Intervista a Giorgio Immesi: anche i vegani hanno il sense of humour

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Un ragazzo di Milano, un'idea, la passione per il web: nasce così il personaggio del Vegano Imbruttito, che prende in giro i luoghi comuni sull'alimentazione. Ecco l'intervista a Giorgio Immesi.

Giorgio Immesi Giorgio Immesi

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Il tema dell'alimentazione è legato a doppio filo, piaccia o no, a quello dell'ambiente e del riscaldamento globale (qui uno dei molti studi a riguardo, riportato da Independent già nel 2017)

E, di conseguenza, l'alimentazione vegana è al centro del dibattito. Per combattere le fake news, i luoghi comuni e la mancanza d'informazione sul vegan lifestyle, Giorgio Immesi s'è inventato un metodo innovativo: Il Vegano Imbruttito, un personaggio che sui social ci racconta, prendendoli in giro, i pregiudizi e le informazioni fuorvianti sul mondo vegan.

Con oltre 20.000 follower su Instagram.

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, il 16 ottobre, gli ho chiesto di parlarmene. Per sfatare il mito che i vegani non abbiano affatto il senso dell'umorismo...

Gli unici mangiacadaveri, infatti, sono i cannibali di Terminus, fra gli umani più terribili visti in The Walking Dead. Neanche gli zombie sono mangiacadaveri: vanno direttamente alla fonte, amano la carne fresca.

Tanto per chiarire, appunto, che qui parliamo di vegani che non chiamano nessuno “mangiacadavere”.

Giorgio Immesi, noto in rete come Il Vegano Imbruttito ha un approccio diverso alla questione: ci racconta - con divertenti video e post sui social network - il punto di vista della gente comune sui vegani. Con tutte le contraddizioni del caso.

Trentaduenne, milanese, Giorgio (autore televisivo e web content creator) da tre anni si è lanciato nel meraviglioso mondo del web per sfatare il mito sull’estremismo dei vegani e sul fatto che mangino chissà quali cose misteriose.

Giorgio Immesi in uno dei suoi meme veganGiorgio Immesi
Giorgio Immesi in uno dei suoi meme vegan su Instagram

Giorgio, per la prima domanda ti tocca il grande classico: perché sei vegano?

Ora che ho imparato a imbruttirmi ti rispondo così: perché non dovrei esserlo?

In realtà se questa domanda mi fosse stata posta 5 anni fa, cioè quando ho iniziato questo percorso, avrei risposto sicuramente citando documenti medici di organizzazioni mondiali su quanto faccia male la carne e ovviamente avrei iniziato astratti e interminabili discorsi su quanto sia importante rispettare qualsiasi essere vivente e su quanto è bello amare ogni forma di vita su questo pianeta e via dicendo...

Lo so, vi avrei clamorosamente annoiati, quindi siete fortunati ad avermelo chiesto ora dato che ho riposto in cantina l’ascia di guerra fatta di tofu e sedano.

Vi starete sicuramente chiedendo perché ho deciso di riporre in cantina la rabbia verso chi mangia carne: la verità è che ho preferito e preferisco tutt’ora creare contenuti visivi d’intrattenimento che trattino il tema senza mai giudicare nessuno, perché solo così chi, davvero, in quel momento è in grado di ascoltare ascolterà e si porrà domande sull’argomento.

Si vocifera che i vegani siano persone normalissime. Hai prove scientifico-divulgative a riguardo?

Queste voci sono clamorosamente errate e quindi non ho nessuna prova scientifica a riguardo.

L’unica vera prova è che i vegani sono esseri creati a tavolino da massoneria e multinazionali per far sì che la soia e il seitan entrino con prepotenza in tutti i frigoriferi del mondo e che le città vengano popolate al più presto da maiali, polli e tonni, questa è la verità.

Se sento ancora qualcuno dire che i vegani sono “persone normalissime” giuro che mi arrabbio, è inaccettabile considerare “persone normalissime” coloro che desiderano un mondo senza sofferenze, mi sembra da estremisti eliminare ogni tipo di crudeltà, per questo motivo, infatti, sono un grande sostenitore delle sofferenze sulle verdure, giorno e notte affetto porri e peperoni con rabbia, non smetterò mai di portare avanti questa battaglia, non mi fermerete.

C’è un po’ di confusione rispetto ai vegani e all’ironia. Spiegaci che anche i vegani hanno uno sviluppato senso dell’umorismo, dai, magari con un esempio.

