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Boris, 10 anni e non sentirli

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A pochi giorni dalla scomparsa di Mattia Torre, uno dei tre autori di Boris, riparliamo della prima “fuoriserie italiana” e del perché, ancora oggi, è tanto amata dal pubblico.

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Sono passati più di dieci anni dall’esordio di Boris, la serie comedy prodotta da Fox Italia tra il 2007 e il 2010. Nonostante abbia già due lustri sulle spalle, la serie di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo ha ancora un invidiabile codazzo di affezionati fan che non smettono di ripeterne le battute e, all’occorrenza, condividono qua e là sui social meme e gif con René che sbrocca, Duccio che smarmella e gli sceneggiatori che, non sapendo cosa diavolo scrivere, improvvisano premendo F4 all’impazzata.

I tre sceneggiatori de Gli occhi del cuore 2Fox Italia
F4: basito

I motivi che hanno reso Boris un vero e proprio cult della serializzazione all’italiana sono tanti, primo fra tutti il fatto che abbia rappresentato un’oasi solitaria nello sconfinato deserto della sitcom made in Italy. Perché se è vero che negli ultimi anni produciamo drama che vengono esportati anche all’estero con buon successo (vedi Gomorra, The Young Pope e l’incredibile successo de L’amica geniale), è anche vero che qui da noi la risata seriale di qualità latita, eccome.

A dare freschezza ed un quantitativo enorme di spunti narrativi è l’idea alla base di Boris, e cioè raccontare – parodiandolo – il dietro le quinte di quello che è stato, praticamente fino all’altro ieri, l’unico tipo di produzione seriale della televisione italiana: quell’entità polverosa nota come “fiction”. Boris ha trovato il suo bersaglio perfetto ne Gli occhi del cuore 2, la fittizia serie scritta da un trio di sceneggiatori incapaci e con protagonisti due “cani” come Stanis La Rochelle (Pietro Sermonti) e Corinna (Carolina Crescentini). Un modo di ridere della italian way di fare televisione generalista che cela, non troppo velatamente, una satira della nostra società. In alcuni degli esasperati personaggi di Boris, mestieranti inadeguati e gretti che fanno del pressappochismo il loro mantra lavorativo, è impossibile non vedere un’eco 2.0 di quel capolavoro de I mostri di Dino Risi.

Boris smitizza il meccanismo produttivo delle fiction e lo fa con un approccio molto moderno al medium televisivo riutilizzando espedienti che proprio nei primi anni Duemila, da Arrested Development in avanti, diventano consuetudine nelle sitcom d’oltreoceano come le cosiddette cutaway gag, degli inserti di montaggio che interrompono la narrazione (è il caso, ad esempio, dei siparietti conivolgenti i tre sceneggiatori), o l'esasperazione degli atteggiamenti di personaggi monomaniacali e fissati che vengono spinti in territorio non-sense. Proprio grazie alla sua galleria di personaggi Boris vince a mani basse ricorrendo a comprimari come il comico Martellone (Massimiliano Bruno), parodia di quelle macchiette nostrane che diventano famose grazie un tormentone – che nel caso di Martellone equivale ad urlare “BUCIO DE CULO” in qualsiasi contesto – o lo straordinario Mariano Giusti (interpretato da Corrado Guzzanti), il bizzoso attore che, dopo una crisi mistica, ambisce ad interpretare tale padre Frediani in un biopic.

Naturalmente tra i segreti del successo della serie c’è anche il suo indiscusso MVP: René Ferretti, interpretato da un monumentale Francesco Pannofino, il regista de Gli occhi del cuore 2 che ha ormai abbandonato ogni velleità di fare cinema di qualità, soccombendo alle dozzinali esigenze del network che gli paga lo stipendio. Accanto a lui Duccio (Ninni Bruschetta), Biascica (Paolo Calabresi), Arianna (Caterina Guzzanti), Lopez (Antonio Catania), tutti caratteristi fantastici.

Francesco Pannofino è René FerrettiFox Italia
"VIVA LA MERDA!"

Per tutti questi motivi Boris resta ancora oggi un prodotto attualissimo in grado di regalarci personaggi e situazioni memorabili e, soprattutto, tantissime risate. Boris è la conferma che, affidandosi a gente che ha idee nuove – come lo è stato il trio Ciarrapico, Torre e Vendruscolo – è possibile realizzare una sitcom moderna e originale, di quelle che creano un’affezione smisurata nel pubblico. Dieci anni dopo stiamo ancora aspettando qualcuno che raccolga il suo testimone.

Oh, ma alla fine chi è che aveva sparato al conte?

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