroporto e due protagoniste che, a ben vedere, sono una lo specchio dell'altra. Blake Lively è la bionda sexy incastrata nel suo essere piacente sin dai tempi di Gossip Girl, con l'imprevisto bonus di una serie di registi e produttori che tentano a più riprese di costruirle addosso una carriera fuor di stereotipo, che punta su un talento recitativo ancora tutto da dimostrare. Anna Kendrick dovrebbe essere ben più scafata e abile, ma per ampi tratti del suo percorso si ha la netta impressione che sia la Blake Lively del comparto nerd, fatto di musical e personaggi pignoli. 

L'intuizione geniale di Paul Feig è di non tentare nemmeno di nobilitare o giustificare il materiale che si trova per le mani, ma di percorrerlo con convinzione e attenzione. Per distanziarsi un minimo dai passaggi più sciocchi o superficiali, Feig dà all'operazione un sottofondo comico, sempre più marcato via via che la plausibilità della storia va a farsi benedire. Così Un Piccolo Favore può costruire con grande agio il suo mistero della moglie e madre scomparsa e, quando arriva il momento critico di tirare le somme e dare le risposte, spicca il volo. Laddove certi thrilleroni seri e compiti si sgonfiano per via delle loro spiegazioni assurde e non degne delle premesse, il film di Feig acquista forza e sfrontatezza. Avendo sottolineato fin dall'inizio la sua vena caricaturale ed eccessiva, non deve far altro che continuare ad eccedere per chiudere in bellezza.

Un piccolo favore: la trama del film

Tutte le mamme dell'asilo irridono Stephanie (Anna Kendrick), anche il papà casalingo perfettamente versato nelle logiche di quartiere e nelle faccende di casa. Nonostante abbia affrontato un terribile lutto e viva qualche difficoltà economica, Stephanie è quel genere di madre involontariamente odiosa nella sua infinita carineria. Quella il cui figlio è sempre in ordine e con un pranzo preparato in casa, biologico e perfettamente calibrato; quella che si offre sempre volontaria per qualsiasi attività benefica e ricreativa; quella che nelle pause tra un impegno e l'altro immortala il piccolo con la sua Nikon e tiene un vlog quotidiano dedicato alla maternità. 

Stephanie ed Emily in una scena del filmHD01 distribution
Quali segreti nasconde Emily, donna in carriera spregiudicata e mamma sui generis?

Cosa ha da spartire con Emily (Blake Lively), prototipica mamma "stronza" e lavoratrice, che apostrofa il figlio come un adulto, lo parcheggia qui e lì e appena rincasata si prepara un Martini bello forte? Nulla, eppure le due stringono un bizzarro legame tra rivalità e amicizia. Emily invita Stephanie nella sua casa di design e a suon di Martini ghiacciati tira fuori qualche segretuccio dietro la facciata di mammina irreprensibile della donna. I suoi di segreti invece se li tiene ben stretti, dietro il suo improbabile guardaroba da villain lesbica con una passione per i bastoni da passeggio e vertiginosi tacchi a spillo. 

Stravagante e oscura, Emily sembra rifuggire qualsiasi tentativo di scalfire la sua privacy e il suo passato: non vuole essere fotografata, non esiste sui social, non parla mai della sua famiglia. Dopo aver chiesto a Stephanie di tenere il proprio figlio per il pomeriggio, Emily scompare misteriosamente nel nulla. Mentre la polizia comincia a sospettare del marito, Stephanie non resiste all'impulso di ficcanasare. Un po' per accertarsi che la donna stia bene, un po' per sanare la sua curiosità e scoprire i segreti dell'amica.

Un piccolo favore: la recensione del film

A metà strada tra la social justice e un thriller oscuro alla Gone Girl, Un piccolo favore conferma l'interesse di Paul Feig per mettere al centro della scena personaggi femminili giocati fuor di stereotipo. Seppur impostato come un thriller poliziesco pieno di colpi di scena (buona parte dei quali degni di una telenovela) Un piccolo favore tenta anche di fare un ritratto grottesco e mordente della maternità oggi. Stephanie è la classica mammina perfetta che ci aspetteremmo crolli da un momento all'altro rivelando la sua mediocrità, invece dimostra lo stesso carisma e forza caratteriale di Emily, che sotto la scorza noncurante e ad alto tasso alcolico si rivela una madre genuinamente affezionata al figlio. 

Le protagoniste del film Un piccolo favore parlano del loro passatoHD01 distribution
Non bastano outfit glamour e Martini a fiumi per nascondere una certa trascuratezza del film

Impostato su tutt'altri toni e con una sceneggiatura riveduta e corretta, Un piccolo favore avrebbe potuto essere a suo modo un epigono degno di Gone Girl. Invece risulta superficiale e stereotipato nelle sue frecciate così come sotto qualsiasi altro aspetto. Chi ci ha visto la liberazione di Blake Lively dallo stereotipico della ragazza super sexy farebbe meglio a ricredersi: il suo ruolo è la versione aggiornata e anagraficamente corretta del suo personaggio cult di Gossip Girl. L'unica differenza è che è diventato socialmente accettabile e perfino auspicabile "dire le cose come stanno", una perifrasi molto compita per dire che oggi dentro e fuori dai cinema essere sfrontati e volgari (passatemi il francesismo, essere stronzi) è un attributo socialmente accettabile. Anzi, forse auspicabile. Di certo incredibilmente cool. 

A rafforzare l'analogia con la serie TV teen di CW è anche la confezione del film, di una bruttezza rara. Non è giustificabile nemmeno considerando un certo intento parodico, un taglio esagerativo del genere. Un piccolo favore dimostra un'assoluta mancanza di varietà, limitandosi a spostare le due protagoniste da casa di una a quella dell'altra, con il Martini sempre in mano, un nuovo outifit addosso e mai un'inquadratura degna di nota. Il montaggio poi è così squalificante nel suo incollare secondo su secondo botta e risposta tra le due protagoniste, con tagli sgraziati e schizofrenici, che non aiuta di certo le due interpreti a brillare. Se Emily e Stephanie stanno parlando una di fronte all'altra, di grazia, perché non fermarsi per una decina di secondi a stare a sentire cosa dicono senza rimbalzare ogni sillaba da un primo piano all'altro? La stessa trascuratezza spacciata per parodia la ritroviamo nella fotografia e in una sottolineatura smodata dei guardaroba (oggettivamente da urlo) delle protagoniste. Insomma, Feig è abbastanza scafato da farci la figura di quello intelligente alle prese con un film molto sciocco, ma non è così geniale da trasformare una parodia mal eseguita in un manifesto. 

Un piccolo favore è nelle sale italiane dal 13 dicembre 2018.

Voto6,5/10

Feig vede un'opportunità nel debole realismo del thriller e con successo porta il film nel territorio glamour e dell'eccesso. Niente però giustifica l'infima regia, la fotografia e il montaggio.

Elisa Giudici

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