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El Camino, il sequel di Breaking Bad: il finale e la sua spiegazione

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El Camino, il film sequel di Breaking Bad, approfondisce l'universo morale della serie raccontandoci la storia di Jesse Pinkman e di quell'unica, irripetibile occasione che gli viene offerta... Ecco come, ma soprattutto perché.

El Camino: Aaron Paul è Jesse Pinkman Netflix

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Vince Gilligan meets Tarantino. Con queste quattro parole potrei riassumere El Camino, il film sequel di Breaking Bad.

Due ore di film TV girato esattamente come se fosse un lungo episodio della serie dalla quale deriva. In puro stile "breaking gangster", con il montaggio che alterna passato e presente e situazioni che rasentano l'assurdo, com'è sempre stato nella serie premiata con due Golden Globes.

ATTENZIONE: l'articolo contiene spoiler su tutto il film El Camino.

Attenzione! Possibili spoiler!

Con il ritorno, tanto atteso dai fan, del personaggio di Walter White (Bryan Cranston) in un flashback che chiarisce inequivocabilmente il senso di El Camino, il film finisce con il viaggio di Jesse verso una nuova vita.

La trama e il finale di El Camino

Fuggito dalla sua prigione dopo la strage compiuta da Walter - che si rifiuta di uccidere, lasciandolo al proprio destino dopo aver visto la ferita - Jesse Pinkman prende l'auto di Todd, una El Camino, e si dirige dai suoi due vecchi amici, Badger (Matt Jones) e Skinny Pete (Charles Baker).

Traumatizzato dalla prigionia, sembra perdere il controllo quando - al risveglio in casa dei due amici - non li riconosce e sta per uccidere tutti. Poi, però, riacquista lucidità e riprende il controllo di sé.

Jesse Pinkman è tornato, e sa cosa deve fare.

Dopo aver cercato i soldi di Todd, essersi imbattuto in due finti agenti di polizia con i quali stringe un patto, essersi vendicato dei suoi carcerieri rimasti e aver fatto una strage per non aver ottenuto i milleottocento dollari che gli mancavano per pagare l'uomo che può procurargli una nuova vita, Jesse Pinkman ottiene ciò che vuole.

Paga Ed (Robert Forster) e si fa portare oltreconfine, in Canada, dove lo aspettano dei nuovi documenti, una nuova identità e un'auto che lo porterà alla sua destinazione finale: l'Alaska.

El Camino: Jesse PinkmanNetflix
El Camino: Jesse Pinkman in una scena del film

Il senso del finale di El Camino: compensazione

Con un andamento circolare, che inizia con Jesse (Aaron Paul) mentre si allontana in auto, fuggendo da qualcosa, e finisce con Jesse che si allontana in auto andando verso qualcosa, El Camino ci parla della natura stessa di Breaking Bad.

Il ritorno di Walt è necessario perché lui e Jesse sono l'incarnazione di due modi opposti d'intendere il crimine come stile di vita.

Walt vuole costruire un impero. Jesse, invece, ci si trova invischiato per una lunga serie di motivi.

Il senso del finale è dunque una sorta di compensazione.

Walter White ha preso la vita insignificante e fatta di piccoli espedienti criminali di Jesse Pinkman e l’ha trasformata in un inferno (letteralmente, consegnandolo ai nazi).

El Camino ci racconta per due ore quell’inferno, ma soprattutto la trasformazione di Jesse da ragazzino con una passione per la droga ad assassino. Una trasformazione operata, in tutto e per tutto, da Walter White.

Fin dal principio, Walter travolge la vita di Jesse e lo fa precipitare in un burrone sempre più profondo e oscuro. 

Jesse, alla fine, si trova in un buco nero.

Chiedendo all’uomo che ha fisicamente costruito la sua prigione i milleottocento dollari che gli mancano per ricominciare da zero - non un centesimo di più - torna a essere l’ingenuo ragazzino dell’inizio.

