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I satelliti Galileo confermano la teoria della relatività di Einstein

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Il genio indiscusso di Enstein viene ancora una volta confermato, stavolta però dalla rete europea di satelliti Galileo, stando a quanto pubblicato sull’autorevole rivista Physical Review Letters.

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Albert Einstein, uno fra i più importanti pensatori del 20esimo secolo ma, soprattutto, uomo di scienza che è riuscito a mutare radicalmente la nostra interpretazione del mondo fisico, non ha bisogno di presentazioni.

Eppure è comunque sbalorditivo che, a distanza di oltre 60 anni dalla morte, le sue teorie vengano ancora oggi continuamente confermate dal progresso scientifico. La rete di navigazione satellitare Galileo dell’Unione europea è riuscita infatti a dimostrare, con un’accuratezza mai vista prima, la validità della teoria della relatività di Einstein.

In particolare, i satelliti Galileo hanno ottenuto la misura più precisa di come le variazioni di forza di gravità siano in grado di alterare lo scorrere del tempo, proprio come aveva previsto il nostro Albert ormai 100 anni fa.

Una foto di Albert EinsteinHDGetty Images
Il nostro Einstein aveva ragione, come al solito

Lo studio, condotto dal team di ricerca Syrte dell’Observatoire de Paris e dal tedesco Centro Zarm di Tecnologia Spaziale Applicata e Microgravità, fa parte del progetto Great (Galileo gravitational Redshift Experiment with eccentric sATellites), e i risultati ottenuti sono frutto di oltre mille giorni di raccolta dati.

Tali dati, che hanno permesso ancora una volta di confermare la grandezza dell’immortale Einstein, provengono in particolare da due satelliti della rete Galileo, Galileo 5 e 6, protagonisti nel 2014 di un brutto incidente. In quell’anno infatti i satelliti rimasero bloccati in orbite molto ellittiche, dunque scorrette, da un problema al razzo Soyuz, venendo così portati nello spazio.

Gli addetti ai lavori dell’ESA (European Space Agency) tentarono di correggere l’orbita di Galileo 5 e 6, ma l’intervento non andò purtroppo del tutto a buon fine. Ognuno dei satelliti in questione infatti attualmente sale e scende, percorrendo circa 8500 chilometri, per due volte al giorno.

La sorte ha però voluto che i continui cambiamenti d’altezza rendessero Galileo 5 e 6 importantissimi per mettere alla prova, con un’accuratezza mai ottenuta prima d’ora, la teoria della relatività di Einstein.  Secondo tale teoria, la gravità influisce sul tempo in maniera importante, determinando dunque uno scorrere del tempo più lento nei pressi di un corpo celeste di notevoli dimensioni.

In poche parole, un orologio che si trova sul nostro pianeta, risentendo di un campo gravitazionale considerevole, segna l’avanzare del tempo più lentamente rispetto a un ipotetico orologio situato su un satellite posizionato a circa 20mila chilometri d’altezza, un’altezza menzionata non caso perché indica la distanza a cui si trovano i satelliti della rete di navigazione satellitare Galileo.

Una misurazione dell’effetto della gravità sul tempo così precisa è stata effettuata grazie alla presenza sui due satelliti di orologi atomici a idrogeno. In definitiva, gli orologi situati sui satelliti Galileo hanno registrato una variazione dovuta all’influenza della gravità nello scorrere del tempo, rispetto agli orologi terrestri, di 4 millesimi di miliardesimo di secondo ogni 13 ore.

L’idea di luoghi dell’universo in cui il tempo scorre in modo differente dalla realtà in cui viviamo quotidianamente a causa della gravità, è un qualcosa di incredibile, e Einstein ci aveva già pensato tanti anni fa.

E voi che ne pensate? Sbalorditi all’idea di un universo dove il tempo scorre in modo differente da una zona all’altra dello stesso?

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