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Leaving Neverland: le rivelazioni del controverso documentario su Michael Jackson

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Domenica 3 marzo il network americano HBO ha trasmesso il docufilm sui presunti abusi della popstar: ecco cinque fatti che hanno scandalizzato il pubblico.

Il documentario sui presunti abusi di Michael Jackson, scandalizza il pubblico. Getty Images

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Leaving Neverland, il docufilm di Dan Reed sui presunti abusi sessuali su minori da parte di Michael Jackson, continua a destare scandalo.

Dopo aver turbato il pubblico del Sundance Film Festival, il lungo documentario è andato in onda domenica 3 marzo sul canale HBO, scatenando le reazioni di chi lo ha seguito in TV. Al centro del racconto ci sono le vite di Wade Robson e James Safechuck, due uomini che hanno conosciuto la popstar quando erano dei bambini e che oggi lo accusano di averli molestati sessualmente.

A niente sono valse le proteste della famiglia Jackson, che a febbraio aveva fatto causa a HBO per 100 milioni di dollari, accusando l’emittente televisiva di aver violato la clausola di non-diffamazione nei confronti del cantante, firmata dal network nel 1992.

Il film, diviso in due parti, è andato in onda e le interviste del regista a Robson, Safechuck e i loro familiari, hanno scosso la maggior parte degli spettatori.

Di seguito le cinque cose più sconvolgenti che emergono da Leaving Neverland, secondo la rivista People.

L’inizio dei presunti abusi

James Safechuck conobbe Jackson nel 1986, durante la realizzazione di uno spot Pepsi. Dopo questa collaborazione, la popstar portò in tourneé il ragazzino (che all’epoca aveva 10 anni) e la sua famiglia. Fu allora che cominciarono gli abusi, secondo le dichiarazioni di Safechuck: il rapporto con Jackson prese una piega sessuale quando il cantante gli insegnò come masturbarsi.

Il primo incontro tra Jackson e Robson fu invece in Australia. Dopo aver vinto, all’età di 5 anni, un concorso di danza, Robson incontrò la star nel backstage di un suo concerto. Tre anni dopo, durante una vacanza a Los Angeles con la sua famiglia, Robson soggiornò al Neverland Ranch. Fu allora che Jackson avrebbe praticato sesso orale su di lui: “Tu ed io siamo stati uniti da Dio. Siamo destinati a stare insieme. È così che mostriamo il nostro amore”, gli avrebbe spiegato il cantante.

Le finte nozze

Safechuck rivela di avere una scatola piena di costosi gioielli, regalatagli proprio da Jackson. Tra i preziosi c'è anche una fede nuziale. “Eravamo come una coppia sposata”, sostiene l’uomo. “Avevamo inscenato questa cerimonia nuziale nella sua camera da letto”. Safechuck sostiene che, per la popstar, regalare gioielli era un modo per ricevere in cambio favori sessuali.

Istruzioni per non essere scoperti

“Non farsi scoprire era fondamentale”, continua Safechuck. Per questo motivo, secondo la sua versione dei fatti, il cantante lo sottoponeva a delle vere e proprie esercitazioni, in cui il ragazzo doveva imparare a vestirsi velocemente e senza fare rumore, nel caso qualcuno fosse entrato d’improvviso nella loro camera d’albergo.

Una situazione simile sarebbe accaduta anche a Robson, che ha dichiarato: “Mi disse che se avessero scoperto cosa stava facendo, lui e io avremmo trascorso il resto delle nostre vite in prigione”.

Michael Jackson al Neverland Ranch HDGetty Images

Robson vs Macaulay Culkin

Dopo il successo di Mamma, ho perso l’aereo, Culkin divenne amico di Jackson. “Ero stato messo in disparte”, dice Robson, “Macaulay era diventato quello che ero stato io. Stava sempre vicino a Michael, io non ero più il suo favorito. È stato davvero difficile per me. Loro avevano la stessa connessione che avevo io con Michael. Sono stato geloso, ferito e confuso”.

365 giorni con Michael

Secondo Joy, la madre di Robson, la popstar propose alla famiglia di tornare in Australia e di lasciare il bambino a Los Angeles con lui. “Farei miracoli per la sua carriera. Lavorerebbe con me, potremmo fare un sacco di cose insieme, sarebbe fantastico se lui potesse stare con me per un anno”, fu la proposta della star stando ai racconti. Joy però fu categorica: “Risposi di no. Gli dissi che era mio figlio e che aveva solo sette anni. Non lo avrei lasciato con lui”.

 

Tra le cause legali e lo shock del pubblico, il docufilm è destinato a fare ancora molto rumore.

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