Le legge del sognatore: la recensione del nuovo libro di Pennac

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Letteratura, cinema, sogni, memorie: un mix che incanta e toglie i punti di riferimento è al centro di questo omaggio letterario a Fellini.

Copertina de La legge dl sognatore Feltrinelli Editore

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Iniziare l’anno sapendo che sta per uscire un nuovo libro di Pennac è sicuramente una cosa positiva.

Scoprire che però i Malaussène non c’entrano niente dà una sfumatura dolceamara allo sguardo che si posa sul volume (anche perché sono in attesa del seguito de Il caso Malaussène. Mi hanno mentito dal minuto successivo alla fine del libro).

Fortunatamente, sono una persona che ama cambiare idea, soprattutto in positivo, e quindi eccomi qui, a raccontare La legge del sognatore, omaggio dello scrittore a Fellini.

Trama

Cover de La legge del sognatoreFeltrinelli Editore

Racconto breve? Romanzo? Storia? Visione? Non saprei come definire al meglio queste cento-e-qualcosa pagine, perché non c’è un vero sviluppo di una storia, più che altro è un esercizio di stile in cui i sogni, come una matrioska, si aprono uno dopo l’altro, uno dentro l’altro.

Pennac ama Fellini. Questo è il punto di partenza e il suo volerlo omaggiare nel centenario della nascita dà vita a un libro incentrato sul sogno, tema caro al regista italiano che a sua volta ne scisse uno, di libro dei sogni, e invece espediente narrativo spesso bandito dall’opera e dalle lezioni dello scrittore, come per sua stessa ammissione.

Quindi, Pennac si addentra in una sorta di territorio inesplorato, monta connessioni, visioni, stramberie e ci tiene incollati alle pagine perché con la sua penna leggera e calibrata potrebbe scrivere davvero di qualsiasi cosa, divertendo e intrattenendo il lettore, creando con lui un senso di intima familiarità.

Insomma, se volessimo riassumere brutalmente La legge del sognatore, potremmo dire che: è un libro incentrato sul tema del sogno e su quanto questo fosse caro a Fellini; è un continuo scivolare tra sogno e realtà, ma anche di sogno in sogno, seguendo le capriole stilistiche di Pennac, che mixa sapientemente autobiografia, sogni e menzogne.

Commento al libro

Il libro mi è piaciuto? Sì e no.

Sì, è scritto bene, diverte, intrattiene, è insomma una lettura piacevole e non banale.

Ha il pregio di riportare alla mente i sottili meccanismi dei sogni, obbligandoci a indagare le nostre memorie oniriche in cerca di simili connessioni. È un po’ una caccia al tesoro e alla fine Pennac ci svela gli inganni, gli incastri, i trucchi come un bravo prestigiatore non farebbe mai. Lui invece ce ne parla, ma che ci dica la verità, be’, è tutto da dimostrare!

Quello che non mi è piaciuto, e ci metto tutti i mea culpa del caso, perché confesso di non avere una conoscenza così ampia e approfondita di Fellini da cogliere eventuali rimandi geniali che accendono guizzi e scintille, è che quando chiudi il libro, ti rimane poco.

Pennac ci ha abituati a combriccole scalmanate e catastrofiche, famiglie allargate alla cui tavola tutti noi vorremmo sedere e ogni ultima pagina dei suoi libri è un piccolo “Addio” detto tristemente. 

La legge del sognatore si chiude senza questa sensazione di abbandonare un caro amico. Certo, dispiace non sentire più la voce narrata che si perde in immagini, pensieri, elucubrazioni, ma non si prova lo stesso per la storia in sé.

Nonostante questa mia piccola osservazione, penso comunque che La legge del sognatore sia una lettura piacevole, soprattutto per chi ama Pennac, per chi ama Fellini, per chi ama scrivere e il buon leggere.

Voto8/10

Un viaggio letterario in un paese sempre nuovo: quello dei sogni. Pennac ci guida in questo territorio caro a Fellini, che a sua volta era caro a Pennac.

Emanuela Brumana

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