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La ragazza che doveva morire: la conclusione della saga di Millennium

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La trama e la recensione del sesto e ultimo capitolo della saga crime con protagonista l'hacker punk Lisbeth Salander.

Dettaglio della copertina de La ragazza che doveva morire Marsilio

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E così, la saga di Millennium e Lisbeth Salander è giunta al termine. Il 29 agosto è infatti uscito in libreria La ragazza che doveva morire, sesto e conclusivo capitolo della saga che ha fatto aprire gli occhi a molti lettori sul fenomeno noir nordeuropeo. 

Era il 2007 quando Marsilio pubblicava in Italia Uomini che odiano le donne, seguito da La ragazza che giocava con il fuoco (2008) e La regina dei castelli di carta (2009). Tutti usciti in realtà dopo la morte dell’autore, Stieg Larsson, scomparso nel 2004 in seguito a un infarto.

Undici anni dopo la morte del creatore di Lisbeth, la saga è tornata in libreria con due capitoli (Quello che non uccide e L'uomo che inseguiva la sua ombra) opera di David Lagercrantz. E sempre lui firma il sesto e ultimo capitolo, La ragazza che doveva morire.

Ecco trama e recensione del libro che, in 400 pagine, chiude quella che Robinson ha definito “una delle più belle e innovative saghe crime degli ultimi decenni".

 

La ragazza che doveva morire: la trama

Cover de La ragazza che doveva morireMarsilio

Tutto inizia con tre fatti, scollegati fra loro.

Un senzatetto viene trovato morto in un parco di Stoccolma.

Lisbeth è sparita.

Mikael sta scrivendo un reportage insipido e senza mordente.
Intanto, sotto la superficie odio e vendetta serpeggiano, intaccando ogni cosa. C’è l’odio scatenato sui social contro il ministro della Difesa. C’è la vendetta che acceca Camilla e Lisbeth. Il veleno che logora le menti fragili e apre le porte alla pazzia. 

Tutto questo corre parallelo, ma a mano a mano i fili si annodano, portando il lettore sull’Everest, a una tragica spedizione del 2008; a Mosca, insieme a Lisbeth e ai suoi fantasmi del passato e ovviamente a Stoccolma, dove Mikael è in prima linea in cerca della verità.

Tante, però, le domande che sembrano non avere risposta e i vicoli ciechi in cui i personaggi finiscono. La verità verrà davvero a galla o è ormai perduta nel passato, tra documenti secretati e segreti di stato?

 

Recensione de La ragazza che doveva morire

Diciamo una cosa. Una cosa che penso chiunque abbia amato Millennium direbbe. A scrivere non è Larsson, e di questo dobbiamo farci una ragione. La sua penna aveva il pregio di essere cruda, asciutta, chirurgica rispetto alla realtà e allo stesso tempo in grado di creare un mondo. Zero fronzoli, molta concretezza. Ecco, Lagercrantz ci prova a fare lo stesso, ma non si sa come il risultato è meno formidabile.

Diciamo una seconda cosa. Da amante della serie Millennium, quando nel 2015 è spuntato in libreria Quello che non uccide, una parte di me ha storto il naso, mentre l’altra era felice di ritrovare Lisbeth e Mikael. E devo ammettere che questo quarto capitolo non l’ho trovato affatto male. Sul quinto, ecco, ho avuto qualche difficoltà. 

Quindi, è stato con un grande mix di diffidenza e curiosità che ho approcciato questo ultimo capitolo. Ma è appunto il conclusivo, e non potevo certo perdermi un’ultima avventura con la mia hacker preferita. E così ho iniziato la lettura.

E devo dire che La ragazza che doveva morire ha superato le mie aspettative. La storia mi ha presa, la lettura è andata avanti senza intoppi né sbadigli (ahimè, con L'uomo che inseguiva la sua ombra – il quinto capitolo – invece temo di aver arrancato, in alcuni punti).

Ho apprezzato la contemporaneità degli argomenti messi qua e là nella narrazione: crisi finanziaria, fake news, macchina dell’odio che si scatena sui social…

Però, ho un piccolo appunto ce l’ho. Avrebbe potuto essere un piacevole romanzo crime senza scomodare Lisbeth e Mikael. Mi è parso infatti che i due personaggi chiave avessero un ruolo molto marginale nella vicenda. Manca totalmente la febbre editoriale della chiusura di un giornale di inchiesta che invece incendiava i primi capitoli, manca la città, manca la routine sregolata di Lisbeth, ridotta a una descrizione del suo vestiario e della sua “follia vendicativa”. Mancano, insomma, i due amici che speravo di ritrovare. Questa, a mio avviso, la critica che si può muovere al romanzo.

Concludendo, è una lettura che comunque consiglio proprio perché amo chiudere i cerchi, finire le storie, e perché è una lettura che non pesa, ma anzi tiene comunque incollati alle pagine. Ribadendo sempre però che no, non è Larsson che scrive.

Voto6,5/10

Il capitolo conclusivo della saga di Millennium chiude un cerchio con una trama avvincente, ma anche con qualche pecca nello stile e nella costruzione della storia.

Emanuela Brumana

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