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Playing for the Planet: PlayStation, Xbox e Stadia unite per salvaguardare l'ambiente

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I principali attori dell'industria videoludica sposano la causa di Playing for the Planet, firmando un accordo con le Nazioni Unite. L'obiettivo è quello di ridurre sensibilmente le emissioni di CO2 durante la produzione di console e videogame.

Il logo dell'ente Playing for the Planet UN Environment

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Quello del cambiamento climatico è un tema che dovrebbe interessare tutti noi. Al netto di complottismi e voli pindarici, la salute del nostro ambiente è ora più che mai un topic caldissimo, e molto più astratto che in passato. 

Lo sanno bene anche le aziende che producono videogiochi, che si stanno muovendo in massa per sposare la causa di Playing for the Planet, ente che da anni si batte per limitare gli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta. Per altro con la "benedizione" delle Nazioni Unite, che hanno saputo unire le forze di diversi e illustri protagonisti del settore in poligoni e pixel.

A partire da Sony, colosso giapponese che ha ben pensato di integrare nella sua futura PlayStation 5 - di cui si conoscono già le specifiche tecniche ufficiali - una modalità di stand-by più avanzata di quella attualmente in dote a PS4. Stando a quanto dichiarato dal CEO della compagnia, Jim Ryan, sulle pagine del portale Games Industry, la console consumerà un quantitativo di energia sensibilmente inferiore rispetto allo stato quo: 

La nuova generazione di PlayStation permetterà di sospendere il gioco con un consumo di energia minore rispetto a quanto accade su PS4, con un risparmio pari a 0.5 watt.

Si stima che, se anche solo un milione di giocatori utilizzeranno tale funzione, si andrà a risparmiare un quantitativo di energia tale da poter alimentare addirittura mille case negli Stati Uniti. Non solo, sempre sul fronte della tutela ambientale, Sony si impegnerà a realizzare confezioni a più basso impatto, utilizzando un quantitativo inferiore di carta e cartone

Sony, Microsoft e Google sposano la causa Playing for the PlanetUN Environment

A sposare la causa di Playing for the Planet c'è anche Microsoft. Il colosso di Redmond ha infatti intenzione di intensificare la propria azione a sostegno della lotta al cambiamento climatico con un ambizioso - e lodevole - progetto pilota, finalizzato alla produzione di 825 mila Xbox che possano essere certificate come carbon neutral. L'obiettivo è dunque quello di dare vita a delle console quasi ad impatto zero, con una catena produttiva in grado di generare un valore di emissioni nette di CO2 pari a zero. Non solo, la compagnia si è posta l'obiettivo di ridurre entro il 2030 le emissioni della sua catena produttiva, per un valore stimato di circa il 30% in meno. 

Tra le big firmatarie dell'accordo con le Nazioni Unite figura poi Google con il suo progetto Stadia, servizio in abbonamento pensato per il gaming in streaming disponibile dal prossimo mese di novembre. "Big G" assicura allora una guida focalizzata sullo sviluppo sostenibile dei videogiochi, finanziando allo stesso tempo ricerche nello stesso campo. 

La lista delle software house che hanno appoggiato Playing for the Planet è comunque molto lunga. E comprende: Ubisoft, Sports Interactive, Twitch, Niantic, Supercell, Playmob, Rovio, Sybo, Space Ape, Wild Works, Green Man Gaming, Creative Mobile, Reliance Games, iDreamSky, E-Line Media, Strange Loop, Pixelberry e Internet of Elephants. Per saperne di più sull'iniziativa, potete visitare il sito ufficiale a questo link.

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