I "plastivori" esistono: sono piccole larve e si nutrono di polietilene

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La Camola del miele non può tuttavia essere la soluzione al problema dell'inquinamento da plastica.

La Camola del miele mentre mangia la plastica Rob Henderson

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Esiste un verme che si nutre di plastica. Lo riporta uno studio condotto presso la Brandon University, in Canada: la Camola del miele, larva della tarma maggiore della cera (Galleria mellonella), normalmente si ciba di cera, ma a quanto pare può sopravvivere anche mangiando polietilene. Quel materiale, per esempio, utilizzato per fabbricare le buste della spesa.

La Camola del miele è infatti in grado di espellere, grazie a dei microbi intestinali, il glicole etilenico dopo aver consumato "un pasto" a base di plastica. Stando agli scienziati, si tratta di un liquido trasparente, miscibile con l'acqua, di aspetto sciropposo e dal sapore dolciastro. Durante la prima guerra mondiale, il glicole etilenico venne impiegato come liquido di raffreddamento per la produzione di esplosivi; successivamente fu introdotto nei radiatori dei motori degli aerei, impiegato al posto dell'acqua ad alta pressione (sempre come liquido di raffreddamento).

La Galleria mellonella depone le uova all'interno degli alveari, dove le larve crescono sulla cera d'api, una complessa miscela di composti lipidici. Sebbene in condizioni normali la Camola del miele non mangi la plastica, in caso di bisogno riesce tranquillamente ad adattarsi, forse perché la digestione della cera d'api richiede la rottura di legami chimici dello stesso tipo.

La larva intenta a nutrirsi di plasticaRob Henderson
Un esemplare di Camola del miele mentre si nutre di plastica

I ricercatori affermano che, in laboratorio, sessanta esemplari di Camola del miele sono stati in grado di mangiare oltre 30 cm² di un sacchetto di polietilene in meno di una settimana. Ciò non significa che questi bachi siano la risposta al problema della plastica nell'ambiente, sia chiaro. Separare i batteri dalle larve, infatti, sembrerebbe non funzionare. Il dottor Christophe LeMoine del Dipartimento di Biologia presso la Brandon University, uno degli autori dello studio, ha affermato:

Pare ci sia una sinergia tra i batteri e i vermi ospiti che accelera la degradazione della plastica.

Il coautore della ricerca, il dottor Bryan Cassone, ha così aggiunto:

Il problema dell'inquinamento da plastica è troppo grande per essere risolto da questi bruchi. Ciò che la nostra ricerca mira a capire è in che modo la Camola del miele e i suoi batteri intestinali lavorino insieme per consentire una degradazione così efficiente della plastica. Una volta scoperto questo, potremmo usare le informazioni ottenute per progettare strumenti in grado di eliminare la plastica dal nostro ambiente con più facilità.

Come spiegato dai ricercatori, le falene che si evolvono da tali vermi non mangiano nulla dopo essere uscite dai bozzoli: 

Sono divoratori voraci quando sono larve, perché accumulano riserve sufficienti per sopravvivere da adulte. Una volta evolute il loro scopo principale è riprodursi, in quanto vivono solo pochi giorni.

È stato persino dato un soprannome a questo genere di vermi: li hanno definiti "plastivori", dal momento che sono in grado di sopravvivere con una dieta solo a base di polietilene. Più mangiano plastica, più aumentano i microbi nelle loro viscere - utili a digerirla.

Via: Forbes

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