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The Hot Zone, la recensione del primo episodio

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Momenti ad alta tensione, grande fedeltà al testo di partenza e alla realtà: il primo episodio di The Hot Zone - Area di contagio è stato all'altezza delle aspettative.

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Kenya, 1980. Il primo episodio di The Hot Zone - Area di contagio parte esattamente da dove prende il via anche il libro-verità di Richard Preston da cui è tratto. Ovvero, dal primo malato di Ebola noto alla scienza moderna.

Si chiamava Charles Monet. Se il libro è sconvolgente, l’inizio della sua trasposizione televisiva è raccapricciante. Ed è voluto: gli autori ci stanno precipitando nell’orrore di una malattia altamente contagiosa, all’epoca ancora sconosciuta e che causava enormi sofferenze e una morte terribile.

Dobbiamo sapere con cosa abbiamo a che fare, e bastano i primi 5 minuti di questo episodio diretto da Michael Uppendahl (American Horror Story, The Walking Dead) e sceneggiato dal creatore James V. Hart (Dracula di Bram Stoker, Contact) a chiarircelo in modo inequivocabile.

Una trasposizione molto fedele

Il dottor Musoke (Bohang Moeko, The Queen), che si occupò di Charles Monet, sopravvisse.

Il suo sangue veniva studiato a Fort Dentry, al livello quattro del rischio biologico, dove - 9 anni dopo - avrebbe lavorato la dottoressa Nancy Jaax (Julianna Margulies, The Good Wife). La conosciamo a Thurmont, nel Maryland, in cui vive con i figli e il marito, il colonnello Jerry Jax (Noah Emmerich, The Americans), veterinario dell’esercito come Nancy.

La trasposizione del libro di Preston, che racconta una storia vera, è estremamente fedele. Una storia che National Geographic ha voluto produrre affinché tutti la conoscessimo. 

Non a caso, viene data importanza al taglio che Nancy si procura sulla mano, cucinando, e che sarà protagonista del momento più teso di questo primo episodio.

Insieme ai colleghi Peter Jahrling (Topher Grace, That '70s Show) e Ben Gellis (Paul James, The Last Ship), Nancy esamina la milza di una scimmia apparentemente affetta da febbre emorragica.

Poco dopo, Nancy contatta Wade Carter (Liam Cunningham, Game of Thrones), perché teme di aver scoperto un filovirus molto pericoloso.

Ebola Zaire

Walter Humboldt, il responsabile della struttura da cui è arrivato il campione - nota come “La casa delle scimmie” - viene chiamato da Jahring che gli conferma, senza alcun motivo fondato, che si tratta sicuramente di febbre emorragica. Si sbaglia.

Ebola Marburg - questo il virus contratto da Charles Monet e dal dottor Musoke - è invece il sospettato numero 1 per la dottoressa Jaax. Ma anche lei si sbaglia.

La situazione è molto più grave del previsto: Ebola Zaire. Siamo di fronte a un filovirus che uccide il 90% delle sue vittime. Non esistono cure, e non esistono vaccini.

Ed è in quel momento che Nancy Jaax trova un taglio e del sangue sulla sua tuta protettiva.

La tensione, perfettamente resa anche nel libro, corre sul filo. E ci porta dritti ai problemi personali di Nancy, il cui marito - comprensibilmente - è molto preoccupato per la sua incolumità.

The Hot Zone - Area di contagio: episodio 1National Geographic
The Hot Zone - Area di contagio: una scena ad alta tensione dal primo episodio

Un grande inizio

Questo primo episodio di The Hot Zone ci presenta protagonisti, ambientazione ed eventi scatenanti.

Ci illustra le procedure di sicurezza del rischio biologico, ci introduce ai rudimenti sui filovirus e ci racconta al tempo stesso i problemi personali delle persone coinvolte in questa storia.

Soprattutto, però, questo primo episodio ci apre gli occhi.

Senza girarci intorno, ci svela ciò di cui non avevamo mai sentito parlare, ci racconta una terribile storia vera, costringendoci a riflettere sul rischio che ogni giorno i ricercatori corrono per trovare cure a mali incurabili. Rischi personali, ma anche rischi per la collettività. Rischi di cui il mondo non verrà probabilmente mai a conoscenza. Rischi come quello corso inconsapevolmente da Frank, il custode della casa delle scimmie, che ha avvolto i loro corpicini in sacchi di plastica e li ha messi nel bagagliaio della sua auto…

Nancy sa che non avrebbe dovuto farlo. Ora, lo sappiamo ancora noi. E non abbiamo ancora visto niente...

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