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Selfie, la vita di due ragazzi napoletani in un docufilm girato con l'iPhone

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Il regista Agostino Ferrente ha proposto a due sedicenni napoletani di riprendere la loro quotidianità con uno smartphone. Il risultato è un documentario eccezionale.

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Al cinema lo smartphone è sempre più protagonista. Dopo i lungometraggi realizzati da Steven Soderbergh, che con un iPhone 8 ha girato Unsane e High Flying Bird, il regista Agostino Ferrente (L’Orchestra di Piazza Vittorio) ha voluto sperimentare qualcosa di ancora più innovativo. Ha infatti proposto a due adolescenti napoletani - Alessandro e Pietro - di riprendere le loro giornate con un iPhone, realizzando così Selfie, un documentario originalissimo.

L’auto-racconto in video-selfie di Alessandro e Pietro (in arrivo al cinema dal 30 maggio) è un esperimento che conferma lo spessore di un certo cinema dal taglio sociologico e culturale. I due ragazzi ci raccontano non solo della loro vita e delle loro esperienze, ma (cosa più importante) riescono a farci esplorare il contesto che li circonda ogni giorno.

I due ragazzi vivono nel Rione Traiano, lo stesso dove nel 2014 Davide, un sedicenne del quartiere, morì per un errore di persona durante un inseguimento di polizia. Anche Alessandro e Pietro hanno 16 anni, anche loro vivono in quel quartiere.  Sono amici fraterni, anche se diversissimi tra loro.

Alessandro ha lasciato la scuola e lavora in un bar. Guadagna poco, non va in vacanza ma ha un lavoro onesto in un quartiere dove, per i giovani disoccupati, lo spaccio è una sorta di ammortizzatore sociale a cui è facilissimo accedere. Dopo la morte di suo cugino in un incidente stradale, Pietro ha perso il controllo dell’alimentazione ed è ingrassato. Oggi vorrebbe perdere i chili di troppo e trovare lavoro come parrucchiere.

La loro è una vita molto semplice, un'esistenza che li rende facile preda della camorra che coinvolge molti loro coetanei in affari malavitosi. I due amici vogliono tenersene alla larga a tutti i costi e sognano un futuro dignitoso.

Selfie è stato presentato nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2019, proprio quando Claudio Giovannesi vinceva il premio per la Miglior Sceneggiatura con il film La paranza dei bambini. I due film hanno molto in comune, entrambi sono ambientati nei quartieri popolari di Napoli e tentano di rappresentare una realtà difficile radicata a sud di un Paese pieno di contraddizioni.

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