FoxLife  

Roberta Torre: "Extravergine sarà Alice nel paese delle sexy meraviglie"

di - | aggiornato

Dallo sviluppo dell'idea al rapporto con gli attori, dalla concezione della regia come la direzione di un'orchestra all'ispirazione per colori e atmosfere: ecco l'intervista a Roberta Torre, regista di Extravergine.

Roberta Torre è la regista di Extravergine: l'intervista completa Fox Networks Group/Publispei

39 condivisioni 0 commenti

Condividi

In occasione del lancio di Extravergine, la nuova comedy prodotta da FOX Networks Group Italy con Publispei di Verdiana Bixio, abbiamo avuto il privilegio di intervistare la regista della serie, Roberta Torre.

La pluripremiata (due David di Donatello e tre Nastri d'argento, fra gli altri) regista di Tano da morire, Sud Side Stori, Angela e molto altro, anche sceneggiatrice e regista di opere teatrali ci ha raccontato la sua esperienza sul set di Extravergine. Una serie in cui la regia è talmente importante da contribuire in modo fondamentale alla narrazione della storia, alla caratterizzazione dei personaggi e alla comprensione delle loro relazioni.

Lodovica Comello è la protagonista di Extravergine, la serie diretta da Roberta TorreHDFoxLife/Publispei
Lodovica Comello è la protagonista di Extravergine, la serie diretta da Roberta Torre

Parlandoci del suo amore per gli attori, del suo modo di vederli come strumenti musicali per capire in che modo "suonino" e dar loro il posto giusto nell'orchestra, sottolineando come non ci sia incompatibilità fra cinema e TV e svelandoci quali sono le sue serie TV preferite, quelle che segue assiduamente, da spettatrice, Roberta Torre ci ha aperto un mondo.

Ci ha raccontato in che modo si approccia a un nuovo progetto, a una nuova idea, come la sviluppa e le lascia lo spazio di "respirare", in un certo senso, mentre nasce e cresce, mentre è in divenire.

Ecco il racconto del suo splendido viaggio lungo la realizzazione di Extravergine.

D: La regia di Extravergine è ricca di scelte creative - dalle bolle di sapone ai bicchieri che scandiscono il tempo - che rappresentano il marchio di fabbrica di una regia che, come nei suoi lavori precedenti, non è al servizio della storia ma la arricchisce. Com’è stato lavorare a questa serie TV?

R: Quando mi hanno proposto di dirigere questa serie ho pensato a un linguaggio visivo che creasse il mood della storia, è un passaggio che faccio sempre iniziando un progetto, che sia per il cinema o per la televisione non fa differenza. L'immaginario visivo è fondamentale per dare un mondo preciso ai personaggi, è un po’ come costruire la loro casa, il mondo in cui si muoveranno e da quello poi derivano tutte le scelte successive.

Il mondo di Dafne Amoroso è stato fin da subito il mondo di una ragazza piena di immaginazione, di fantasia, un mondo di colori e di rumori che sono soprattutto nella sua testa, un mondo che lei tramuta al suo passaggio, visto che è lei che lo“ disegna” con la sua visione.

Ho pensato a un'Alice nel mondo delle sexy meraviglie che si trova a guardare ogni cosa con occhi vergini, appunto, ma anche meravigliati. La verginità di Dafne non è solo fisica ma è una verginità di sguardo. Il che apre la narrazione a possibilità esilaranti, surreali, inaspettate. È uno sguardo sul mondo del sesso, oggi, con occhi vergini. Ed è divertente perché oggi diamo per scontato che molte idee sul tema della sessualità siano superate, senza imbarazzi, senza reticenze, invece Dafne ci dimostra che non è così.

Poi ho cercato di mettermi nella testa di Dafne e da lì tutto è stato conseguenza di questa scelta. La prima scelta che ho fatto è stata quella della palette cromatica: i costumi, le scene, la fotografia.

Mi è piaciuta molto la possibilità di far evolvere i personaggi che ti dà la lunga serialità, spesso un film è uno spazio troppo breve per seguire le evoluzioni dei personaggi, mentre la serialità mi ha permesso di seguire la crescita e le evoluzioni dei personaggi. Ho scoperto così un processo narrativo che dà una grande opportunità di approfondimento.