Quello che si trova ad avere a che fare con dei criminali, ma che non è come loro.

Quando la sua proposta viene rifiutata - quando Jesse Pinkman si trova con le spalle al muro - solo allora scatta la vendetta.

Criminali per vocazione, criminali per caso

Nel finale di serie di Breaking Bad, Jesse scatenava tutta la sua ira su Todd (Jesse Piemons). El Camino ci spiega perché, fin troppo nei dettagli.

Ed è proprio in questo personaggio, in Todd, nella sua normalità nel parlare di ammazzare bambini, di far sparire cadaveri e di schiavizzare le persone, che il racconto sul criminale tipico dell'universo di Breaking Bad trova la sua perfetta realizzazione.

Come il rispettassimo filantropo Gus Fring (Giancarlo Esposito). Come l’amorevole nonno Mike (Jonathan Banks). Come il ragazzo che canta una ballata mentre trasporta nel bagagliaio il cadavere della sua donna delle pulizie e Jesse, ancora vivo, per farglielo seppellire (Todd, appunto).

Jesse, per un istante, si trasforma nell’angelo vendicatore tipico degli action movie. Ma solo per un istante.

Per tutto il resto del tempo, resta quel ragazzino ingenuo e poco sveglio che abbiamo conosciuto tanti anni fa. Un ragazzino che ha attraversato l’inferno, vi è sopravvissuto, e ne porta irrimediabilmente i segni. Non solo sul volto e sul resto del corpo.

Ma proprio perché ha ancora dentro di sé quel ragazzino, Jesse Pinkman ottiene una seconda possibilità.

Nessuno, nell’universo narrativo di Breaking Bad, ottiene la stessa cosa dopo aver fatto ciò che ha fatto lui. Jesse Pinkman fa eccezione perché non è lui il mostro.

Il mostro è Walter White. Il mostro è Heisenberg. Il mostro sono i nazi, e Todd, e gli assassini di bambini. Il mostro sono i professionisti del crimine, quelli che lo praticano ma che lo amano anche.

Il mostro è chi sceglie la via più facile, senza mai vacillare. Jesse Pinkman, invece, ha vacillato spesso. Molto. Jesse è un criminale perché così è andata, per una serie di circostanze.

Per questo il finale della sua storia è un viaggio verso la speranza. Verso un futuro in cui tutto ciò che ha fatto, visto, detto e vissuto possa ritrasformarlo. Possa rifarne un uomo migliore, un uomo gentile. Quel ragazzo gentile che era una volta.

Viaggio all'inferno e ritorno

El Camino: Aaron PaulHDNetflix
El Camino: Aaron Paul è Jesse Pinkman

El Camino, che prende il suo nome da un’auto - e non a caso, visto che con un’auto inizia e con un’auto finisce - ci racconta proprio questo: un viaggio della speranza, dopo averci raccontato un viaggio all’inferno. Per sei stagioni e diversi minuti. Fino al momento in cui il crimine si divide fra necessità e passione.

Jesse Pinkman, la passione per il crimine, non l’ha mai avuta. Aveva la passione per una vita comoda e agiata senza troppa fatica, ma anche quella gli era passata piuttosto in fretta.

Il suo inferno, quello vero, inizia nel momento in cui cerca di tirarsi fuori dal mondo di Walter White, di Todd, dei nazi, di Mike. 

Perché da quel mondo non si esce, mai. A meno che non ci si chiami Jesse Pinkman e dopo molto tempo, molta sofferenza e molte, moltissime cicatrici, si trovi il modo di guardare avanti. Verso il futuro. Verso una vita banale e normale. Verso di noi, spettatori pronti a concedergli una seconda occasione perché lui non è come gli altri.

Eccolo qui il senso di El Camino. Di quello sguardo rivolto verso la luce del paesaggio innevato, di quella possibilità preziosa per ricominciare.

Una possibilità che, possiamo esserne certi, non andrà sprecata.

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