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La recensione di Eleanor Oliphant sta benissimo, un caso letterario

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Una storia semplice, ma al tempo stesso difficile da raccontare, soprattutto se lo si fa fare a un personaggio come lei. Ecco il messaggio, il valore e il successo del romanzo di Gail Honeyman: Eleanor Oliphant sta benissimo.

Eleanor Oliphant sta benissimo Garzanti

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Scozzese, classe 1972 e un grande sogno del cassetto: trasformare la scrittura in un progetto di vita. Nel mezzo per guadagnarsi da vivere.

E c’è riuscita benissimo, Gail Honeyman, l’autrice esordiente di Eleanor Oliphant sta benissimo, trasformando il suo primo romanzo in un caso letterario.

Best-seller con recensioni entusiastiche da parte di molti fra i più prestigiosi quotidiani, la storia di Eleanor Oliphant - grazie a un articolo del Guardian di un anno e mezzo fa - entra ufficialmente a far parte di un nuovo filone letterario, definito up lit, ovvero quella letteratura che parla di gentilezza e di compassione e che, quando hai chiuso il libro dopo aver letto l’ultima pagina, ti lascia una sensazione positiva.

Si tratta della cosiddetta letteratura edificante: ne fanno parte libri e romanzi che, in qualche modo, ci migliorano come persone. A patto, naturalmente, di voler cogliere il messaggio. Ma in libri come questi, il messaggio è impossibile da ignorare: è come il proverbiale elefante in salotto. Impossibile ignorarlo.

Eleanor Oliphant sta benissimo, presto un film prodotto e interpretato da Reese Witherspoon con MGM, è davvero uno di questi libri.

Uno di quei libri che ti rendono una persona migliore, e che ti fanno sentire bene quando li ha finiti. Anche se, all’inizio, la storia di Eleanor Oliphant non lo sembra…

Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail HoneymanGarzanti
Eleanor Oliphant sta benissimo, il romanzo di Gail Honeyman

La trama

Eleanor Oliphant ci si presenta come una (quasi) trentenne che la gente tende a fissare, abbassando la voce per non farsi sentire mentre fa commenti su di lei.

Eleanor ha una vistosa cicatrice sul volto, ma scopriamo che non è questo ad attirare l’attenzione altrui: a far parlare i suoi colleghi, quelli dell’ufficio in cui lavora da nove anni, è più il suo atteggiamento. Eleanor sembra essere completamente senza filtri; dice sempre ciò che pensa, anche quando la situazione o le convenzioni sociali lo riterrebbero inappropriato.

A Eleanor non interessa ciò che pensano gli altri: è abituata a fare ciò che deve, indipendentemente dai giudizi altrui. Ogni mercoledì subisce umiliazioni e offese durante il colloquio settimanale con la madre, rinchiusa in prigione e crudele come solo una donna che non avrebbe dovuto mai essere madre sa essere con i suoi figli.

Poi, però, un giorno qualcosa cambia: qualcuno si comporta con Eleanor in modo gentile. Per la prima volta in vita sua, la protagonista capisce che il suo modo di vivere non è più sostenibile: scopre che anche altri hanno le stesse paure che affliggono lei, che si può trascorrere il tempo senza lottare costantemente contro i fantasmi del passato e che il mondo si basa su regole che lei non conosce. Ma che, grazie al suo primo rapporto d’amicizia, imparerà presto ad apprezzare.

Gail HoneymanHDGetty Images
Gail Honeyman, l'autrice di Eleanor Oliphant sta benissimo

La recensione: perché Eleanor Oliphant ci fa sentire bene

Il titolo non è casuale. Gail Honeyman voleva che ai suoi lettori capitasse la stessa cosa che capita a Eleanor alla fine del libro: voleva che si sentissero benissimo. E centra in pieno l’obiettivo.

L’intero romanzo, narrato dalla stessa voce di Eleanor, che discorda con la voce di una persona che definiremmo “normale”, è costruito per arrivare a ottenere un risultato preciso.

Mentre imparavo a conoscerla, Eleanor ha suscitato in me molte emozioni contrastanti: empatia, antipatia, tristezza, gioia, pena, ammirazione.

Proprio perché Eleanor non è “normale”, nel senso di omologata a tutto ciò che abbiamo imparato a considerare normale, è in grado di far breccia nel nostro cuore.

La sua è una vita triste e solitaria. La madre in prigione le rivolge parole così feroci da farci sanguinare il cuore. Le visite dell’assistente sociale che la segue non fanno che evidenziare la sua solitudine. L’assenza di una qualsiasi forma di vita sociale, escluse le brevi interazioni coi colleghi al lavoro, arriva a farci mancare il fiato. Eppure, Eleanor va avanti. Giorno dopo giorno. Senza mancare mai ai propri impegni.

Perché Eleanor Oliphant non riesce proprio a capire certe usanze, come potrebbe fare Sheldon Cooper in The Big Bang Theory, ma sa bene cosa siano il senso di responsabilità e il senso del dovere.

Una delle edizioni di Eleanor Oliphant in lingua originaleHDHarper UK
La copertina di una delle edizioni di Eleanor Oliphant in lingua originale

Al contrario di Sheldon, che è un genio ed è circondato da amici e famigliari che gli vogliono bene, Eleanor è completamente sola. Non è un genio, però svolge al meglio il proprio compito lavorativo, tanto da scoprirsi, se non indispensabile, almeno - inaspettatamente - apprezzata.

Sì: giorno dopo giorno, Eleanor Oliphant va avanti e fa ciò che deve. Subisce in silenzio le angherie della madre e impara dalle proprie esperienze. Quando una nuova esperienza, il trovarsi insieme a un collega vicino a un uomo che si sente male per strada, scatena una serie di eventi che la coinvolgono, Eleanor amplia i propri orizzonti.

Non è un genio come Sheldon Cooper, ma è una ragazza sveglia. Non sa come ci si comporta, magari, ma può impararlo. Non sa come mascherare le proprie emozioni, forse, ma capisce presto quando è il caso di farlo.

Mentre Eleanor impara, noi impariamo con lei. Impariamo quanto un semplice gesto, magari automatico, possa significare per gli altri. Apprendiamo il valore della gentilezza, che per qualcuno può diventare addirittura un’esperienza cambia-vita. Miglioriamo come esseri umani, mentre conosciamo Eleanor e la ascoltiamo raccontarci la sua storia.

E quando, alla fine, Eleanor prende una decisione che porta a una rivelazione inaspettata, noi siamo lì con lei. Pronti a dirle addio senza rimpianti, con un forte senso di gratitudine e sentendoci bene con noi stessi. Anzi, benissimo.

Proprio come si sente, finalmente, anche lei. 

Voto8,5/10

Mentre Eleanor impara, noi impariamo con lei. Impariamo quanto un semplice gesto possa significare per gli altri. Apprendiamo il valore della gentilezza, che a qualcuno può davvero cambiare la vita.

Chiara Poli

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