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War of the Worlds, recensione dell’episodio numero 5: La fonte.

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Abbiamo fatto di tutto. Abbiamo ucciso in serie, abbiamo trasformato la morte in una catena di montaggio. Ci siamo spinti troppo oltre, distruggendo noi stessi e il pianeta. E se non fossero gli alieni di War of the Worlds, i mostri?

War of the Worlds: episodio 5 Fox Networks Group

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Dopo le sconvolgenti rivelazioni della settimana scorsa, War of the Worlds riparte da dove ci aveva lasciati: in un momento ad altissima tensione.

Braccati dagli alieni, Ash e Kariem si rifugiano in un’auto e riescono a salvarsi. Incontrano Bill e Helen, direi al laboratorio di Bill per studiare un’arma che possa eliminare gli alieni.

Nel frattempo, in Francia, i militari sopravvissuti seppelliscono i loro compagni, massacrati dagli alieni. E la collega di Noah, Clara, rivela di essere incinta di 4 mesi. 

Mentre Jonathan decide di ripartire, per tornare dalla sua famiglia questo quinto episodio riunisce una parte dei sopravvissuti e ci ricorda che la vita, invasione aliena o no, continua.

Continua se sei cieco e recuperi la vista a tratti, continua se il tuo ex marito ha lasciato che il tuo compagno morisse, continua se tuo fratello - che ti ha stuprata - ti ha trovata.

Continua se sei incinta, se sei malato, se hai paura.

La guerra dei mondi arriva, che tu sia preparato o no. E per sopravvivere non puoi fare altro che resistere, che tu sia pronto a farlo o no.

Conosci il tuo nemico

Bill Ward, il vigliacco, l’egoista che ha lasciato morire un uomo preoccupandosi solo dei propri interessi, il bugiardo che ha mentito a sua moglie, è l’unico uomo sulla Terra - a quanto ne sappiamo - che potrebbe salvare l’umanità.

L’antieroe, l’uomo imperfetto per definizione, sta studiando il nemico.

La più grande scoperta scientifica è l’ignoranza.

Bill sa che l’unico modo per vincere è conoscere il proprio nemico. La conoscenza, in un modo o nell’altro, è l’unica vera arma di cui disponiamo.

Sopravvivere all’inferno

Tutti cercano di andare avanti, qualcuno studiando il nemico altri semplicemente cercando cibo e riparo. Ma c’è qualcuno che, oltre a guardarsi dagli alieni, deve tenere al sicuro il proprio figlio e se stessa dal mostro che li perseguita.

Chloe è intrappolata in casa con Noah, il mostro che le ha rovinato la vita e che continua a farlo, minacciando il suo tentativo di tenere Sacha al sicuro.

Chloe non lo sa, ma Sacha ha scoperto la verità su suo padre. E la tensione, quella tensione che ci disturba, di disgusta e ci terrorizza, è sempre più alta.

Chloe è sopravvissuta, e ha ritrovato suo figlio. Vivo, e immune alla pulsazione che ha ucciso praticamente tutti, inclusi i suoi nonni. Eppure, ora, si ritrova all’inferno. Di nuovo. Soprattutto dopo aver saputo che Noah è malato: ha la distrofia muscolare, e Sacha potrebbe averla ereditata.

Sacha, che non sa come gestire la verità appena scoperta... Sacha, che sente quel suono. Lo stesso suono che soltanto Emily riesce a sentire.

Altruismo

Mentre Noah lascia Clara a terra, ferita e prossima alla morta in balia degli alieni, Jonathan torna indietro. Torna a cercare Chloe, perché ha visto cosa sono in grado di fare gli alieni che cercano i sopravvissuti. Torna a cercare Chloe per aiutare lei e suo figlio.

Perché Jonathan è un padre di famiglia, e sa bene quanto sia importante tenere al sicuro i ragazzi. 

Jonathan è coraggioso. E, quando assiste al momento in cui Sacha lascia morire Noah, perché sa che ha fatto del male a sua madre, Jonathan lo aiuta lo stesso. Non sa perché abbia fatto morire Noah, ma lo aiuta ugualmente. Sacha è solo un ragazzo, solo e spaventato. E ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a ritrovare sua madre.

Gli alieni diventano, inconsapevolmente, strumenti di giustizia sociale. Usati per eliminare chi non avrebbe dovuto sopravvivere. Perché, dopo l'attacco, sono rimasti vivi tutti: scienziati codardi, padri di famiglia coraggiosi, militari e gente comune. Persone oneste, bugiardi e criminali.

L'unico modo per sopravvivere è preoccuparsi degli altri. La chiave per il futuro è l'altruismo: restare uniti, contro il nemico comune.

Vedere e capire

L'avevamo intuito fin dall'episodio pilota - non a caso è stata lei la prima che abbiamo conosciuto - Emily e la sua vista sono fondamentali per la comprensione del nemico e, di conseguenza, per la sua distruzione.

Gli alieni che la dottoressa Durand e i militari sopravvissuti vedono aggirarsi nei pressi dell'astronave distrutta sembrano essere ciechi. Privi di vista. Come se, senza quell'impulso sonoro, anche loro non potessero vedere.

Ma anche noi vediamo qualcosa: vediamo un gruppo di soldati deridere e uccidere uno degli alieni. 

Sì, ci hanno sterminati. Eppure, quella scena fa riflettere. La crudeltà che ci contraddistingue, forse, è la chiave per la comprensione del motivo per cui siamo stati attaccati: non ci meritiamo di sopravvivere, né di occupare quel che resta di un pianeta che abbiamo in larga parte contribuito a distruggere.

Come ogni altra versione del romanzo di H.G. Wells, come i precedenti adattamenti televisivi e cinematografici, War of the Worlds ha un messaggio da consegnarci.

Stavolta, però, il messaggio è più forte, più chiaro, più attuale che mai: l'umanità paga per la propria condotta sconsiderata, assassina e distruttrice. 

L'umanità paga per i propri peccati: i mostri, forse, non sono gli alieni. Persino quando rapiscono neonati o li strappano dai ventri delle loro madri.

Forse, se non saremo noi a crescere i nostri figli, non diventeranno mostri...

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