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Avengers: Endgame, Joe Russo spiega il successo del franchise Marvel

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Il regista di Avengers: Endgame si racconta in un'intervista, spiegando la sua visione del Marvel Cinematic Universe e il perché del successo di questo incredibile franchise.

La locandina ufficiale di Avengers: Endgame Disney/Marvel Studios

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L'importanza di Avengers: Endgame non è dovuta solamente ai possibili risultati che otterrà in termini di box office o al fatto che finalmente gli appassionati potranno scoprire se e come gli eroi riusciranno a sconfiggere Thanos e riportare l'ordine nell'universo. Sono sicuramente fattori importanti, ma quello che davvero distingue il film dalla maggior parte di tutti gli altri progetti del Marvel Cinematic Universe (e dei blockbuster in generale) è il fatto che si tratta dell'apice narrativo di una trama attentamente sviluppata lungo più di dieci anni di avventure.

Un'impalcatura incredibilmente complessa, che supera per scala e per successo quella di tantissimi altri franchise precedenti e successivi. Pur non segnando la fine delle avventure degli eroi Marvel (che molto probabilmente proseguiranno ancora per anni e anni) sarà sicuramente un punto di arrivo importante, un momento che potrebbe segnare un prima e un dopo nel genere, tanto quanto il primo The Avengers del 2012. 

Chi sa molto bene tutto ciò è Joe Russo, regista dell'attesissimo nuovo capitolo del MCU, ma anche di altri tre progetti chiave per il franchise. Insieme al fratello Anthony ha infatti diretto il secondo e terzo film della trilogia di Capitan America, nonché Avengers: Infinity War, in cui per la prima volta abbiamo visto gli eroi affrontare il malvagio Thanos. L'autore si è quindi raccontato in una lunga intervista pubblicata da Box Office, in cui ha raccontato in dettaglio la sua visione del Marvel Cinematic Universe, cercando di spiegare come sia riuscito a diventare la gigantesca realtà che è oggi.

Joe Russo alla premiére di Avengers: Infinity WarGetty Images

Fin da subito Joe Russo ha voluto sottolineare quanto ritenga davvero unico il franchise, sia per la sua complessità, sia per la sua scala. Si tratta, come dicevamo, di una narrazione che è durata anni, sviluppandosi lungo tanti film diversi, ognuno parte di una propria storia, ma tutti collegati verso un'unica direzione e tutti, con i propri alti e bassi, capaci di coinvolgere il pubblico in maniera più che attiva. Il regista ha infatti dichiarato:

È stato un esperimento davvero unico. Sono 10 anni di storytelling multiforme e serializzato - franchise multipli con personaggi di grande successo in ciascun franchise. Il pubblico ha avuto un coinvolgimento emotivo distribuito su tutti i franchise in un modo che non credo sia mai stato fatto prima nell'industria cinematografica. Certo, ci sono stati singoli franchise come Harry Potter, Il Signore degli Anelli o Star Wars e la lista può continuare, ma non credo che nessuno abbia mai creato serie multiple come queste, tutte convergenti verso un finale come Endgame.

Ma qual è il vero motivo del successo di questo franchise? Perché ha funzionato così bene? Secondo Russo, uno dei pregi principali del MCU è essere riuscito a coinvolgere il pubblico in maniera collettiva, creando un'esperienza in sala davvero unica. Questo, se ci pensiamo, si riflette anche nell'impatto incredibile che ha la pubblicazione di nuovi materiali promozionali legati ai progetti dei Marvel Studios. Che si tratti di trailer o di character poster, sono quasi sempre capaci di catalizzare l'attenzione pressoché totale di media e social network.

Credo che il miglior obiettivo raggiunto da Marvel sia essere riuscita a galvanizzare il pubblico. Quando vai a vedere un film Marvel al week-end di apertura, è come se fosse un concerto rock. C'è un'energia e un entusiasmo che non hai rimanendo seduto a casa. C'è un senso di comunità. Ci sono persone che esultano e ridono e piangono e seguono la storia collettivamente in un modo che non so se vedrai mai da un'altra parte, fatta eccezione per il franchise di Star Wars. La connessione emotiva è davvero forte per tantissime persone.

Scarlett Johansson e Chris Evans in Avengers: EndgameHDDisney/Marvel Studios

Successivamente il regista si è spostato maggiormente sul film in arrivo fra poche settimane, il 24 aprile per essere precisi. Ovviamente non ha potuto rivelare praticamente nulla su Avengers: Endgame, ma ha sottolineato come si tratti di un'opera con un tono molto caratteristico, sensibilimente diversa dalle altre pellicole Marvel, anche rispetto al suo predecessore diretto:

Il film è senza dubbio unico nel suo tono. Ha uno spirito tutto suo, che è differente da quello di Infinity War, il che spiega perché ci tenessi così tanto al fatto che fossero presentati come due film separati. Ovviamente riceviamo determinate storie che sono state serializzate in oltre 22 film. Però è differente a livello di tono da Infinity War ed è raccontato da un altro punto di vista. È stato importante per noi, come registi, separarli nella nostra mente perché non vogliamo fare due volte lo stesso film e i modi per differenziare i film passano dal tono e dal punto di vista.

