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Chernobyl: la serie e il confronto con la realtà, in video e nelle parole degli esperti e di chi c'era

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La miniserie Chernobyl è un vero e proprio caso televisivo. Ma quanto è accurata la rappresentazione dei fatti? Un video e le testimonianze degli esperti e di chi c'era svelano i punti critici.

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La miniserie Chernobyl si è rivelata un vero e proprio caso televisivo. I 5 episodi scritti da Craig Mazin hanno conquistato critica e pubblico, dando seguito a una ondata di rinnovato interesse per il disastro nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 in Ucraina.

D'altra parte, mentre il turismo nella zona della tragedia aumenta (purtroppo, non sempre per interesse storico), la Russia non è contenta della rappresentazione dei fatti proposta da HBO. Almeno, non tutta. Tra i detrattori, il partito marxista-leninista di Sergey Malinkovich ha chiesto che la miniserie sia bandita in patria e che il produttore, il regista e lo sceneggiatore siano perseguiti per diffamazione.

Una reazione motivata unicamente da (probabili quanto imperscrutrabili) ragioni politiche oppure anche da una effettiva inaccurata ricostruzione degli eventi?

La corrispondenza tra ciò che viene mostrato in Chernobyl e ciò che è accaduto è stata indagata in un video che mette a confronto finzione e realtà (che trovate in copertina) e attraverso le parole di chi ha vissuto quei giorni.

Chernobyl: il video che mette a confronto finzione e realtà

Il video realizzato dall'utente di YouTube Thomas Flight rivela che Chernobyl non rappresenta al 100% la realtà. O per meglio dire, non può rappresentarla:

La fiction, per sua stessa natura, richiede modifiche e semplificazioni di ciò che è accaduto davvero.

D'altra parte, la miniserie è caratterizzata da una incredibile accuratezza a livello di dettagli visivi. A confermarlo è lo stesso Craig Mazin (i cui contributi audio sono estratti dei podcast ufficiali di Chernobyl):

Mostrare le cose com'erano è diventata una vera e propria ossessione.

La serie HBO ChernobylHDHBO
I concitati momenti del disastro all'interno della centrale nella serie TV Chernobyl

Secondo Flight, questo approccio denoterebbe la volontà dell'autore e di tutta la produzione di (provare a) raccontare gli eventi in modo onesto e trasparente. Una decisione coerente con quello che è il "tema centrale" della stessa miniserie. Ovvero, (di)mostrare come le menzogne conducono al disastro. Non solo nel caso specifico di Chernobyl.

L'utente di YouTube loda la scelta di Mazin di non indulgere al sensazionalismo drammatico (osservando che, molto probabilmente, ha contribuito al successo della miniserie). Infine, conclude la sua riflessione sottolineando la decisione di HBO di spiegare nei podcast di commento a ogni episodio "la maggior parte di cosa è stato cambiato e perché":

È un interessante riconoscimento da parte dei creatori della serie. [...] Essere trasparenti e parlare di queste cose e del processo di adattamento della realtà alla fiction è degno di lode. Inoltre, stabilisce un nuovo standard per i film e le serie TV di questo genere.

Chernobyl: la verità degli esperti e dei testimoni

Craig Mazin è davvero riuscito a tenersi alla larga dal sensazionalismo? Un articolo di Forbes sostiene di no, segnalando diversi passaggi quantomeno discutibili.

Attenzione! Possibili spoiler!

Avvalendosi della collaborazione del giornalista Adam Higginbotham, autore del rigoroso libro Midnight in Chernobyl, il sito spiega che i 3 coraggiosi volontari che sacrificano la propria vita per drenare l'acqua radioattiva dal reattore erano in realtà "gli operatori della centrale responsabili di quel settore dell'impianto, in turno al momento del disastro" e che non hanno fatto altro che eseguire l'ordine ricevuto telefonicamente da un superiore.

Ma non solo. Un approfondimento di BBC sulla serie rivela che i 3 non sono morti pochi giorni dopo la missione. Borys Baranov è mancato nel 2005, mentre Valery Bespalov e Oleksiy Ananenko sono ancora vivi e abitano a Kiev. Il sito riporta anche un commento di Ananenko, che spiega che, se non avesse eseguito l'ordine, sarebbe stato licenziato e che nessuno li ha applauditi per quello che era semplicemente il loro lavoro.

Forbes rivela che pure l'elicottero che precipita per la radioattività è una licenza della serie TV (un elicottero è effettivamente precipitato sul reattore, tuttavia mesi dopo e a causa dell'impatto con una gru).

Ma, soprattutto, punta il dito contro la rappresentazione delle radiazioni. Queste ultime non sono una tossina super resistente e la radioattività contenuta nell'organismo non è contagiosa e non trasforma i contaminati in untori. Cosa che, invece, la serie fa credere, attribuendo alle radiazioni la causa della morte della neonata della moglie di uno dei pompieri che intervengono per spegnere l'incendio del reattore. In pratica, la piccola le assorbirebbe nell'utero della madre (tra l'altro, salvando la vita alla donna), mentre questa è in visita al marito moribondo in ospedale.

