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La paura potrebbe essere 'regolata' da un ormone prodotto dalle ossa

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Un recente studio condotto da un team di ricercatori della Columbia University, guidato dal genetista Gerard Karsenty, attesterebbe il ruolo fondamentale dell'osteocalcina prodotta dagli osteblasti nella reazione di "attacco o fuga".

Janet Leigh nella celebre scena della doccia nel film Psycho Shamley Productions/Paramount

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Un nuovo studio incentrato sulle proprietà dell’osteocalcina, condotto da un team di ricercatori della Columbia University, guidato dal genetista Gerard Karsenty, suggerirebbe che quest’ormone prodotto dagli osteoblasti (cellule che elaborano la matrice extracellulare del tessuto osseo) durante la formazione dell’osso potrebbe avere un ruolo cruciale nella reazione di "attacco o fuga".

Prima di addentrarci nei dettagli dello studio, premettiamo che la reazione di "attacco o fuga" (fight-or-flight response) è una reazione neuronale fisiologica che culmina in una risposta a un evento che il nostro organismo percepisce come pericoloso per la nostra incolumità o per quella delle persone a cui teniamo.

Detto ciò, ricerche precedenti avevano già suggerito che l’osteocalcina potesse essere importante nella regolazione del metabolismo, della funzionalità muscolare durante l’esercizio fisico e perfino della fertilità, inducendo i ricercatori a considerare lo scheletro come un vero e proprio organo endocrino.

Da qui il presentimento del team di Karsenty che l’osteocalcina potrebbe avere anche ben altri ruoli di regolazione delle funzioni del nostro organismo, fra cui appunto un ruolo essenziale nella risposta allo stress.

Una foto di It, antagonista del film It del 2017 di Andrés MuschiettiHDWarner Bros.
Chissà che It non possa in qualche modo contribuire al progresso della scienza in merito agli studi sulla paura

Per verificare la veridicità o meno di questa teoria, gli scienziati si sono cimentati in una serie di test sui topi, sottoponendoli a diverse fonti di stress, rilevando un aumento della quantità di osteocalcina prodotta dai roditori in presenza di un apparente pericolo.

L’attenzione poi si è spostata su soggetti umani, con una sperimentazione dove alcuni volontari hanno tenuto dei discorsi pubblici per poi rispondere a delle domande. Come ci si aspettava, è stato registrato un aumento della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e, ciliegina sulla torta, un aumento anche dei livelli di osteocalcina.

Ma qual è il meccanismo tramite cui l’osteocalcina stimolerebbe la reazione di "attacco o fuga"? I test effettuati sui topi suggerirebbero che l’osteocalcina agisce direttamente sull’amigdala, una regione del cervello che gestisce le emozioni e in particolare la paura.

Molto interessante è il constatare che questa “via di trasmissione ossa-cervello” non sembra coinvolgere in alcun modo la ghiandola surrenale, spesso vista come elemento chiave della reazione di "attacco o fuga".

In alcune fasi della ricerca è stato infatti visto che in alcuni topi privi della completa funzionalità della ghiandola surrenale non vi erano alterazioni nella capacità di rispondere allo stress, ma lo stesso non si può dire per le cavie impossibilitate a produrre osteocalcina.

A tal proposito Karsenty ha rilasciato alcune dichiarazioni:

Almeno nei topi, abbiamo potuto constatare che non è necessaria la piena funzionalità della ghiandola surrenale per produrre una risposta allo stress, e ciò potrebbe spiegare perché ci sono casi in cui, anche nelle persone senza adrenalina, può comunque esserci una risposta a una situazione stressante.

Karsenty però tiene a specificare che l’adrenalina e la noradrenalina non sono affatto inutili nella reazione di "attacco o fuga", ma che l’osteocalcina abbia un ruolo cruciale in quanto stimolerebbe il rilascio di questi due ormoni, che a loro volta regolano la risposta allo stress.

In ogni caso, c’è ancora molto da scoprire sui meccanismi alla base della fight-or-flight response, e non possiamo che attendere nuovi studi e nuovi esperimenti per fare passi in avanti in questo senso.

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