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Jojo Rabbit: trama e spiegazione del finale del film di Taika Waititi

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Il 16 gennaio 2020 ha debuttato nei cinema italiani Jojo Rabbit, sesto film del regista neozelandese Taika Waititi. Ecco di cosa ci parla.

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Nel 2020 si può scherzare di e su Hitler?

La risposta risiede nel film Jojo Rabbit del 2019 scritto, diretto ed interpretato da Taika Waititi. Negli anni, il regista ha portato sul grande schermo storie di tutti i tipi: un mockumentary sulla vita dei vampiri ambientato ai tempi odierni "What We Do In The Shadows" (di cui da poco è stata realizzata una serie TV), gli indie movie Eagle vs Shark e Boy, e l'ultimo film dedicato alle avventure del Dio del Tuono, Thor: Ragnarok.

Sia chiaro che in Jojo Rabbit non si scherza sull'Olocausto o su eventi di sofferenza, ma vengono decostruite e parodizzate la figura di Hitler e la malvagità dell'uomo e del suo seguito/esercito di esaltati. 

La trama, da libro a film

Il film trae ispirazione dal romanzo drammatico Come semi d'autunno (Caging Skies) di Christine Leunens. Il protagonista è un bambino di 10 anni devoto al mito di "Hitler", Johannes Betzler, che scopre con grande sorpresa che sua madre Rosie sta nascondendo una ragazza ebrea nella loro casa.

Fino a questo punto e alla sfigurazione del volto del giovane a causa di una bomba, film e libro si muovo a braccetto. Del libro, Waititi ha mantenuto fedele la visione distorta della seconda guerra mondiale e della figura romantica del Führer da parte del bambino, ma ha mosso i suoi passi verso una storia colma di satira, risate e riflessione.

Jojo (Roman Griffin Davis) frequenta un campo della Gioventù Hitleriana che richiama in parte il campo scout di Moonrise Kingdom e i colori di un film di Wes Anderson. Il bambino si fa male con una bomba, sfigurandosi il volto nel tentativo di dimostrare agli altri bambini di essere un soldato coraggioso. 

Come semi d'autunno: il libro che ispirato il film Jojo RabbitMeridiano Zero

Dopo un periodo in ospedale e di cure, Jojo  passa la maggior parte del suo tempo in casa, dove fa la conoscenza di una giovane ragazza di origine ebraica, Elsa Korr (Thomasin McKenzie).

Il bambino è inizialmente convinto che Elsa sia in realtà la sorella Inge, di cui non si hanno più notizie. Tra i due c'è un rapporto di amore ed odio: Jojo non comprende il perché la madre nasconda una ragazza ebrea in casa, e più volte è spinto dall'Hitler immaginario (Taika Waititi) a rivelare tutto ai nazisti, ma non lo fa per paura di ripercussioni nei confronti della madre Rosie (Scarlett Johansson).

Jojo, armato di carta e penna, chiede ad Elsa di raccontare in che modo vivono gli ebrei e i "trucchi" per poterli riconoscere. Ciò è un chiaro riferimento e parodia del Mein Kampf (La mia battaglia), libro in cui il dittatore scriveva del suo antisemitismo nei confronti del popolo ebraico. Il libro è basato sui documenti falsi noti come i protocolli dei Savi di Sion e ritrae gli ebrei come un pericolo per la società e un popolo di truffatori e parassiti. 

Riuscirà Jojo a prendere la scelta giusta e chiudere i rapporti con l'Hitler immaginario?

La spiegazione del finale

Attenzione! Possibili spoiler!

Il film si basa su una premessa: l'ideologia del regime nazista ha fatto il lavaggio del cervello al povero Jojo, portandolo a credere che gli ebrei siano demoni con la testa di corno che vivono a testa in giù nelle grotte, in grado di leggere nel pensiero e capaci di altre malvagità senza testa né coda.

Waititi analizza il mondo del nazismo e dalla guerra dagli occhi di un bambino e sollevando una tragica verità: solo un bambino o una persona dotata di una bassa cultura può credere alle menzogne di Hitler e del nazismo.

Questo film tocca delle tematiche ancora delicate nel 2020 e, oltre a far sorridere, porta lo spettatore in un profondo stato di riflessione e angoscia per gli orrori della guerra, per ciò che è stato e si spera non accada mai più. Quello di Jojo è il viaggio dell'eroe: come un moderno Pinocchio di Carlo Collodi, compie un cammino di crescita e rinascita per diventare una persona migliore, un "bambino vero". Per farlo deve accettare la parte più oscura di sé stesso, fonte di in inculcamenti e falsa propaganda, e poi smascherare le menzogne con cui è cresciuto per tanti anni.

Inoltre, la figura del Capitano Klezendorf (Sam Rockwell), mostra una diversa visione del nazista: una che non vuole morti o feriti, non confessando la verità sull'identità di Elsa alla Gestapo e che - forse pentita - preferisce seguire l'ideologia e il percorso della mamma di Jojo.

Quando la madre di Jojo viene impiccata, il bambino capisce realmente la sottile linea tra il bene e il male e il sacrificio di una donna per un bene più grande, per un futuro migliore per il figlio, la popolazione ebraica e tutte le persone discriminate e perseguitate.

Quando Jojo si trova tra la folla nello scontro finale tra i tedeschi e gli Alleati, il bambino non ha il coraggio di sparare e ha paura della violenza, così decide di scappare - ma viene portato via per essere giustiziato. Ed è in quel momento che il Capitano Klezendorf ottiene forse la sua redenzione: fa credere agli Alleati che Jojo sia un ebreo, e i soldati lo allontanano dall'area di fucilazione.

Sano e salvo, Jojo ritorna a casa da Elsa e combatte il suo ex amico, l'Hitler immaginario, scaraventadolo con un calcio dalla finestra. Inizialmente, il bambino non ammette che la guerra è finita, per paura di perdere l'amicizia della giovane, ma alla fine decide di fare la cosa giusta: apre la porta di casa e mostra a Elsa che il mondo è di nuovo un posto migliore. Jojo non è più un "nazista", ma un bambino che ha compreso che è l'amore la chiave di tutto e che non ha mai odiato nessuno. Voleva solo essere parte di un gruppo: quello sbagliato.

Sotto le note di Heroes/Helden di David Bowie, i due protagonisti ballano guardando ad un nuovo presente e futuro. 

A voi è piaciuto Jojo Rabbit?

 

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