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Leaving Neverland: le reazioni di Paris Jackson e Corey Feldman al controverso documentario

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La figlia della popstar e l'attore americano hanno detto la loro sul documentario trasmesso da HBO.

Paris Jackson, figlia della celebre popstar scomparsa Getty Images

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"Stiamo calmi", così Paris Jackson reagisce alla bufera che si è scatenata sul padre, dopo la messa in onda del documentario Leaving Neverland, dedicato alle accuse di presunti abusi rivolte al cantante da due vittime. L’attrice e modella, figlia della celebre popstar scomparsa, non ha rilasciato nessuna dichiarazione sul film, ma ha comunque voluto dire la sua sui social.

"Prendete la mia vita più seriamente di quanto faccia io stessa. Calmatevi", con questo tweet pubblicato il 7 marzo, l’attrice ha voluto rispondere all’articolo del Gay Star News, in cui una fonte vicina all'attrice avrebbe detto che questa è in ansia per gli eventuali effetti che lo scandaloso docufilm avrà sulla sua carriera di attrice.

In un altro tweet ha aggiunto "So che le ingiustizie causano frustrazione ed è facile lasciarsi andare, ma reagire con una mente calma di solito è più logico rispetto ad agire seguendo la rabbia e inoltre ci si sente meglio. Fumate un po’ di erba e pensate in un quadro più grande. Rilassatevi".

"Il quadro più grande è la rovina dell’eredità di tuo padre e il suo nome diffamato per sempre", le ha risposto un fan, a cui l'attrice ha subito risposto: "Quindi… niente amore e pace e cercare di portare fuori il messaggio? Tabloid e bugie sono il quadro più grande? Pregherò per te".

Più tardi, in risposta al tweet di una fan, ha concluso "Se tutti reagissimo in questo modo quando appaiono degli articoli gli autori smetterebbero di scrivere menzogne e inizierebbero a scrivere notizie reali".

L'attore Corey FeldmanHDGetty Images

Anche Corey Feldman ha voluto dire la sua sul caso. Durante un’intervista alla CNN, l’attore ha precisato di non voler difendere Michael Jackson, nonostante tra i due ci sia stato un legame d’amicizia, nato sul set del film I Goonies nel 1984.

Tra me e Jackson non è mai successo niente di sconveniente. Ma non sono qui per difenderlo. Non posso difendere qualcuno che è stato accusato di orrendi crimini. Allo stesso tempo però non posso giudicarlo, perché non ha fatto quelle cose a me. Il mio ruolo non è né quello di accusatore né di difensore, il mio compito è quello di focalizzare l’attenzione su quello che è importante, ovvero riformare la prescrizione in tutti gli Stati.

Dopo aver confessato nel suo memoir - Coreyography - di essere stato molestato da bambino durante il suo lavoro a Hollywood, Feldman è oggi impegnato nella difesa delle vittime di abusi sessuali: "Dobbiamo dare voce alle vittime. Dobbiamo prendere in considerazione tutti i lati della vicenda, anche se ci crea disagio", ha detto.

L’attore, che sta lavorando a un documentario sulla sua personale vicenda, ha dichiarato di aver visto solo la prima parte del docufilm, non è riuscito ad andare avanti perché "troppo doloroso".

Mentre lo guardavo pensavo che non aveva alcun senso, non era la persona che conoscevo. Io sono stato molestato a 14 anni, un pedofilo mi ha mentito su chi realmente fosse. Gli ho creduto. L’ho considerato un amico, una brava persona, e lui mi ha molestato. Tutto questo prova che non posso essere un buon giudice sulla situazione. Soprattutto perché sono stato molto vicino a Michael.

L’intervista si è conclusa con un appello dell’attore: "Dobbiamo pensare ai bambini, proteggerli, è questa la cosa più importante. Vi prego di aiutarmi nella mia lotta per l’abolizione della prescrizione. Solo così potremo avere giustizia per tutti i sopravvissuti di violenza".

Feldman ha poi pubblicato un tweet in cui ha confessato che l'intervista rilasciata era stata la più difficile da affrontare, dopo la morte dell'amico Corey Haim, vittima come lui di abusi sessuali.

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