Chernobyl: Vasily IgnatenkoHDHBO
Il pompiere Vasily Ignatenko, che muore a causa delle radiazioni

D'altra parte, parlando con BBC, l'ingegnere Oleksiy Breus, membro dello staff di Chernobyl dal 1982 e inviato sul sito nucleare nelle ore successive la tragedia, ha dichiarato che la rappresentazione degli effetti dell'esposizione alla radioattività sono piuttosto fedeli:

Molte persone parlavano dell'esposizione alle radiazioni, della pelle rossa e delle bruciature da radiazioni e da vapore, ma non sono mai state mostrate così. Quando ho finito il turno, la mia pelle era marrone, come se fossi abbronzato. Le parti del mio corpo che non erano coperte dai vestiti - come mani, viso e collo - erano rosse.

Di contro, Breus ha smentito la presenza di un grande incendio sul reattore:

Non c'erano fumo o fuoco. Solo vapori che provenivano dalla parte danneggiata.

L'uomo ha anche ridimensionato molto il ruolo di "cattivi" del direttore dell'impianto, Viktor Bryukhanov, del vicedirettore, Anatoly Dyatlov, e dell'ingegnere capo, Nikolai Fomin:

I loro personaggi sono distorti e travisati. [...] Forse, Anatoly Dyatlov è diventato il principale antagonista della serie, perché era il modo in cui, all'inizio, era percepito dai lavoratori, dai subordinati e dai manager dell'impianto. In seguito, la sua percezione è cambiata. Gli operatori avevano paura di lui. Quando era presente, tutti erano in tensione. Ma non c'entra quanto fosse rigido, severo e rigoroso. Era un professionista di alto livello.

Allo stesso modo, ha spiegato che i minatori che scavano completamente nudi è una esagerazione di fiction. Una versione che è stata confermata dal Maggior generale Nikolai Tarakanov (rappresentato nella serie) al sito RT. Quest'ultimo ha bollato come esagerata anche la (disturbante) missione del giovane costretto all'abbattimento degli animali domestici abbandonati nell'area evacuata:

Gli danno un'uniforme e poco dopo gli spiegano come sparare alle bestie. È stupido. Non è mai accaduto niente di simile. È un grave errore. [...] [Sono stati effettuati degli abbattimenti, n.d.r.], ma mai nella zona residenziale. Nella zona residenziale non c'erano vacche e non c'erano cani. Neanche uno. Gli abbattimenti sono stati effettuati nei boschi, dove c'erano animali selvatici come cervi e animali da stalla che vagavano dopo l'evacuazione.

Tarakanov ha anche spiegato che la rappresentazione dei due responsabili delle operazioni a Chernobyl, Boris Shcherbina e Valery Legasov, non è completamente fedele ai fatti. In particolare, il fisico è stato effettivamente ostracizzato (pur non venendo interdetto da ogni impiego e carica, come mostrato nella serie) e ha tentato il suicidio un'altra volta, prima di riuscire nel suo intento.

Chernobyl: Boris Shcherbina e Valery Legasov HDHBO
Boris Shcherbina e Valery Legasov nella serie Chernobyl

Da ultimo, Forbes e BBC descrivono il "ponte della morte" come una vera e propria leggenda metropolitana.

Nella serie HBO viene chiamato così un passante ferroviario su cui si sarebbero radunate decine e decine di abitanti di Pripyat (donne e bambini inclusi) per avere una visuale migliore dell'incendio della centrale di Chernobyl, andando incontro a un tragico destino a causa della pioggia di polvere radioattiva.

A parte l'esistenza tutta da dimostrare di un incendio al reattore 4, non esisterebbero prove che qualcosa di simile sia accaduto. Oleksiy Breus è stato categorico nello smentire il fatto (e le sue conseguenze ineluttabilmente fatali), spiegando che la maggior parte degli abitanti di Pripyat probabilmente dormiva al momento dell'incidente e ne è venuta a conoscenza solo il mattino dopo:

Non ho mai sentito di una folla di persone che sia andata a guardare l'incendio di notte. In ospedale, sono stato trattato insieme a un ragazzo che ha pedalato su quel ponte la mattina del 26 aprile per guardare [l'incidente al reattore, n.d.r.]. Aveva una forma leggera di sindrome da radiazioni acuta, ha spiegato un dottore. Un altro amico che si è sottoposto a cure all'epoca dei fatti mi ha detto che, quella notte, aveva un appuntamento con la sua ragazza nei pressi del ponte e in seguito ha avuto problemi di salute.

Per saperne di più, continuate a seguire la serie su Sky Atlantic. L'appuntamento è ogni lunedì, fino all'8 luglio, alle 21:15.

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