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Recensione de 'La forchetta, la strega e il drago', nuovo libro del Ciclo dell'Eredità

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A distanza di sette anni dal libro conclusivo del ciclo, Inheritance, Christopher Paolini torna nel mondo che lo ha reso famoso con una collezione di tre storie brevi. Riuscirà a riprendersi dopo il non tanto esaltante ultimo capitolo?

Copertina de La forchetta, la strega e il drago Shurtugal.com, Knopf, Paolini.net

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Ci tengo a ricordare fin dall'inizio che questa è una recensione personale. Quindi il mio giudizio non rispecchia, ovviamente, quello dell'intera redazione di MondoFox. 

Era l'ormai lontano 2011 quando Christopher Paolini e Knopf davano alle stampe l'ultimo libro del Ciclo dell'Eredità. Erano ormai passati otto anni dall'uscita di Eragon e nel mentre era anche uscito il non proprio esaltante esperimento del film con Jeremy Irons e John Malkovich. Proprio questa pellicola non solo fu un insuccesso clamoroso ma, allo stesso tempo, regista e sceneggiatori riuscirono a tagliare dal libro parti talmente fondamentali per il prosieguo della storia da farmi pensare, già all'epoca, a come se ne sarebbero tirati fuori. Domanda che non ha avuto risposta, ovviamente, perché il progetto di una saga non vide mai la luce.

Ma torniamo a "La forchetta, la strega e il drago".

La storia

Immagine della copertina de La forchetta, la strega e il dragoRizzoli
La copertina scelta da Rizzoli è uguale a quella originale.

La storia de "La forchetta, la strega e il drago" riparte non molto tempo dopo la conclusione di Inheritance, ma prima del quinto libro ufficiale, parte del Ciclo vero e proprio già annunciato da Paolini stesso. Eragon ha trovato una nuova casa per i Cavalieri dei Draghi e ha spostato le uova e gli Eldunarì in questa nuova fortezza. Aiutato da nani, elfi e urgali, la nuova accademia sta prendendo piede. Nel mentre, tornano alcuni vecchi personaggi già visti nei precedenti capitoli, come l'erborista Angela e la piccola Elva, bambina accidentalmente maledetta dallo stesso Eragon. Ma il sottotitolo del romanzo è proprio "Racconti da Alagaësia" e infatti forchetta, strega e drago appaiono in tre brani, neanche tanto piccoli, che vanno a collocarsi nel bel mezzo del libro. Mentre la forchetta si riferisce a un personaggio molto famoso della saga letteraria, la strega è più il diario di Angela, in cui l'erborista descrive come abbia convinto la piccola Elva a mettersi in viaggio con lei. Il drago, invece, si riferisce al racconto di una leggenda urgali in cui una giovane decide di vendicarsi contro un drago che le ha strappato il padre e il suo villaggio. 

L'inizio di una nuova saga?

"La forchetta, la strega e il drago" non sembra affatto un romanzo. Pare, in effetti, un assemblaggio di tre storie accomunate da un sottilissimo filo conduttore che tenta di dare un senso compiuto a quello che appare più come un virtuosismo di Christopher Paolini che un'effettiva volontà di aggiungere qualcosa alla saga di Eragon. Per tutto il libro rimane un senso di straniamento, un qualcosa che l'autore sembra non voglia affatto nascondere. E così ci ritroviamo a leggere un vago accenno alla storia di Eragon che è sì il nuovo "capo" dei Cavalieri dei Draghi, ma che per tutto il libro non fa altro che sembrare una pedina in uno scacchiere più grande e funge così da pretesto per raccontare le tre storie che vanno a formare il titolo del romanzo. 

Immagine della mappa di AlagaesiaHDPaolini.net
La mappa del continente di Alagaësia, continente in cui si svolgono le avventure di Eragon.

E anche i racconti stessi non sono eccezionali, se proprio vogliamo dirla tutta. Mentre quello della forchetta riporta all'attenzione la storia di Murtagh e apre spiragli interessanti per un prosieguo della storia in altri romanzi, quello di Angela è davvero pesante nell'economia dell'insieme. Infatti, nel bel mezzo del libro, la storia del diario di Angela e tutte le sue elucubrazioni altro non fanno che spingere un lettore a saltare il tutto a piè pari, però bisogna anche dire che questa parte non è stata scritta da Paolini stesso, ma dalla sorella. Invece, la terza storia è la meglio riuscita dell'intero romanzo. Per tutto il Ciclo dell'Eredità non si era mai pensato a un drago malvagio, fatta eccezione per Shruikan di Galbatorix che, comunque, era la creatura di un personaggio totalmente malvagio. Nella storia del drago, invece, il mostro ricorda tanto quello Smaug di tolkeniana memoria che arriva, distrugge e si insedia dove una volta prosperava un intero popolo. 

