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Carol: la storia dietro il libro di Patricia Highsmith e al film con Cate Blanchett

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Carol è un melodramma anni '50 su una storia d'amore coinvolge due donne, una ricca dama altoborghese e una giovane commessa dei grandi magazzini. Ecco la storia vera e drammatica dietro il romanzo di Patricia Highsmith che ha ispirato il film.

Una scena di Carol, il film di Todd Haynes Lucky Red

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Carol è un melodramma anticonvenzionale, che unisce al linguaggio dei film sentimentali anni ’50 il tema dell’amore tra le due donne. La pellicola diretta da Todd Haynes, con Cate Blanchett e Rooney Mara nei panni delle protagoniste, è tratta da un romanzo di Patricia Highsmith scritto nel 1952, The Price of Salt.

La storia parla di una donna altoborghese e sposata, Carol, che s’innamora di una giovane commessa e fotografa.

Come in Serendipity, le due si conoscono in un grande magazzino: galeotto è stato un paio di guanti, e gli sguardi d’intesa hanno creato quella speciale alchimia.

In realtà, come rivela un’analisi approfondita di Telegraph, la storia è autobiografica e si configura come un grido d’amore da parte della scrittrice nei confronti delle donne sposate e degli amori impossibili della sua vita.

Copertina del libro CarolBloomsbury
Il romanzo Carol

Omosessualità negli anni ’50: il contesto sociale

A fornire queste informazioni è il biografo di Patricia Highsmith, scrittrice noir nata a Fort Worth e scomparsa nel 1995. Carol sarebbe la struggente storia d’amore della Highsmith con una donna conosciuta negli anni ’50 a New York. In quest'epoca maccartista, rigorosa e puritana, l’amore omosessuale era tutt’altro che sdoganato, tanto che The Price of Salt fu scritto da Patricia con uno pseudonimo, per essere poi ripubblicato e svelato come suo testo solo nel 1990.

Negli anni ’50 non era illegale solo avere relazioni con persone dello stesso sesso, ma anche scrivere storie su questi temi. Proprio nell'anno in cui fu pubblicato The Price of Salt, la prima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali elencava l'omosessualità come disturbo sociopatico della personalità.

I film anni ’50 ci fanno pensare quasi sempre ad Audrey Hepburn, al New Look, ai tubini e alle fiabe romantiche, ma era anche un’epoca difficile per le donne, in cui due amiche avevano grosse difficoltà a uscire e prenotare un tavolo serale in un ristorante. Nel 2014, all’epoca del film Carol, sono cambiate alcune cose, ma non così radicalmente. Come riporta Rolling Stone, proprio in quell’anno solo 11 film tra i 700 di maggiori incassi avevano uno sceneggiatore donna.

Ma la pellicola non sceglie la strada della contestazione o della denuncia sociale: preferisce fluttuare in un limbo più artistico-malinconico, in cui non mancano pungenti riferimenti a fatti reali, come la Highsmith moralmente costretta a pagarsi una costosa psicoanalisi (lo stessa cosa che avviene con Carol) per “diventare eterosessuale”.

La sceneggiatrice e drammaturga Phyllis Nagy si è avvicinata al testo con comprensione e rispetto, lavorandoci per 15 anni.

Sapevo che era così personale che probabilmente era meglio che non fosse letto. […]. [La storia tra Carol e Therese] era naturale come il respiro. Questa è la cosa che mi ha emozionato maggiormente nell'adattamento: è stata un'occasione per fare qualcosa di più sottile e interessante, in cui nessuno muore o contempla il suicidio o ha un momento di dolore per ciò che possa significare essere gay. 

Nel suo diario, scandagliato dal biografo, la Highsmith ammette di aver dato a The Price of Salt un finale agrodolce e non cruento, anche se lo strazio per gli omosessuali, negli anni ’50 negli Stati Uniti, era ben altro che una manciata di dubbi e una possibile separazione.

Dovevano pagare per la loro deviazione tagliandosi i polsi, annegandosi in una piscina, o passando all'eterosessualità ... o crollando - soli, miserabili e evitati da tutti - in una depressione uguale all'inferno.

La storia vera

Patricia Highsmith in primo pianoHDGetty Images
La scrittrice Patricia Highsmith

Patricia Highsmith negli anni ’50 era in difficoltà finanziarie, tanto da non riuscire a mantenersi con la scrittura e da lavorare come commessa nel reparto giocattoli di un grande magazzino. Un giorno in negozio entrò una donna più matura, ben vestita e gentile, che acquistò una bambola per la figlia. Lasciò tutti i propri dati per la consegna a casa, e colpì immediatamente la scrittrice-commessa.

La vedo nello stesso istante in cui mi vede e, all'istante, la amo.