Joe Russo ha poi affrontato il tema del messaggio delle pellicole a cui ha lavorato nel MCU, spesso riflessione della realtà attuale del nostro mondo. Non si tratta di una casualità, l'obiettivo del regista è sempre "creare una sinergia tra la storia che stiamo raccontando e ciò che succede". E così Captain America: The Winter Soldier ragionava sul tema della privacy e dell'influenza delle strutture governative nelle nostre vite, così come il suo sequel Captain America: Civil War parlava di una società divisa, con due fazioni inevitabilmente portate allo scontro. Cosa ci si può aspettare da Avengers: Endgame in questo senso? Joe Russo ha risposto così:

Qual è la definizione di 'eroe'? Tutti e quattro i nostri film, se li guardi nell'insieme, pongono proprio quella domanda e cercando una risposta a quella tematica: Cosa vuol dire essere un eroe e cosa significa alzarsi e combattere?

Josh Brolin nei panni di Thanos in Avengers: Infinity WarHDDisney/Marvel Studios

Parlando dei suoi più stretti collaboratori, ovvero il fratello Anthony, ma anche gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, il regista ha sottolineato quanto il legame forte nella squadra sia fondamentale nella riuscita dei diversi progetti. Per questo motivo curano attentamente la fase di stesura dello script, lavorandoci anche per mesi tutti e quattro insieme con uno sviluppo davvero collaborativo. Secondo Russo è un fattore chiave, considerata anche la dimensione dei film:

È davvero importante per opere di questa scala che la visione dei registi sia evidenziata chiaramente nella sceneggiatura e nelle descrizioni delle azioni, perché stiamo cercando di comunicare con migliaia di persone allo stesso tempo. Secondo noi il modo migliore per farlo è tramite lo script. La storia deve essere una storia che vogliamo raccontare. Lavorare con Markus e McFeely su tutti questi film è stata un'esperienza incredibile e una collaborazione davvero unica.

Il regista ha anche parlato della durata di Avengers: Endgame, un tema ampiamente discusso negli ultimi giorni, sottolineando come le tre ore siano state praticamente una costante delle varie fasi di montaggio della pellicola. L'autore ritiene che sia necessario per dare il giusto spazio a tutti i personaggi presenti nella pellicola. Non si tratta di un tentativo di allungare il più possibile il film, bensì di prendersi il tempo utile a concludere degnamente tutti gli archi narrativi.

Questo film è sempre stato piuttosto specifico sulla sua durata. Non è cambiata molto rispetto alla prima versione del film. Anche se abbiamo girato tante altre scene da allora, abbiamo scambiato un po' di riprese, ma l'acqua continua a salire allo stesso livello perché la storia è davvero così densa. Ci sono così tanti personaggi con cui stiamo lavorando che richiede questo tipo di durata. Io e mio fratello vogliamo una posta in gioco emotiva alta e le emozioni richiedono spazio narrativo per costruirle. Quando hai una trama tentacolare, con tanti personaggi, serve tempo per farla respirare da un punto di vista emotivo. Alla fine dei conti ti ritroverai per forza a una certa durata totale. Ci siamo messi d'impegno. Non ci piacciono i film troppo lunghi, è solo che è davvero difficile concludere 10 anni di storytelling.

Don Cheadle, Chris Evans e Scarlett Johansson in Avengers: Infinity WarHDDisney/Marvel Studios

Verso la fine dell'intervista, l'autore è tornato sull'importanza di tenere nascosti i dettagli su film di questo calibro, per poter offrire esperienze incredibili agli spettatori, come è successo a lui quando ha visto L'Impero colpisce ancora da bambino. Secondo il regista: "Il pubblico è abilissimo a prevedere tutto. Tutti hanno ormai un dottorato in contenuti ormai ed è una costante. Il più piccolo indizio in un trailer può rovinare un film".

In conclusione, Joe Russo ha parlato della possibilità di tornare a dirigere un progetto dei Marvel Studios dopo Avengers: Endgame. Nonostante al momento non sia previsto, il regista ha lasciato intendere che sarebbe più che disponibile a un'idea di questo tipo:

La porta è sempre aperta. Tutti alla Marvel sono praticamente una famiglia per noi. Siamo cresciuti leggendo fumetti e queste storie sono vicinissime a noi. Tutto ciò che ti ha coinvolto da bambino o che ti ha emozionato da bambino ha una risonanza emotiva che ti porti con te per l'intera vita. È difficile trovare una storia che può coinvolgerti come quelle che lo hanno fatto quando eri più piccolo.

Vi piacerebbe rivedere i fratelli Russo dietro la macchina da presa di un film dei Marvel Studios? Cosa vi aspettate da Avengers: Endgame? E soprattutto, quale credete sia il fattore chiave che ha portato al successo il Marvel Cinematic Universe in questi anni?

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