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Agnès Varda è morta a 90 anni: ricordo di una vita straordinaria

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Ha influenzato tutte le generazioni successive di registi. Amava la fotografia ed era una grande documentarista. Il nostro ricordo della grande artista Agnès Varda.

Agnès Varda Getty Images

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Per chi ha studiato cinema, il nome di Agnès Varda rappresenta molte cose.

Non solo uno dei simboli della nouvelle vague, uno dei nomi che ne furono artefici, ma anche un'artista e una donna che pensava in un modo nuovo: fuori dagli schemi. E lo faceva in un'epoca in cui il mondo ancora pensava che alle donne certe libertà di pensiero dovessero essere precluse.

Agnès Varda non faceva cinema, faceva poesia. Raccontava la vita, l'amore, il dolore, la passione, la morte e tutto ciò che fa parte della nostra quotidianità come l'avrebbe fatto un poeta.

Aveva il dono di rendere significativo anche il gesto più semplice: le bastavano un certo tipo d'inquadratura, un movimento di macchina, un quadro dipinto con i suoi occhi e la sua mente.

Nata nel 1928 a Bruxelles, parigina d'adozione, si era ritrovata insieme agli amici artisti - François Truffaut, Alain Resnais, Jean-Luc Godard... - a fare un cinema nuovo, che avrebbe ispirato le generazioni successive di registi ma anche di spettatori.

La sua capacità di raccontare la realtà - era una grande, grandissima documentarista - aveva qualcosa di speciale: era come se il filtro evidente della macchina da presa scomparisse del tutto una volta che ti eri lasciato affascinare dalla sua storia.

Vince l'Orso d'argento a Berlino per Il prato verde dell'amore nel 1965, vent'anni dopo viene premiata a Venezia con il Leone d'Oro per Senza tetto né legge, nel 1985, altri trent'anni dopo riceve un premio alla carriera, la Palma d'Oro a Cannes, e nel 2018 - appena in tempo - un Oscar celebrativo per tutte le sue opere.

Insieme a Senza tetto né legge, storia a ritroso di una vagabonda (questo, Vagabond, il titolo originale), raccontata dopo che la donna viene trovata morta e diretta verso il suo inesorabile destino, il suo film più famoso è sicuramente Cleo dalle 5 alle 7.

Protagonista ancora una donna, tema ancora la disperazione e l'ineluttabilità del fato. In attesa di scoprire il risultato di un referto medico che potrebbe condannarla, Cleo capisce che alle persone "amiche" in realtà non importa nulla di lei e trova conforto nel confidarsi con un perfetto sconosciuto.

La cosa che mi ha sempre colpita di Agnès Varda era il modo in cui raccontava la solitudine, la disperazione, la paura e la sconfitta con una dignità che all'epoca non avevo ancora trovato in nessun altro regista.

Uno dei primi libri "seri" di cinema che comprai spontaneamente, molto prima di acquistare i testi che mi servivano per gli esami, fu una monografia di Cortellazzo e Marangi con una sua splendida foto in copertina.

Il libro oggi è datato e mancano molti dei suoi lavori, a cominciare da quel documentario - Visages villages - che ottenne la candidatura all'Oscar.

Eppure, contiene l'essenza del cinema di Agnès Varda, che per me resta in quei tre film di cui vi ho parlato.

Una monografia su Agnès VardaEDT
Agnès Varda: il libro di Cortellazzo e Marangi

Agnès Varda era amica di Jim Morrison - una delle poche, vere amiche che il cantante dei Doors ebbe nella sua breve vita.

Era entrata in contatto con i più grandi cineasti francesi, assieme ai quali aveva fatto la storia.

Agnès Varda è morta, ma ha vissuto. A lungo. Per 90 anni ha creato, ispirato, compreso, raccontato.

Ed è spirata nella sua amata Parigi, la città che, diceva sempre, era parte della sua anima.

Buon viaggio, grande artista. 

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