Nel frattempo Patricia Highsmith viveva una storia d’amore infuocata con Virginia Kent Catherwood, socialite americana incontrata a New York nel 1944. La donna era sposata con il banchiere Cummins Catherwood: i due vivevano in una villa con piscina, con 20 stanze e 4 auto. La coppia divorziò nel 1941 perché il marito scoprì la vita parallela di Virginia, che si era esposta troppo prenotando una camera d’albergo con la sua amante, cosa che le costò la perdita della figlia per decisione del tribunale. Il biografo non ha dubbi: di certo The Price of Salt è un collage tra la suggestione della Highsmith tra un giorno in negozio e la tormentata storia con una donna ricca e sposata. La stessa autrice aveva ammesso, nel proprio diario, tanti parallelismi tra la finzione e la realtà.

Mi preoccupa che Ginnie possa ritenere il caso di Carol troppo simile al suo.

“L’altra metà dell’universo” era la metafora con cui Patricia, nei propri scritti privati, definiva Virginia. Il legame durò solo un anno, dal 1946 al 1947, ma fu una storia intensa e appassionata (proprio come quella del film). Quando terminò, entrambe le donne riportarono degli strascichi pesanti. Virginia beveva spesso, più frequentemente della stessa Highsmith, e a volte l’aggrediva con pugni e schiaffi.

Patricia Highsmith era turbata dalle sue plurime personalità, che emergevano in un momento di grande dolore.

Sono turbata dal sentirmi di essere diverse persone. Non dovrei essere sorpreso se diventassi un pericolosa schizofrenica.

Poco tempo dopo, nel 1948, la Highsmith si sottopose alla psicoanalisi, “una terapia per essere in condizione di sposarsi,” e iniziò una relazione con Marc Blandel, un collega. Per pagare questa costosa “terapia di eterosessualità”, la Highsmith dovette trovare un altro impiego, a Bloomingdale's.

Fu proprio qui che Patricia Highsmith incontrò per la prima volta una donna sposata,Kathleen Senn, che fu la fonte d’ispirazione del personaggio di Carol. Patricia ne fu ossessionata, al punto da seguirla in New Jersey, per sapere tutto di lei, dove abitava, chi fosse il marito.

Successivamente, la Highsmith – dopo l’addio a Blandel – si recò in Gran Bretagna per una vacanza a casa del proprio editore e s’innamorò di sua moglie, Kathryn, un medico di origine americana.

Patricia parlò con lei della propria omosessualità, fu rassicurata dalla mentalità aperta della donna e le due intrapresero anche una relazione, dopo essersi incontrate a Napoli nel 1949. Patricia confidava al diario le proprie emozioni.

Sento che mi sto innamorando di lei. Non stavo così con nessuno, da Ginnie.

Ma la relazione non aveva speranze.

I suicidi della donne amate da Patricia Highsmith

Una scena di CarolHDLucky Red
Le amanti in Carol

L’instabilità di Patricia Highsmith è dovuta anche all’orrendo destino che ha accomunato quasi tutte le sue amanti: la morte per suicidio. Gli anni ’40 e ’50 non ammettevano in nessun modo una relazione omosessuale alla luce del sole e un amore tra due donne era considerato illecito, impossibile e addirittura lesivo dei valori della bandiera americana.

Kathryn, dopo la relazione tornò da suo marito e si suicidò a 54 anni con un’overdose di barbiturici. La sua morte segnò la scrittrice in modo indelebile, anche perché sentiva incombere una maledizione: anche un’altra sua amante, Allela Cornell, aveva bevuto acido nitrico ed era morta in modo straziante e doloroso, mentre un’altra donna, Ellen Hill, aveva tentato senza successo di suicidarsi. Virginia Kent Catherwood, dopo la rottura con Patricia, non era riuscita a liberarsi dalla piaga dell’alcolismo ed era morta per malattia nel 1966, a 51 anni.

E Kathleen Senn, la donna vista a Bloomingdale’s e seguita dalla commessa Highsmith, si è suicidata come le altre, con il monossido di carbonio nel garage di casa propria, nell’autunno del 1951.

È noto che l’arte è in grado di sublimare la vita, e Patricia Highsmith ha colto l’occasione per dare letterariamente un happy ending a tutte le sue storie d’amore, condensandole nei personaggi di Carol e Theresa. Il finale fa pensare a un futuro positivo per entrambe, anche se è abbastanza aperto, ricalcando la traccia del libro. Al proprio editore la Highsmith aveva consegnato un primo finale, con la separazione delle due, e poi una visione più positiva, scegliendo le pagine come veicolo speciale per il coronamento di storie impossibili e per questo fallimentari.

Forse non è un caso che il film sia ambientato in inverno, una stagione di gelo e freddezza ma anche di fiocchi di neve, magia, fiaba. In giro in macchina attraverso le pianure dell'Ohio, Therese e Carol sembrano le ultime due persone della terra, come sottolinea anche la frase di Carol: "Potrei abituarmi ad avere tutta la città per me".

Copertina DVD CarolLucky Red
Il DVD di Carol

Fino al 1995, data della sua morte, Patricia Highsmith continuò ad avere relazioni con donne, per lo più sposate, e a scriverne sui suoi diari, tanto dal punto di vista della passione quanto del disagio psicologico di essere stretta in legami proibiti.

Cosa ne pensate? Vi è piaciuto questo film?

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