Lodovica Comello è Dafne in ExtravergineHDFoxLife/Publispei
Lodovica Comello è Dafne in Extravergine

D: Movimenti di macchina, primissimi piani, dettagli: le scelte di regia di Extravergine sono tutte improntate al dinamismo, e danno ritmo alla narrazione. Come le è venuta l’idea di dare “movimento” alle azioni e alle parole dei personaggi, per rendere il tutto più moderno?

R: Il soggetto di Extravergine nasce con un’idea molto forte, una contraddizione paradossale che è anche il suo punto di forza: una ragazza vergine si trova suo malgrado catapultata nel mondo del sesso e deve esplorarlo. In più non lo deve fare per piacere ma per lavoro e deve riflettere su tutto questo, perché ne deve scrivere . È una contraddizione che dà un forte punto di partenza alla narrazione.
Dunque il seguito, lo svolgimento si direbbe a scuola, la narrazione delle puntate doveva mantenere questo punto di partenza molto forte e se possibile farlo crescere e questa è stata una sfida complessa.

Il linguaggio narrativo/visivo è diventato così fondamentale per valorizzare azioni e parole, per dare dinamismo ai dialoghi, per “ muovere” i personaggi all’interno di questo mondo. Direi che in questo caso il montaggio e la musica sono stati fondamentali per una vera e propria scrittura drammaturgica definitiva delle puntate.

Abbiamo lavorato molto con la montatrice Cristina Sardo e con il musicista Federico Novelli sulla definizione dei passaggi narrativi, sulla sottolineatura musicale di alcune scene, sull’evidenziare le atmosfere e sulla scelta di usare la musica in senso narrativo e non come accompagnamento.

Abbiamo avuto l’opportunità di attingere dallo sterminato e prezioso archivio musicale Bixio, un archivio che farebbe la felicità di ogni regista e intanto ha fatto la mia!

Intervista a Roberta Torre, regista di ExtravergineHDFoxLife/Publispei
Pilar Fogliati sarà Samira in Extravergine

D: Dalla fotografia al montaggio, dalla colonna sonora alle tracce grafiche, tutto in Extravergine richiama un po’ il mondo della pubblicità, del web, degli youtuber che spopolano fra i giovani. In che modo, secondo lei, questa serie si distingue dalle altre produzioni contemporanee?

R: Ho fatto quello che faccio sempre nei miei progetti, nei film o anche a teatro: costruisco un mondo visivo e l’atmosfera per una storia e per i suoi personaggi. Li studio, li disegno, gli do i colori che gli appartengono, le musiche che li rappresentano. Li racconto secondo quello che leggendo la storia mi evoca, traduco in immagini quello che penso sia il loro mondo.
Abbiamo riflettuto con il direttore della fotografia Stefano Salemme sulle luci più adatte, sulle scelte estetiche dell’illuminazione: volevamo una luce elegante e decisa, colori pieni, una luce antirealistica, da musical in qualche modo, da commedia sofisticata anni cinquanta.

Abbiamo cercato di fondere esterni e interni senza salti estetici, abbiamo lavorato molto in esterni in orari adatti, evitando le luci più forti delle ore ingrate per sfruttare la luce naturale delle albe e dei tramonti o delle notti per le riprese e abbiamo ricostruito ambienti da zero per poter avere gli spazi che immaginavamo. Siamo stati compresi dalla produzione che ci ha permesso di seguire un corso simile di piano di lavoro, lavorando sulla qualità nonostante i tempi stretti. Non è stato facile ma sicuramente è bello averlo fatto.

