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Sopravvissuto - The Martian: trama e differenze tra film e libro

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Non è frequente, ma succede più spesso di quanto pensiamo: a volte i film superano in qualità i romanzi da cui sono stati tratti. Come nel caso di Sopravvissuto - The Martian: Ridley Scott e Matt Damon battono Andy Weir...

Sopravvissuto - The Martian di Ridley Scott 20th Century Fox

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Sopravvissuto - The Martian (distribuito in Italia anche come L'uomo di Marte) è un romanzo dell'esordiente Andy Weir pubblicato per la prima volta nel 2011.

Racconta la storia di un astronauta e botanico, membro di una missione spaziale su Marte che per una serie di problemi rimane bloccato sul pianeta rosso. Da solo. Il suo equipaggio parte senza di lui e Mark Watney deve trovare il modo di sopravvivere, cercando di resistere fino a quando arriveranno i soccorsi, ovvero dopo molto tempo.

Sfruttando le proprie conoscenze scientifiche, Mark fa di tutto per costruirsi un ambiente protetto, nel quale continuare a vivere in attesa di tornare a casa.

Pubblicato con successo in molti Paesi, il romanzo di Weir è uscito in Italia nel 2014 e l'anno successivo è sbarcato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo con l'adattamento firmato da Ridley Scott.

L'uomo di Marte: la versione italiana del romanzo di Andy Weir, The MartianNewton Compton Editori
L'uomo di Marte: la versione italiana del romanzo di Andy Weir, The Martian

Siamo di fronte a uno dei rari casi in cui il film supera il libro da cui è tratto. Com’è stato anche per questi 10 film.

Non a caso, la mia recensione del romanzo di Andy Weir, iniziava proprio in questo modo:

Mettiamola così: confido nel film. Perché il libro non è solo mortalmente noioso, è anche chiaramente scritto come una sceneggiatura in prosa, col solo scopo di diventare un film. E allora lasciamolo così, un film. Un’avventura per il grande schermo che vedrò quando potrò e che, spero, mi farà dimenticare questo noiosissimo racconto in prima persona da parte di un personaggio privo di un vero senso dell’umorismo, eppure determinato a ingannare il lettore facendogli credere di averne uno.

L’ho scritto diversi anni fa, prima che il film diretto da Ridley Scott e interpretato da Matt Damon nel 2015 fosse anche solo annunciato.

A distanza di tanto tempo, non ho cambiato idea: Andy Weir ha ideato una storia affascinante e ricca di spunti geniali, ma ha sprecato la sua occasione.

L’ironia che pervade il testo è inefficace, il che rende i lunghi ed elaborati calcoli - affiancati alle descrizioni minuziose - tediosi anziché satirici.

Il film, per fortuna, come speravo all’epoca è stato tutta un’altra cosa.

Il protagonista fra romanzo e film

Nell’adattamento cinematografico, Mark Watney è profondamente diverso dal suo corrispettivo letterario.

Matt Damon è riuscito a dargli quella carica e quella positività che l’autore avrebbe voluto attribuirgli tramite un senso dell’umorismo miseramente fallito.

Cosa non secondaria, nel romanzo ci aspettiamo di scoprire qualcosa della vita di Mark, del suo passato, dei suoi sogni, delle sue passioni. Ma niente di tutto questo emerge davvero: concentrato solo sulla sopravvivenza, Mark chiude fuori tutto il resto. Inclusa qualsiasi cosa lo riguardi per la sfera intima ed emotiva, ogni riferimento a famiglia e amici o al mondo in cui vorrebbe tanto tornare.

Lo spessore arriva invece sul grande schermo, dove oltre all’astronauta e allo scienziato emerge anche l’uomo. Il Mark di Damon e Scott ha la capacità di suscitare empatia nello spettatore, cosa che il Mark letterario non riesce proprio a fare.

Gli manca, in definitiva, l’aspetto umano: ci sommerge di nozioni e calcoli, mostrando la propria razionalità e la propria abilità ma non si lascia mai andare - nel diario che compila - a riflessioni che ne mettano in mostra l’unica cosa che ci interessava, la sua anima.

Certo, si può considerare una strategia di sopravvivenza: concentrarsi sul lavoro e i calcoli concreti per evitare di farsi prendere dal panico. In questo caso, però, per renderla efficace la strategia avrebbe dovuto essere in qualche modo evidenziata.

The Martian: Matt Damon è Mark WatneyHD20th Century Fox
Matt Damon in una scena di The Martian

Le altre differenze: tagli, aspetti scientifici e finale

La principale - e sostanziale - differenza fra libro e film, come vi ho già raccontato, risiede nella rappresentazione del protagonista.

