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Waterworld, l'analisi del finale (anche quello esteso) del film con Kevin Costner

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Un progetto cinematografico dal budget mastodontico e dal destino travagliato, che propone un finale ricco di significati e in due versioni differenti.

Una scena di Waterworld Gordon Company

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Era il 1995 quando Waterworld usciva nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. La pellicola, diretta da Kevin Reynolds, ha una storia sicuramente non banale: al centro di tutto c’era Kevin Costner, al tempo stesso impegnato nei ruoli di attore, produttore e, per alcuni tratti, regista. Con il suo budget di 231,6 milioni di dollari (secondo stime Forbes), il film è da annoverare tra i più costosi della storia del cinema, anche se le sue performance al botteghino non sono state particolarmente positive. Stando ai dati di Box Office Mojo, infatti, l'opera avrebbe incassato circa 264 milioni di dollari.

Tralasciando le questioni economiche, è pur vero che la pellicola fu protagonista indiscussa dei Razzie Awards 1996, i premi dedicati ai peggiori film dell’anno. Le nomination furono addirittura quattro: peggior film, peggior attore (Kevin Koster) e peggior regista. A Dennis Hopper, inoltre, fu dedicato il premio come peggior attore non protagonista. Per completezza, vale la pena sottolineare che Waterworld fu anche candidato all’Oscar per il miglior sonoro.

Al di là delle possibili considerazioni sulla qualità della pellicola, la storia di Waterworld ha i suoi motivi di interesse e i suoi misteri. È giunto il tempo, allora, di ripercorrerne la trama e di approfondire tutti i temi di delle sequenze finali.

 

La trama

Nel 2468 il destino del pianeta Terra pare segnato: lo scioglimento dei ghiacciai provocato dall’aumento della temperatura ha determinato un drammatico innalzamento dei mari. Di conseguenza, gran parte delle città e delle aree una volta abitate sono ora totalmente sommerse, e i pochi umani superstiti sono costretti su città galleggianti. In questo contesto si fa strada il mutante Mariner, dotato di branchie e piedi palmati. Interpretato da Kevin Costner, il personaggio vaga per i mari con il suo trimarano in cerca di terra, bene diventato particolarmente costoso e di valore.

Durante i suoi viaggi, Mariner incrocia una città atollo dove incontra Helen (Jeanne Tripplehorn) ed Enola (Tina Majorino), una bambina con un tatuaggio indecifrabile sulla nuca. L’oscuro disegno potrebbe essere la mappa che porta a Dryland, la leggendaria terra asciutta rimasta intatta nonostante il cataclisma. C’è un problema, però, rappresentato dagli Smoker, una gang di pirati guidati da Diacono (Dennis Hopper), in cerca proprio di Enola. Anche il criminale, infatti, è a conoscenza del tatuaggio della ragazzina, ed è intenzionato a rapirla per cercare di raggiungere Dryland. Con l’aiuto dell’inventore Gregor, Mariner, Helen ed Enola sfuggono all’assalto degli Smoker e iniziano un viaggio a bordo di una sorta di pallone aerostatico alla ricerca del misterioso lembo di terra.

Dopo non molto, gli Smoker riescono a rintracciare Mariner e i fuggitivi, mettendo a rischio la vita di Enola, che viene rapita. Mariner, allora, si lancia al salvataggio della bambina e parte alla volta della Exxon Valdez, la nave di Diacono. Dopo un confronto tra i due, l’eroe interpretato da Kevin Costner fa saltare in aria il fortino del nemico, non prima di aver salvato Enola ed essere scappato grazie a Gregor.

Diacono, però, non molla, e cerca di affondare il pallone aerostatico. Nell’assalto, Enola perde l’equilibrio e cade in acqua. Mariner improvvisa una sorta di bungee jump con delle corde, e riesce in un colpo solo a salvare la bambina e mettere fuori gioco Diacono, che muore schiantandosi contro le moto d’acqua dei suoi scagnozzi.

Tolta di mezzo l’unica minaccia sul loro cammino, i protagonisti continuano il viaggio, fino a che Gregor non riesce a decifrare il tatuaggio di Enola. Si tratta di coordinate, che una volta seguite permettono al gruppo di giungere finalmente all’agognata Dryland.

Una sequenza di WaterworldHDGordon Company

La spiegazione del finale visto al cinema

Una volta arrivati su Dryland, tra l’entusiasmo generale, il gruppo si sposta rapidamente all’interno dell’isola, fino a trovare una capanna. Al suo interno osservano due scheletri e, vicino a loro, alcuni fogli che ricordano il disegno impresso su Enola. Si tratta dei genitori della bambina, che sembra comprendere fin da subito quanto sta avvenendo.