Dirti con certezza che i vegani sappiano cosa sia l’ironia è davvero difficile.

L’ironia mangia erba più conosciuta ed approvata dalla Vegan Society è quella basata sulle continue provocazioni onnivore che il vegano medio riceve quotidianamente, ad esempio sulla b12, che sembra più una flotta di battaglia navale da abbattere piuttosto che una vitamina da integrare, oppure le classiche affermazioni onnivore sulla mancanza di ferro nei vegani, smentite dal mitico Braccio di Ferro già nel 1929 con gli spinaci, oppure la classica affermazione degli onnivori che i pesci non sono animali, anche questa smentita dal fatto che nessun esploratore che si rispetti abbia mai trovato sul pianeta terra alberi di merluzzo.

Insomma, l’ironia vegana non esiste in realtà, sono gli onnivori a servirla su piatti d’argento biodegradabili e colmi di broccoli bio. 

Posso però dirti con certezza che l’ironia è una carta vincente in qualsiasi campo, sia che si tratti di cronaca rosa e sia che si tratti di argomenti alti come il veganismo.

Ciò che giustamente risulta difficile per tutti i vegani, è sicuramente restare indifferenti di fronte ad un’ingiustizia verso un qualsiasi essere vivente, essere ironici sul veganismo mentre migliaia di animali vengono uccisi solo perché esistono ancora persone che desiderano cibarsene significherebbe agli occhi della comunità vegana sminuire l’argomento, così da entrare di diritto nella categoria black humor, non molto apprezzata nel mondo vegan se la vittima è nuovamente un animale indifeso che già a causa dell’ignoranza subisce atrocità.

Facendo il verso al milanese imbruttito - che per i non milanesi, spieghiamolo, vuol dire "arrabbiato, infastidito" - giri video in cui intervisti la gente comune sui vegani. Qual è il pregiudizio che ti imbruttisce di più?

Il pregiudizio che maggiormente m’imbruttisce viene sicuramente quelle persone che giudicano chi ha un pregiudizio qualsiasi, non rendendosi conto che ogni loro abitudine e influenza culturale li porta a comportarsi involontariamente nella maniera opposta rispetto a come predicano sia giusto comportarsi. Come ad esempio coloro che felicemente vanno alla manifestazione per il clima (giudicando chi non manifesta) ma poi durante la parata fanno una bella pausa pranzo con paninazzo e mortadella, non sapendo che la produzione di carne è uno dei maggiori fattori del cambiamento climatico.

Pensare che è giusto fare come si è sempre fatto significa a mio avviso non evolversi mai, questo sia per quanto riguarda l’evoluzione nei comportamenti e sia per quanto riguarda il proprio essere.

In realtà non giudico mai coloro che cadono nella trappola delle mie interviste e dei miei video, anzi, molto spesso riconosco che molti di loro rispondono con molta più maturità, lucidità e consapevolezza rispetto a come avrei risposto io 6 anni fa, cioè prima di diventare vegano.

Ho anch’io molti pregiudizi e vi prometto che non smetterò di averne.

Qual è la cosa più assurda che ti sia capitata a causa del tuo essere vegano?

Una volta fui invitato ad una grigliata, ero l’unico vegano, durante il pranzo io mangiai solo verdure grigliate dicendo apertamente di essere vegano e nessuno mi chiese perché lo fossi diventato e soprattutto nessuno mi prese in giro quel giorno.

Fu un giorno indimenticabilmente assurdo.

Se potessi stabilire un obiettivo da raggiungere tramite il tuo lavoro sul web, quale sarebbe?

Sarebbe quello di riuscire a vivere esclusivamente di contenuti positivi ma che sappiano far riflettere.

Poi ovviamente se il futuro prospetta per me anche un po' di ricchezza (interiore…), gloria, fama, unicità e celebrità allora ne sarei felice… L’importante è rimanere umili.

Spiegami un’altra volta perché i vegani sono persone normali. Ma stavolta devi convincermi. 

Spero abbiate letto la mia risposta alla domanda numero 2 perché già sto iniziando a imbruttirmi.

I vegani non sono esseri normali e non lo saremo mai per i vostri occhi, altrimenti non mi stareste facendo questa intervista esclusivamente perché mangio in maniera diversa da voi.

Posso però garantirvi che in qualcosa siamo estremamente normali: anche noi fotografiamo i piatti di cibo fino a che non si raffreddano.

Ringrazio Giorgio per la disponibilità, e vi invito a seguire il suo lavoro, davvero divertente.

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