Riguardo alle produzioni contemporanee penso che oggi le serie TV italiane non abbiano un palcoscenico limitato all’Italia, ma debbano confrontarsi con l’idea di un pubblico internazionale a tutti gli effetti. Nessuno guarda più una serie TV italiana senza fare paragoni con quelle internazionali. E dunque credo che quello sia il livello da tenere presente, un livello fuori dai confini nazionali, pur valorizzando quello che abbiamo di più specifico, talenti tra attori, musicisti, costumisti straordinari, l’Italia è sempre unica in questo.
Sono forme di narrazione che vanno consolidate , sia nella scrittura che nella regia, nella fotografia. Nessuno vuole vedere una serie TV illuminata male, approssimativa, la competizione è alta e questo può servire ad alzare il livello. Senza timore di mescolare linguaggio cinematografico e televisivo in termini di ritmi, narrazione, luci e interpreti ma anzi vedendolo come una possibilità.

D: I personaggi vengono raccontati in modo molto efficace anche tramite le scelte registiche, tese a sottolineare la loro personalità: come si è trovata con il cast? Ha deciso subito di dare indicazioni al pubblico attraverso la regia o ci ha pensato durante le riprese, approfondendo la conoscenza degli attori?

R: Il lavoro con gli attori è sempre entusiasmante per me, amo l’attore creativo. Mi piace che proponga , che si diverta con il suo personaggio, che lo costruisca giorno per giorno insieme a me. Ogni attore è davvero come uno strumento musicale: c’è il violino, il violoncello, la viola, il pianoforte. Magari un attore è un pianoforte nel senso che ha più possibilità espressive, un altro è un tamburo e si attiene a un unico suono, pur sempre meraviglioso e indispensabile ma magari meno sfaccettato del pianoforte.

In genere a me piace ascoltare la musica che un attore fa, e poi in base a quello che sento dargli il suo posto nell’orchestra. Anche in Extravergine ho fatto lo stesso, una volta capito che tipo di musica ognuno di loro poteva suonare, li ho guidati a farlo lasciando anche libertà in alcune scelte. Alcuni se la sono presa ben volentieri, altri magari non sapevano che farsene, se ne spaventavano e allora li ho sorretti maggiormente. In generale ho pensato ai personaggi cercando di valorizzare al massimo quello che ogni singolo interprete era in grado di esprimere. Del resto si dice che se un regista fa un buon cast è già alla metà dell’opera... Spero di aver fatto un buon lavoro, io adoro gli attori, mi divertono, mi permettono di giocare. To play, recitare, come un gioco, stessa espressione.

Extravergine: il cast della serie diretta da Roberta TorreHDFox Networks Group
Extravergine: la prima stagione arriva dal 9 ottobre su FOX e FoxLife

D: Colore, dinamismo, originalità: tutte caratteristiche tipiche dei suoi lavori, fin da Tano da morire, passando per le sue regie teatrali. Cosa la attrae in particolare delle serie TV? Ha una preferenza fra piccolo e grande schermo? E ci sono delle serie TV che segue assiduamente, da fan?

R: Mi è piaciuta la possibilità di raccontare in divenire, puntata dopo puntata, di vedere un’evoluzione nei personaggi, di “ filmare” in divenire immaginando cosa potrebbero essere i personaggi e dove la storia può rivolgersi, questo anche nelle riprese ti dà molte idee, un dettaglio può diventare un’anticipazione di qualcosa che accadrà molte puntate dopo.

È stata un’esperienza che mi ha insegnato molto. Il cinema è il mio primo amore, certo. Ma la serialità mi attrae moltissimo, non vedo incompatibilità ma anzi una proficua lettura di linguaggi che possono confluire uno nell’altro. Tutti i più grandi network stanno puntando su serie dirette da registi/autori, significa che anche il pubblico è cresciuto e vuole un punto di vista nel racconto.

Alessandro Saba mi ha coinvolto nel progetto Extravergine con questo spirito ed è stata la sua visione a conquistarmi.

Da spettatrice sono una divoratrice di serie TV. Le mie preferite in ordine sparso: The Marvelous Mrs. Maisel, Fleabag, Sex Education, The Crown, American Horror Story, Mad Men, The Good Wife, Orange is the New Black. Tra le italiane amo molto Young Pope, Il Miracolo, e la mitologica Boris.

Per vedere Extravergine non resta che aspettare mercoledì 9 ottobre alle 21.15, in onda su Fox e FoxLife, canali 112 e 114 di SKY.

Condividi

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.