Mariner, intanto, capisce che il suo posto non è sulla terra. Grazie a una nuova imbarcazione di fortuna, decide quindi di lasciare la compagnia, e ripartire alla volta delle acque. Dopo aver salutato tutti, il protagonista si sofferma a parlare con Helen. Tra i due, infatti, si era instaurato un rapporto piuttosto profondo. Dopo essersi scambiati un tenero bacio, l’eroe sale sulla sua imbarcazione, in cerca della sua nuova avventura. Mariner sente di non essere in grado di vivere una vita stabile sulla terraferma: il suo destino è sul mare, in solitudine, verso avventure ancora da scoprire.

Helen ed Enola, salite su un’altura, osservano Mariner prendere il largo, mentre la camera si allontana e lascia spazio ai titoli di coda.

Jeanne Tripplehorn interpreta Helen in WaterworldHDGordon Company

La spiegazione del finale esteso

Quella vista al cinema è solo una parte del finale inizialmente pensato per Waterworld. L’idea del regista Kevin Reynolds, come riporta Movie-Censorship, era infatti quella di proporre un film piuttosto lungo, della durata di almeno tre ore. Costner, però, non era d’accordo. Per prima cosa, l’attore non voleva replicare quanto successo con Wyatt Earp, pellicola del 1994 della durata di 190 minuti. Progetti così lunghi, infatti, risultavano poco profittevoli, perché potevano essere proiettati nei cinema solo una volta a sera. Per questo motivo l’attore licenziò il regista, che non accettava tagli superiori a un quarto di quanto girato. L’opera di taglia e cuci fu pesante, tanto è vero che Joss Whedon, responsabile delle modifiche alla sceneggiatura, parlò così della sua esperienza con Waterworld:

Uno degli interventi più difficili su una delle sceneggiature più brutte che abbia mai letto.

La versione estesa di Waterworld, andata in onda per la prima volta su ABC, include però alcune scene tagliate e inserite nuovamente dallo stesso Reynolds. Tra le altre, sono presenti sequenze che fanno luce sull’amicizia tra Mariner ed Enola, momenti umoristici, maggiori spiegazioni su elementi secondari e scene d’azione.

E le aggiunte cambiano di molto anche il finale del film. Per prima cosa, si vede Gregor consegnare a Mariner un sacchetto di preziosa terra, che potrà commerciare con profitto durante i suoi viaggi. È soprattutto l’addio con Helen, però, a essere più intenso. Per prima cosa, il protagonista spiega che, semmai dovesse incontrare altre persone durante il suo viaggio, le inviterà a raggiungere Dryland. In questo modo, l’addio di Mariner e l’intenzione di riprendere il mare assume tutto un altro significato.

Dopo il bacio presente anche nella versione ridotta, poi, la donna fa per andarsene, ma ha un ripensamento. Si volta e dice a Mariner di volergli fare un regalo. Si avvicina al protagonista e inizia a raccontargli brevemente la storia dell’Odissea, paragonandolo implicitamente a Ulisse. E il regalo della donna a Mariner è proprio un nome, Ulisse. Il protagonista, dopo aver accettato il dono di buon grado, sale sulla sua imbarcazione, mentre Helen ed Enola raggiungono una sommità per guardarlo partire. E qui accade il plot-twist che la versione ridotta del film ha nascosto: la bambina scorge una piccola targa sotto i suoi piedi. Dopo aver tolto la terra che la copriva, la telecamera indugia sulla scritta incisa:

In questo punto, nel 1953, Hillary e Norgay hanno messo piede per la prima volta sulla sommità del Monte Everest.

Le due non comprendono di cosa parli la targa, ma il messaggio appare evidente: viene chiarito, infatti, quello che nella versione ridotta veniva solo accennato. Dryland non è altro che la sommità del Monte Everest, l’unico appiglio di terra rimasto nella terra risucchiata dalle acque di Waterworld.

Tutto ciò fa anche intendere il tipo di catastrofe raccontata dal film. Secondo il sito MountEverest.net, infatti, il punto più alto dell’Everst si trova a circa 8850 m sopra al livello del mare. Questo significa che nel mondo di Waterworld le acque si sono alzate di circa 8000 m rispetto ai livelli attuali.

È questo, forse, uno dei messaggi più moderni del film, un modo come un altro per riflettere sui cambiamenti climatici del pianeta. Un tema più volte trattato dalla cinematografia moderna e da numerosi documentari, come Punto di non ritorno – Before the Flood di Leonardo Di Caprio.

La locandina di Waterworld, film con Kevin CostnerUniversal

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