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Pietro Marcello e Luca Marinelli svelano Martin Eden, un sogno lungo 20 anni: l'intervista da Venezia 76

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Pietro Marcello e Luca Marinelli raccontano Martin Eden, ambiziosa trasposizione dell'omonimo romanzo di Jack London in una cruda Napoli d'antan.

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Non è un battesimo del fuoco né per l'attore protagonista principale di Martin Eden né per il suo regista. Entrambi sono cresciuti professionalmente al Lido, partecipando alle proiezioni e agli eventi delle edizioni passate: Marinelli con La solitudine dei numeri primi, Marcello con Il passaggio della linea. C'è un'aria speciale però stavolta e con questo film attesissimo, in uscita il 4 settembre 2019 nelle sale italiane.

Regista e attore, visibilmente provati dal ritmo frenetico della promozione di Martin Eden, sono in prima linea per promuovere quello che è il film italiano più atteso del concorso. Un film la cui lavorazione è cominciata 20 anni fa, quando il co-sceneggiatore storico di Marcello, Maurizio Braucci, gli consigliò la lettura del libro di London. 

Il protagonista di Martin Eden Luca MarinelliHDGettyImages
Il protagonista di Martin Eden Luca Marinelli sperava in una chiamata da Marcello da anni

Martin Eden è lontano dalle convenzioni del cinema nostrano, nonostante per un caso del destino arrivi sul mercato proprio quando la fame globale insaziabile della Quadrilogia Napoletana di Elena Ferrante rende appetibile un film che affronta gli stessi temi, gli stessi anni e la stessa città. Anni fa Marcello aveva spiegato di prediligere la forma documentaristica proprio per la difficoltà riscontrata nel finanziare progetti di fiction che esulassero da temi e schemi classici del cinema italiano contemporaneo. Spiega il regista: 

Martin Eden ce lo siamo prodotto da noi, con la nostra casa di produzione. Trovare i soldi ha richiesto tempo, ma ci ha fornito la libertà necessaria per sviluppare il progetto come se fosse un cantiere sperimentale, con i tempi e i modi che prediligiamo. Inoltre qui la commistione con il genere documentaristico non viene mai messa da parte. 

La presenza di una super star del cinema italiano come Luca Marinelli ha di certo aiutato ad accendere i riflettori sulla pellicola. Il futuro interprete di Diabolik spiega di essere un grande ammiratore del cinema di Marcello:

A Martin Eden mi sono accostato su chiamata stessa del regista, ma erano anni che dentro mi ripetevo 'fa che mi chiami per qualcosa, fa che mi proponga un ruolo'. Ho subito accettato la sua offerta perché ci tenevo a lavorare con lui. 

Martin Eden è liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Jack London, che racconta l'uscita dalla miseria di un giovane uomo innamoratosi di una donna di classe sociale elevata e arso dal fuoco per la scrittura. La sua ambizione di diventare scrittore di mestiere si scontrerà con i suoi poveri natali e con la necessità di apprendere tutta la cultura necessaria allo scrivere da autodidatta. Incapace di smettere di viaggiare e di piegarsi a lavori d'ufficio, Martin vedrà presto scontrarsi l'ambizione di vivere della sua penna e quella di stare vicino alla sua amata, dato che la loro unione è apertamente osteggiata dalla famiglia. 

La vicenda però non si svolge a San Francisco, bensì in una Napoli novecentesca lacerata dalle lotte sindacali e dalla miseria. Nelle fasi iniziali della promozione a incuriosire è stato proprio questo cambio di location. Una storia americana è sbarcata nella città partenopea diventata La Mecca del cinema nostrano.

Il regista Pietro MarcelloGettyImages
Il regista Pietro Marcello spiega perché ha scelto di girare Martin Eden a Napoli

Pietro Marcello ha da lungo tempo un rapporto personale e cinematografico con la sua città, che ha raccontato sin dai suoi esordi. La decisione di ambientarvi il film è stata quindi quasi naturale, oltre che economicamente necessaria: 

Avevamo bisogno di una città di mare accogliente che ci sostenesse nella realizzazione di questo progetto e Napoli, la mia città, era semplicemente perfetta. Ci sono altre città simili come Genova e Marsiglia, ma a Napoli è molto semplice girare anche nelle zone interne come il Mercato. È stato il luogo ideale per garantirci di lavorare a un cinema dell'imprevisto e dell'imprevedibile, come amo fare.

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