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The Prodigy, la recensione: qualche spavento ma nessun prodigio horror

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La mente prodigiosa di un bambino molto intelligente può nascondere un'oscura possessione, ma non un film povero di idee: la recensione di The Prodigy - Il figlio del male.

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Alle volte è tutta una questione di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto; la prospettiva e le aspettative dello spettatore diventano determinanti per valutare il risultato finale di una pellicola che ha in sé una moltitudine di punti di forza e di lati deboli. Questo è particolarmente vero per The Prodigy - Il figlio del male, la nuova pellicola horror diretta da Nicholas McCarthy e tragicamente "bloccata" a metà tra i due poli attorno a cui si raggruppano buona parte delle pellicole orrorifiche di questo periodo.

Da una parte ci sono i progetti mercenari, studiati a tavolino per soddisfare i fan dei jump scare, dello spavento e dello spatter a tutti i costi. Sono film in cui la trama è un pretesto per qualche brivido a buon mercato, quando non fonte di assoluta ilarità per quanto riesce ad essere ridicola e inconsistente, anche partendo dagli standard già generosi in questo senso del genere. 

D'altra invece ci sono gli horror vecchia scuola o con nuove pretese autoriali e indipendenti, che puntano tutto sul contenuto. Fare paura può essere un effetto collaterale del loro messaggio, ma è lo stesso ad essere nettamente al centro dell'evoluzione della storia o dei personaggi. Un'altra variante è quella in cui il film è impegnato in un esercizio di forma e stile, facendo fiorire una bizzarra bellezza cinematografica di immagini, riprese e suoni dall'orrore insito nel genere. Quando va molto bene, il risultato di queste premesse è una hit come Scappa - Get Out o It Follows. Quando va male, s'incappa in qualche scivolone come Hereditary - Le radici del male

Il giovane protagonista di The Prodigy intaglia una zuccaHDEagle Pictures
Un bambino dalla mente prodigiosa è l'inquietante protagonista di The Prodigy

Ecco, The Prodigy è bloccato proprio a metà strada, paralizzato dal tentativo di guardare in entrambe le direzioni, condannato fatalmente dal prendere la sua decisione troppo tardi per redimersi. 

Spunti (horror) mal gestiti

The Prodigy usa come incipit un grande classico del genere: il rapporto speciale tra una mamma e il suo problematico figlioletto, un legame che vede come personaggio quasi accessorio il padre, ancorché presente nella vita familiare e nella pellicola. D'altronde qui gli attori più celebri sono Taylor Schilling di Orange is the New Black e Jackson Robert Scott di IT; due nomi di richiamo utilizzati alla maniera classica del horror alla buona che punta sul nome del momento in locandina. 

Eppure i due, con tutti i limiti di una scrittura malferma, ci mettono del loro per ritrarre il rapporto tra una madre che finalmente riesce a rimanere incinta e un ragazzino che sin dalla più tenera età dimostra di avere un'intelligenza eccezionale. La mente prodigiosa di Miles dovrebbe essere da titolo il punto fermo del film, peccato che la pellicola si dimostri davvero insicura su cosa voglia fare e a quale risvolto horror dare la priorità.

Jackson Robert Scott e Taylor Schilling in una scena del filmHDEagle Pictures
La madre protagonista di The Prodigy non sembra troppo preoccupata dalle derive oscure del figlio

Se inizialmente è la precocità del ragazzino a creare la suspense necessaria, poi viene messa da parte in favore di una possessione sinistra: per una serie di coincidenze tortuose, il corpo del ragazzino diventa terreno di conflitto tra la sua stessa anima e quella di un ferocissimo serial killer, manco a dirlo ossessionato dall'uccidere giovani donne, intelligentissimo e feroce. L'intelligenza fuori dal comune di Miles l'ha reso particolarmente predisposto al processo? Tra i due c'è un qualche tipo di legame? Non è dato saperlo, come tanti altri aspetti poco chiari del film. 

Lascia un po' perplessi poi come The Prodigy - Il figlio del male punti a un paio di spaventi a buon mercato quando il materiale per fare bene (o quantomeno meglio) è lì a portata di mano e sistematicamente ignorato. Ne è un perfetto esempio tutto il conflitto paterno, presentato e accantonato in un rapido giro di giostra. Desta un po' di perplessità anche il personaggio di Schilling, madre teoricamente attenta ma al contempo appena disturbata dal fatto che il figlio abbia tentato di ammazzare un compagno di classe con un pesante attrezzo idraulico. 

Redenzione finale

Se il film non è un completo fallimento è merito di un arco finale in cui i fili narrativi cominciano improvvisamente ad essere intrecciati in maniera coerente e interessante. Da un certo punto in poi The Prodigy - Il figlio del male sembra acquisire consapevolezza e sicurezza di sé, presentando finalmente uno spunto interessante. A colpire è soprattutto una certa visione cinica, irreversibile degli eventi, la ferma volontà di non lasciare possibilità speranzose per il futuro - già palesemente programmato - per un possibile franchise.

La svolta però, ancorché interessante (e davvero sinistra), arriva troppo tardi per redimere tutti i passi falsi avvenuti prima. Non si può insomma chiedere al pubblico di entusiasmarsi davvero per un film che promette di essere intrigante nei suoi capitoli successivi, almeno non di fronte al suo incipit un po' malfermo. Il massimo che si può fare è concedergli una seconda chance in vista di un possibile sequel. 

The Prodigy - Il figlio del male sarà nelle sale a partire dal 28 marzo 2019.

Voto5,5/10

Del prodigio promesso da questo horror purtroppo non c'è traccia, ma in mezzo alla confusione di intenti e sviluppi The Prodigy azzecca una chiusa solida che ne redime in parte gli errori.

Elisa Giudici

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