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Scary Stories to Tell in the Dark: piccoli brividi crescono e fanno paura, tra Del Toro e Bradbury

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Tra suggestioni alla Ray Bradbury, atmosfere da Stephen King e pubblico teen alla Piccoli Brividi, Scary Stories to Tell in the Dark ha conquistato il pubblico statunitense: la recensione del film.

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Tra il 1980 e il 1990 un paio di generazioni di ragazzini statunitensi vennero terrorizzati da una raccolta di racconti brevi a sfondo orrorifico, diventati un vero e proprio cult adolescenziale dell'epoca. Le storie in questione vennero poi raccolte e pubblicate con il titolo di Scary Stories to Tell in the Dark, in una serie di tre antologie ad opera di Alvin Schwartz. L'autore, da sempre appassionato di racconti da brividi appartenenti al folklore americano, aveva passato buona parte della sua vita alla ricerca delle storie di paura raccontate presso i focolari, nei campeggi, nelle fredde notti invernali e nelle lunghe veglie estive ai quattro angoli degli Stati Uniti. Le ha poi rivedute, corrette e riscritte, in un volume che di mano in mano ha tenuto compagnia a tantissimi ragazzini statunitensi, svezzandone il palato horror. 

Per Scary Stories to Tell in the Dark l'arrivo al botteghino italiano è un'incognita e una sfida: si tratta di un teen horror che non può contare sulla sua fama né su un pubblico di lettori. Infatti il trio di libri da cui trae ispirazione il libro (tutti a firma di Schwartz) è praticamente sconosciuto nel Bel Paese e solo in queste settimane è arrivato in libreria, con una traduzione opera di DeA Planeta.

Uno dei protagonisti di Scary Stories to Tell in the DarkHDNotorious
Scary Stories to Tell in the Dark è tutt'altro che tiepido nei suoi risvolti horror

Tutta un'altra storia rispetto al film tratto dal ciclo dei Piccoli Brividi di R. L. Stine, che ebbe enorme successo negli anni '90 anche in Italia. Tuttavia i due film hanno molto in comune oltre al pubblico giovanile che si prefiggono di spaventare. 

Brividi adolescenziali 

Entrambi gli adattamenti infatti hanno un problema preliminare da affrontare: le fonti di partenza sono composte da decine di storie e la loro fama è legata più al corpus delle stesse che a un singolo titolo. Come portare tante piccole storie su grande schermo? La risposta che entrambi i film si danno è: creando una sovra-storia che faccia da cornice narrativa e collante, permettendo al film di proseguire nel suo racconto orizzontale in maniera più che canonica. L'aspetto interessante di Scary Stories to Tell in the Dark è che questa narrazione periferica riesce a coniugare elementi classici del cinema teen degli anni '80 con atmosfere e suggestioni (il carillon, lo spaventapasseri, i campi di granoturco) che ricordano da vicino un assoluto maestro del genere come Ray Bradbury. 

I protagonisti di Scary Stories to Tell in the Dark sono un gruppo di ragazzini che si ritrova per motivi differenti in una casa stregata, infestata da un fantasma di nome Sarah, le cui mani sarebbero macchiate dal sangue di numerose vittime. Nello scantinato della casa la protagonista Stella scopre per caso un antico volume appartenuto alla ragazza e lo sottrae per leggerlo con calma una volta rincasata. Sullo stesso appariranno, notte dopo notte, storie scritte col sangue delle vittime. Storie dell'orrore, che si trasformeranno in realtà spaventose per i ragazzi entrati in contatto con Sarah in quella fatidica notte. Uno dopo l'altro, i giovanissimi si ritroveranno dentro il proprio racconto horror, ad affrontare mostri che incarnano le loro paure più radicate e inconfessabili. 

Stella e i suoi amici scoprono il libro di SarahHDNotorious
Le storie (non) possono ferire e cambiare la realtà in Scary Stories to Tell in the Dark

Ovviamente le microstorie scritte da Sarah sul libro sono proprio quelle contenute nelle antologie di Schwartz. Anche se alcune presentano dei passaggi tutto sommato prevedibili, le Scary Stories to Tell in the Dark prodotte da Guillermo Del Toro e dirette dal suo fedelissimo collaboratore André Øvredal (che dovrebbe dirigere nel prossimo futuro l'adattamento filmico di La lunga marcia di Stephen King) sorprendono e spaventano anche il pubblico degli adulti. Il film infatti testa in più di un passaggio i limiti della censura dal punto di vista orrorifico, facendo succedere cose parecchio truci e sanguinose al suo cast di giovani attori talentuosi, presentando mostri genuinamente inquietanti e suscitando brividi veri. 

Giovani sì, ma intelligenti e curiosi

Se l'adattamento di Piccoli Brividi con protagonista Jack Black nei panni di R. L. Stine stesso puntava nella direzione della commedia per ottenere un rating aperto al giovane pubblico, il grande merito di Scary Stories to Tell in the Dark è di non rinunciare alla sua natura orrorifica né a trattare il suo pubblico di giovanissimi come una massa di spettatori pensanti. Il film fa più di un riferimento alla guerra in Vietnam e al razzismo degli anni '60 in cui è ambientato: una scelta non scontata, decisamente meno glam e meno facile rispetto ai gettonatissimi anni '80. 

Ovviamente rimane un prodotto commerciale, semplice e che rende organica e coesa una materia originariamente frammentaria e ben più sinistra; cambiamento che non è piaciuto a una parte dei lettori statunitensi, senza citare il finale già pronto al sequel. Dato il successo di pubblico ottenuto (65 milioni di dollari incassati nei soli Stati Uniti contro un budget di 25) e il benestare della critica, non è difficile immaginare l'arrivo di un sequel. Un successo che, per cura con cui è condotta l'operazione, Scary Stories to Tell in the Dark si merita ampiamente. 

Uno dei protagonisti affronta uno spaventapasseri HDNotorious
La grande e maligna provincia americana è protagonista in Scary Stories to Tell in the Dark

Scary Stories to Tell in the Dark arriverà nelle sale italiane il 24 ottobre 2019

Voto7,5/10

A metà tra Ray Bradbury e Piccoli Brividi, questo horror per ragazzi ha il coraggio di osare e spaventare davvero con le sue scene da brivido, prendendo il suo giovane pubblico sul serio. Ammirevole.

Elisa Giudici

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