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La Commissione Europea chiede smartphone con batterie facilmente sostituibili

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In futuro potrebbe essere più semplice sostituire le batterie di smartphone, tablet e auricolari wireless. La proposta della Commissione Europea per tutelare l'ambiente.

Componenti interni di iPhone, screen dal video Liam - An Innovation Story Apple

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Al tempo dei telefoni cellulari - indicativamente prima del 2007, anno del primo iPhone - sostituire la batteria era un gioco da ragazzi, anche per i meno esperti. Nella maggior parte dei casi una semplice pressione sull'apposito pulsante sul retro bastava per rimuovere la scocca posteriore e accedere all'unica fonte di energia del dispositivo. Poi, con l'avvento degli smartphone, tutto è cambiato.

Torneremo mai indietro? Forse sì.

Stando a quanto riportato dalla testata finanziaria Het Financieele Dagblad (via XDA-Developers), la Commissione Europea starebbe lavorando a un proposta prossima alla presentazione che obbligherebbe i produttori di smartphone, tablet e auricolari wireless a semplificare il processo di sostituzione delle batterie. L'obiettivo dell'Unione Europea è duplice: garantire un ciclo vitale più longevo dei dispositivi elettronici (principalmente smartphone) e, di conseguenza, ridurre la quantità di rifiuti elettronici.

Trovare oggi uno smartphone con la cover posteriore removibile è praticamente una missione impossibile. Apple, Samsung e così via hanno deciso di 'sigillare' i propri dispositivi per evitare manutenzioni fai-da-te che potrebbero compromettere il funzionamento degli stessi, ma è anche vero che quello delle riparazioni è un mercato abbastanza redditizio. Ad esempio, nel caso specifico delle batterie, la sostituzione in un Apple Store di questo vitale componente su un iPhone 5s (2013) costa 55 euro.

La proposta della Commissione Europa troverà sicuramente il favore di una buona fetta di utenti, ma non delle aziende produttrici. Infatti, in caso di approvazione, queste si vedrebbero costrette a modificare le politiche di progettazione dei dispositivi che - proprio perché sigillati - sono resistenti ad acqua e polvere.

Una soluzione (dal sapore di compromesso) potrebbe essere quella di un ribasso dei costi di riparazione, invogliando così gli utenti a sostituire solo il singolo componente difettoso, e non tutto il dispositivo altrimenti condannato a diventare un rifiuto.

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