Trattandosi di una storia incentrata sul disperato tentativo di sopravvivere da parte di un uomo solo, è evidente come l’importanza del personaggio sia rilevante.

Penso a Io sono leggenda di Matheson e al capolavoro cinematografico L’ultimo uomo sulla Terra - uno degli adattamenti del romanzo per il grande schermo - e a come un grande scrittore abbia saputo rendere “vero” in ogni suo aspetto un uomo rimasto solo e in lotta per la sopravvivenza (sì, esatto: l’ispirazione è evidente, purtroppo mal utilizzata).

Ci sono anche altri elementi, però, che separano la visione di Weir da quella di Scott. Principalmente due:

  1. Condensazione. In sceneggiatura si chiama condensazione: la necessità di tagliare o unire alcuni eventi nell’adattamento, per non aggiungere scene inutili o per non rendere il film troppo lungo. La condensazione ha eliminato, però, anche due episodi che nel romanzo hanno un forte peso. Il modo in cui Mark rimane a lungo isolato nelle comunicazioni (per via del guasto alla trasmittente) e l’incidente che subisce proprio in quella fase, che nel libro ci porta a conoscere alcuni dettagli del modo in cui ragiona il personaggio, ma soprattutto delle sue conoscenze per risolvere i problemi. La specificità usata nel libro - fra chimica, fisica e biologia ce n’è perfino troppa - era ovviamente inapplicabile al film: l’avrebbe reso troppo noioso. Tuttavia, di alcuni passaggi logici o di una parte delle spiegazioni, al cinema si è sentita un po' la mancanza.
  2. Il finale. Il modo in cui Mark viene recuperato nel film, dal punto di vista della logica (e della fisica), non sta in piedi. Non a caso, nel romanzo l’ipotesi del recupero nel modo in cui avviene davvero al cinema, viene solo lanciata da Mark come una battuta. Sia lui che i suoi colleghi sanno benissimo che si tratta di un’ipotesi impraticabile. Ma si sa, la magia del cinema può realizzare questo e altro… E può permetterselo perché al cinema il pubblico si aspetta un salvataggio spettacolare, un’impresa che renda giustizia alla tenacia e al carattere di un protagonista che ha saputo tenere duro in circostanze in cui molti altri avrebbero perso il lume della ragione.

Romanzo e adattamento

La sceneggiatura di The Martian è firmata da Drew Goddard, nome ben noto ai fan delle serie TV per il suo lavoro in Buffy, Angel, Lost e Daredevil, ma anche per i film Quella casa nel bosco, World War Z e Cloverfield.

Il lavoro di Goddard, che per The Martian si mette completamente al servizio del personaggio, risulta migliore proprio dal punto di vista della resa emotiva, umana ed emozionale di questa storia.

Non mancano le parti scientifiche, né la concentrazione di Mark su ciò che deve fare per sopravvivere, perché tempo e risorse vanno incastrati alla perfezione per permettergli di resistere fino all’arrivo dei soccorsi.

Eppure, ogni mossa compiuta da Matt Damon nei suoi panni ha tutto un altro sapore rispetto alla fredda e distaccata lucidità che anima il Mark letterario.

In sceneggiatura, sapendo che il pubblico a cui ci si rivolge con un film non è solo molto più vasto ma anche potenzialmente differente dal target di uno specifico romanzo, si punta sempre su questo: sugli aspetti emozionali della storia. Su ciò che può coinvolgere emotivamente la platea, per un semplice motivo: se uno o più personaggi rimangono impressi nella memoria collettiva, il film che ce li ha presentati vivrà in eterno (e sarà un grande successo).

The Martian: il film di Ridley Scott con Matt DamonHD20th Century Fox
The Martian: Matt Damon è Mark Watney

Provate a pensarci - e non a caso cito alcuni dei titoli che ho usato per gli esempi di film più riusciti rispetto ai romanzi di partenza: se pensiamo a Il silenzio degli innocenti, la mente corre immediatamente a Hannibal Lecter e la magistrale interpretazione (da Oscar) di Anthony Hopkins.

Se pensiamo a Il padrino, ecco che Marlon Brando appare magicamente nella nostra memoria. La stessa cosa con Shining (Jack Nicholson ha trasformato una storia nell’immagine di un personaggio che ci ossessiona da decenni), e molti altri titoli.
Per quanto una storia possa essere straordinaria, al cinema non è nulla se a raccontarcela non sono personaggi memorabili.

Ed è questo che Goddard, grande esperto di sceneggiatura e di personaggi che non si dimenticano, ha messo al primo posto nel suo adattamento di The Martian. Superando il lavoro di Andy Weir.

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