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Fontamara: frasi e citazioni dal romanzo di Ignazio Silone

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Storia, riflessioni sulla condizione umana e la realtà sociale sono gli ingredienti che danno vita a questo romanzo, uscito per la prima volta nel 1933 e ancora molto attuale.

Cover di Fontamara Mondadori Edizioni

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Un coro di voci dà vita al racconto della campagna abruzzese, più specificatamente del paese di Fontamara. Qui, dal 1° giugno 1929 non arriva più l’energia elettrica e il racconto della quotidianità degli abitanti, rigidamente divisi in “cafoni” e “proprietari”, dipinge la realtà contadina negli anni Trenta italiani. Un linguaggio crudo e diretto, semplice e netto accompagna il lettore tra violenze fasciste, resistenza e riflessioni sulla condizione umana.
Fontamara è un romanzo in cui storia e analisi sociale si intrecciano, regalando frasi che ancora oggi riescono a suonare attuali.
Dal romanzo d’esordio dello scrittore Ignazio Silone, ecco una raccolta di frasi e citazioni.

FontamaraMondadori Edizioni

“Il primo di giugno dell'anno scorso Fontamara rimase per la prima volta senza illuminazione elettrica. Il due di giugno, il tre di giugno, il quattro di giugno, Fontamara continuò a rimanere senza illuminazione elettrica. Così nei giorni seguenti e nei mesi seguenti, finché Fontamara si riabituò al regime del chiaro di luna.”

“La guerra sono i cafoni che la combattono, ma sono le autorità che la dichiarano.”

“Quante volte si è detto, così non si può andare avanti? E si è andati avanti.”

“Un Governo formato con le elezioni è sempre in soggezione dei ricchi che fanno le elezioni.”

“ ‘Quando le stranezze si scatenano’ mi disse Zompa ‘chi le ferma più?’”

“Le sedi delle banche erano l’una più grandiosa dell’altra, e alcune avevano delle cupole, come le chiese. Attorno a esse vi era un gran vivaio di personaggi e di automobili. Berardo non si stancava di ammirare.
‘Ma hanno la cupola’ io obiettavo ‘forse sono chiese. 'Sì, ma con un altro Dio’ rispondeva Berardo ridendo.”

“I giovani non conoscono la storia, ma noi vecchi la conosciamo.”

“La gente istruita è sofistica e si arrabbia per le parole.”

“La scala sociale non conosce a Fontamara che due piuoli: la condizione dei cafoni, raso terra, e, un pochino più su, quella dei piccoli proprietari. Su questi due piuoli si spartiscono anche gli artigiani: un pochino più su i meno poveri, quelli che hanno una botteguccia e qualche rudimentale utensile; per strada, gli altri. Durante varie generazioni i cafoni, i braccianti, i manovali, gli artigiani poveri si piegano a sforzi, a privazioni, a sacrifici inauditi per salire quel gradino infimo della scala sociale; ma raramente vi riescono.”

“Io so bene che il nome di cafone, nel linguaggio corrente del mio paese, sia della campagna che della città, è ora termine di offesa e dileggio; ma io l'adopero in questo libro nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore.”

“Questi uomini in camicia nera, d'altronde, noi li conoscevamo. Per farsi coraggio essi avevano bisogno di venire di notte.”

“Coi padroni non si ragiona, questa è la mia regola.”

“Quando c'è la fame, i cafoni hanno sempre avuto un solo scampo: divorarsi tra loro.”

“La nostra vita è cento volte peggiore di quella degli asini veri, che non ragionano. L'asino irragionevole porta 70 chili di peso, oltre non ne porta. L'asino irragionevole ha bisogno di una certa quantità di paglia. Tu non puoi ottenere da lui quello che ottieni dalla vacca, o dalla capra, o dal cavallo. Nessun ragionamento lo convince. Nessun discorso lo muove. Lui non ti capisce, o finge di non capire. Ma il cafone invece, ragiona. Il cafone può essere persuaso. Può essere persuaso a digiunare. Può essere persuaso a dar la vita per il suo padrone. Può essere persuaso ad andare in guerra. Può essere persuaso che nell'altro mondo c'è l'inferno benché lui non l'abbia mai visto.”

“Sono comuni a ognuno i fatti veramente importanti della vita: il nascere, l'amare, il soffrire, il morire; ma non per questo gli uomini si stancano di raccontarseli.”

“Un cittadino e un cafone difficilmente possono capirsi.”

“In capo a tutti c'è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch'è finito.”


“Madonna, difendici tu, intervieni tu, perché i nostri uomini non servono a nulla.”

Avete letto questo libro? Quale pensate sia, oggi, la sua citazioni più bella e attuale?

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