E, alla fine, dopo un racconto piuttosto lungo, arriva la vera svolta del romanzo, che per non spoilerarvi nulla, vi scriverò qui sotto.

Attenzione! Possibili spoiler!

A fine romanzo Eragon viene avvertito del fatto che un uovo si è appena schiuso e che, quindi, è arrivato il tempo di un altro Cavaliere dei Draghi.

Un giudizio non facile

Dare un giudizio a questa nuova opera non è facile. Eragon è un romanzo young adult e dire altrimenti sarebbe errato. Quindi dare un giudizio da adulti su un'opera così, il cui target non è sicuramente quello di un ragazzo di 20-25 anni, non vuole essere un deterrente per chi, come me, con Eragon e Saphira ci è cresciuto. Eppure, a malincuore, il romanzo non funziona bene come ci si aspettava. Paolini è tornato a scrivere di Alagaësia dopo sette anni ma forse avrebbe dovuto metterci un po' di più, così da costruire una storia corale, coesa e soprattutto compiuta. 

Sicuramente è un libro che funzionerebbe nella fascia di età che va dai dieci ai sedici anni, quello sì, ma comunque è una storia che va letta dopo Inheritance, romanzo che chiude la quadrilogia e alza sicuramente i toni rispetto a quell'originale Eragon che era chiaramente una storia per bambini. La volontà di ampliare le leggende e le storie di Alagaësia è sicuramente un nobile proposito ma troppo velleitario. Molti fan si sono detti delusi dalla conclusione del Ciclo e sicuramente non è così che Paolini li riconquisterà. Tirare in mezzo Eragon e altri personaggi come pretesto per raccontare queste tre storielline sembra più un voler allungare il brodo per arrivare alla lunghezza minima di un libro che una vera voglia di riprendere i personaggi e raccontarne le nuove avventure.

Anche qui, però, siamo a un bivio. Nella versione americana del romanzo, si evince chiaramente che questo è il primo volume di una serie, non parte del Ciclo canonico, ma più spin-off, e, d'altronde, dopo la lettura, non potrebbe essere altrimenti. Alcuni spunti interessanti ci sono, seppur pochi, all'interno del romanzo e due questioni andranno ovviamente risolte. Quindi, nell'ottica di una nuova saga futura, questo potrebbe essere un debole inizio per un qualcosa di più articolato e, magari, anche di interessante. Inoltre, lo stesso autore ha già fatto sapere che uscirà un quinto libro che seguirà le storie dei Cavalieri dei Draghi, ma che non vedrà come protagonisti Eragon, Nasuada e tutti gli altri, ma avrà un nuovo personaggio che sarà il fulcro della narrazione. Chi sarà? Penso che qualcuno di voi l'abbia capito già dallo spoiler in alto.

Preso da solo, invece, questo romanzo è forse il più difficile da interpretare e da leggere tra i cinque scritti da Paolini. Non decolla mai e difficilmente si ha voglia di arrivare alla fine. Sono lontani i tempi di Eragon ed Eldest dove la scrittura di Paolini ti invogliava a continuare quasi fino allo sfinimento. Però è un peccato arrivare ad aspettare sette anni per poi ritrovarsi una storia che aggiunge poco al Ciclo dell'Eredità, apre qualche spiraglio interessante, e si conclude dopo 280 pagine scarse. E se Paolini si fosse trasformato semplicemente in un autore stanco con poche idee?

A fine libro la sensazione è sicuramente quella di volere più Cavalieri dei Draghi, più personaggi che conosciamo, e meno racconti. E se il romanzo si intitola "Racconti da Alagaësia", allora vuol dire che il bersaglio è stato mancato. 

Eragon è tornato, quello sì, ma non è più quello che conoscevamo.

Voto5/10

Un romanzo che si dipana nel continente di Alagaësia ma che non riesce mai a colpire nel segno. Paolini decide di tornare a raccontare la storia di Eragon e dei draghi ma non riesce nel suo intento.

Antonio David Alberto

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